lunedì 6 aprile 2015

LA SINDROME DI STOCCOLMA


Spesso, anzi giornalmente, navigando su Facebook e mi chiedo che cazzo stia succedendo in Italia.

Leggendo i vari post che denunciano una totale apocalisse sociale e, ascoltando i vari Telegiornali italiani che spesso sembrano dei veri e propri bollettini di Guerra, concludo che in Italia c’è veramente da mettersi le amni nei capelli.

 Il degrado sociale e i soprusi dello Stato Italiano verso la popolazione inerme, che emergono dal vari Tg e apprendo dai post e discussioni che leggo su Facebook,  mi ricordano le angherie dello Sceriffo di Nothingam, verso la popolazione rurale inglese.

Le persecuzioni giudiziarie della magistratura italiana verso i cittadini poi,  ricordano quelle della Romania di Ceausescu.

Le mortificazioni e soprusi ai quali sono sottoposti gli italiani, si possono comparare e mi richiamano alla mente il regime di Batista a Cuba e quello di Baby Doc Duvalier di Haiti, o quello della Corea del Nord

Lo Stato Italiano non da nulla ai suoi cittadini.

Lo Stato italiano invece di incoraggiare le iniziative imprenditoriali, le soffoca con una burocrazia ideata proprio per soffocare ogni velleità di indipendenza e benessere degli Italiani

Lo Stato italiano deruba con tasse da fantascienza da vero e proprio Stato taglieggiatore, la popolazione italiana.

In Italia si arriva anche al paradosso di tassare i baristi per occupazione abusiva di suolo pubblico con l’ombra che i loro tavoli e ombrelloni, fanno sui marciapiedi fuori dei Bar.

Esiste anche la tassa per l’occupazione di suolo pubblico, avvenuto con una pedana, messa li, davanti al marciapiede, per aiutare invalidi in carrozzella a salire sui marciapiedi.

Uno Stato come quello Italiano, che con un ambiguo gioco di parole, pretende addirittura il rimborso degli aiuti elargiti ai terremotati di L’Aquila nel 2009: È uno Stato canaglia.

Il bello di questa ennesimo porcata tipicamente italiana ha qualche cosa di crudele e malvagio allo stesso tempo.

Sulle prime, tutta una sfilza di dotti figli di puttana, squisitamente coglioten e bigotten accademici italiani per frasi un nome nell’italico cesso, non trovò niente di meglio da dire che il Terremoto che colpì l’Abruzzo e Molise, che oltre alla citta di L’Aquila; rase al suolo altri paesini e cittadine del circondario, causando morte, distruzione e disperazione tra la popolazione; era  prevedibile.
 
 Pertanto, in base a queste ridicole dichiarazioni prive di ogni fondamento scientifico e basate solo sulla soggettività di qualche ciarlatano accademico,  la colpa di sitante morti e distruzione cadde sui responsabili sismologi italiani che non avvisarono per tempo la popolazione.

A si dotta delucidazione, la sempre solerte magistratura della Repubblica Italiana, che vanta il merito di essere considerata la più faziosa, politicizzata e corrotta dell’Europa e, tra le più ambigue e criminali del Mondo intero, denunciò gli scienziati sismologi responsabili di tale negligenza e li trascino in Tribunale.

L’accusa era semplice e tremenda allo steso tempo: Omissioni di atto d’ufficio per mancato allarme e conseguente strage.

Avessero, gli scienziati avvertito a tempo dell’imminente cataclisma, i cittadini di L’Aquila è dintorni avrebbero potuto ad esempio puntellare la casa dello studente che crollò per criminali deficienze edili assieme a tutte le altre costruzioni e nessuna sarebbe crollata e nessuno sarebbe morto.

Fu in conformità a questo mancato avviso da parte dei suoi funzionari che il solerte Stato Italiano si sentì responsabile e in colpa und ipso fatto; elargì alla popolazione disperata e a titolo di risarcimento per la negligenza dei suoi funzionari e scienziati, uno tsunami di milioni che, stando alle voci che circolano; ancora non si sa bene dove cazzo siano andati a finire “ sti milioni” o in quali oscuri canali siano spariti.

Successe che dopo diversi calvari giuridici, dove gli avvocati difensori guadagnarono la loro cospicua parcella ma soprattutto e sicuramente solo perché la comunità sismologica internazionale andò sulle barricate a favore dei loro colleghi ingiustamente incriminati da dei togati italiani, faziosi, politicizzati e corrotti, gli scienziati incriminati furono assolti.

Belin, subito dopo l’assoluzione, la delinquenza politica italiana colse la palla al balzo e senza pensarci su un attimo sguinzagliano i suoi solerti funzionari i quali;  con la motivazione che il fatto non sussiste e che nessuno poteva prevedere un cataclisma simile, chiese alla popolazione la restituzione dei milioni fantasma, apparentemente dategli come risarcimento.

Cazzo, oggi, si sente e si legge che l’attuale Governo Renzi, ha, o intende elargire diversi milioni di Euro per la ricostruzione della città di L’Aquila e i Paesi dei dintorni distrutti dal terremoto di nove Anni fa … ja, intanto campa cavallo.

Sembra insomma che questo cazzo di Stato italiano canaglia, voglia stanziare dopo nove Anni risorse per la ricostruzione di L’Aquila e dintorni e che, come garanzia bancaria verso l’UE sempre attenta al bilancio italiano; metta sul piatto della bilancia i suoi presunti crediti verso i terremotati abruzzesi.

Ancora non mi risulta che uno Stato europeo sia così vigliaccamente criminale e mafioso e canaglia e allo stesso tempo; servile verso l'UE; come la Repubblica Italiana.

Uno Stato, come quello Italiano che sfratta anziani dalle loro case perché non sono in grado di pagare la pigione e lo fa con tanto di Polizia in pieno assetto antisommossa: È uno Stato canaglia.

Ogni cittadino può, chi per una ragione, chi per un altra, trovarsi in condizioni economiche disperate, ma è dovere dello Stato assicurargli un tetto sulla testa e un degno sostentamento di base.

Uno Stato industriale come quello Italiano che non ha un ferreo sistema sociale capace di garantire a tutti i cittadini veramente bisognosi un sostentamento di base e un tetto sulla testa: È uno Stato canaglia.

L’Italia vanta una produzione industriale e un pil sostanziale, sufficiente a garantire sicurezza sociale e un tetto sulla testa a ogni singola Famiglia italiana.
 
Gli introiti dalla Repubblica, se usati con sapienza, non avrebbero mai ammesso nessun debito pubblico.

Le tasse strozzine che soffocano ogni possibilità di nuovi investimenti da parte degli imprenditori e di maggior consumo da parte della popolazione sono da considerarsi un furto legalizzato.

Gli Italiani in Italia poi, non hanno la più pallida idea di cosa sia un ordine sociale di un popolo unito e compatto con un governo efficiente e capace e non una di mascalzoni, mafiosi e opportunisti come quello attuale.

Uno Stato come quello Italiano che mantiene dodici barbieri parlamentari a 12.500 euro mensili a cranio, che paga uno stenografo parlamentare oltre 200mila Euro l’Anno, che elargisce a oltre centomila dei suoi funzionari faziosi corrotti, e politicizzati in un nauseabondo odore di criminalità politica organizzata,  pensioni da fino a 100mila Euro mensili; vale a dire oltre un milione di Euro annui: È uno Stato canaglia.

Uno Stato che incarcera una vecchietta che per fame ruba un pezzo di pane, per il semplice fatto che nei cassonetti della mondezza e della nettezza urbana, non ha trovato niente con cui sfamarsi: È uno Stato canaglia

Lo stesso Stato canaglia è in mano a  chi con la sua solita sfacciataggine è  sicuro della non persecuzione legale lascia liberi chi sottrae milioni; come nello scandalo del Monte dei Pasci di Siena.

Lo Stato  Italiano in mano al PD  Partito Delinquente; manda il ladro che con  soldi rubati si era costruito, una villa da Mille e una Notte, per un paio di Mesi agli arresti in un convento di frati e non lo perseguita oltre: È uno Stato mafioso e canaglia.

Uno Stato che esoda dalla ben sudata pensione migliaia di anziani lavoratori e toglie gli aiuti ai malati di SLA e ha lo spudorato coraggio come fece un mascalzone politico come Mario Monti da capo di Governo e la sua degna ministro Formero di dichiarare che quei soldi servivano altrove: È uno Stato concretamente canaglia, nelle mani di mascalzoni e delinquenti politici, sicuri della non persecuzione giudiziaria e conseguentemente della non pena.
 
Infine, Last but not Bloody least, uno Stato che permette ad una checca come Niki Vendola di aprire un Università islamita in Puglia, proprio quando i mussulmani hanno iniziato una carneficina di cristiani e la distruzione delle Chiese cattoliche in tutto il mondo islamita: È uno Stato non solo canaglia ma anche sconsiderato e filo -terrorista.

Inutile dire, che il primo italiano che l’Isis, l’organizzazione terroristica mussulmana, la quale, grazie e con il beneplacito dell’organizzazione degli Stati Arabi perseguita i cristiani nel Medio Oriente; decapiterebbe proprio il Vendola in quanto un dichiarato omosessuale e checca  sporcacciona che durante una parata di checche e sporcaccioni suoi simili; in pubblico si è lasciato leccare in un orecchio da un altro lordume sessuale suo pari; non vi pare?

Le checche D’Italia sembrano non sapere che l’omosessualità per i mussulmani è un reato punibile con la morte.

Tutto questo e altro ancora, è lo Stato Italiano attuale.

Alla luce dei fatti, rimane solo un’ultima domanda da porsi; un’ultima considerazione da fare.

Perché, gli Italiani non si ribellano?

Sicuramente in Italia esiste ancora della brava gente, almeno lo spero, ma perdio e tutti i Santi, perché non si oppongono e si lasciano martoriare da una minuta banda di mascalzoni politici e porporati?

I pendolari e le comari D’Italia che sicuramente soffrono sotto il giogo di questa Repubblica Italiana così corrotta e mafiosa; sono gente perbene, ma perché non insorgono in massa?

I pendolari e le comari D’Italia sono ad esempio; gli stessi che senza pietà, sono sfrattai dalle loro case e appartamenti e gettai sul lastrico non appena non possono pagare le bollette di un’associazione a delinquere e mafiosa come Equitalia.

I pendolari e le comari D’Italia sono gli stessi che esonerati dalle loro pensioni, sono costretti a rovistare nei cassonetti dell’immondizia e tra la frutta e verdura marcia dei mercati rionali in cerca di cibo e che, in mancanza di soldi per comprarsi le medicine necessarie a curarsi, crepano di dolori atroci e inutili sofferenze nelle corsie e negli scantinati degli ospedali.

Parallelo a tutto ciò un prete e figlio di puttana, che era a capo dell’ospedale San Raffaele (?) viaggiava su un Jet privato di proprietà dello stesso ospedale perché a suo detto,  le file negli aeroporti assieme alla plebe, non facevano per lui. O mi sbaglio?

I pendolari e le comari D’Italia perdio, sono gli stessi che assieme agli artigiani e ai titolari di piccole e medie industrie, si uccidono dalla disperazione alimentata dalla certezza matematica di non avere più un futuro e una speranza degna di vivere, perché anche questo e stato loro tolto dai mascalzoni politici italiani e dalla delinquenza bancaria in perfetta armonia criminale con Equitalia.
 
La considerazione da farsi ora e come mai i pendolari e le comari D’Italia non insorgono e non si ribellano, impiccando tutti i loro aguzzini.

La così detta sindrome di Stoccolma, ci insegna che per cercare di sopravvivere le vittime tendono a fraternizzare con i loro aguzzini e rapinatori.

Gli aguzzini e rapinatori della Repubblica Italiana, tanto per nominarne alcuni; si chiamano: Romano Prodi, Mario Monti, Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini, o Laura Boldrini tanto amica di zingari e terroristi mussulmani, tanto da arrivare a dire che serve un dialogo con i tagliagole di Isis e che questi ultimi, assieme agli zingari e alla criminalità balcanica; sono un arricchimento per la cultura italiana e a definirli assieme alla criminalità afro-araba della Kyenge, come i nuovi cittadini italiani.

Laura Boldrini è la cosidetta terza carica della Repubblica Italiana inposta da Giorgio Napolitano il traditore D'Italia.

La prima carica della Repubblica Italiana e Presidente della Repubblica è tale Sergio Mattarella, nominato a si detta carica da un parlamento da lui stesso dichiarato illegale quando era giudice costituzionale.

Il secondo della conbricola degli inttoccabili è Pietro Grasso ex togato ... ora Presidente del Senato.

Sono arrivato alla conclusione che è appunto la cosiddetta sindrome di Stoccolma, che costringe i pendolari e le comari D’Italia a chinare il capo, nella speranza di sopravvivere allo sfacelo della Società Italiana messa in atto dai sopra elencati mascalzoni politici e funzionari di Stato vari e, che quando si accorgono che quei pendagli da forca hanno loro rubato anche la dignità, allora si uccidono.

Gli aguzzini dei pendolari e delle comari D’Italia sono anche le forze dell’ordine italiane, che arma in pugno, non arrestano i mascalzoni sopra elencati e che invece di fare il loro dovere proteggendo la popolazione italiana dei soprusi e sevizie di uno Stato canaglia come lo è appunto  la Repubblica Italiana attuale; fanno loro da Guardia del corpo e raccolgono nei prati pure la merda dei cani dei loro protetti.

Un altra importante  mansione della Polizia di Stato Italiana è quella di andare in farmacia a prendere gli assorbenti per le loro protette.

La Laura Boldrini da sola ha 27 guardie del corpo.

Ultimamente si vide Mario Monti alla stazione ferroviaria di Milano attorniato da 17  guardie del corpo.

L'unica consolazione che i pendolari e le comari d'Italia hanno è che quei pendagli da froca li, vivvono nel continuo terrore di crepare ammazzati.


http://www.maristaurru.com/index.php/Scritti/Da-Parpaiola-LfG-n.-31-dalla-Germania-Limmane-forza-del-NO-Stoccarda-21.htm




















giovedì 2 aprile 2015

LA STORIA D'ITALA 1945-2015

Un vagone di Carbone l'Anno per ogni emigrante.
http://parma.repubblica.it/dettaglio/quando-i-clandestini-eravamo-noi-e-la-romania-non-voleva-gli-italiani/1617963
Quando i clandestini eravamo noi

e la Romania non voleva gli italiani

Il ministero dell’Interno nel 1942 cercò di fermare gli espatri a Bucarest dove i nostri connazionali erano malvisti. A Bombay chi aveva a che fare con la prostituzione veniva chiamato "italiano". Documenti di un'epoca nella quale a varcare le frontiere erano i poveri del nostro Paese, a volte criminali, spesso criminalizzati

di Stefania Parmeggiani
Quando i rumeni eravamo noi… E le cose andavano più o meno come oggi, solo a ruoli invertiti. Gli italiani andavano a Bucarest in cerca di fortuna, per lavorare come falegnami, nelle miniere o nelle fabbriche. Avevano un permesso di soggiorno in tasca, ma alla scadenza restavano oltre confine. Clandestini appunto. Come erano molti rumeni in Italia prima del loro ingresso nell’Unione Europea. Non graditi, come lo sono oggi che vengono guardati con rabbia e sospetto.

A metà del ‘900 non erano gli italiani a considerare i rumeni criminali, ma i rumeni a controllare le dogane per non essere invasi dagli italiani. I nostri connazionali creavano non pochi problemi: violenti, indisciplinati. La loro storia, fatta di stracci e pregiudizi, si è intrecciata con i tentativi italiani di evitare che gli indesiderabili lasciassero i confini nazionali e andassero a creare problemi alla dittatura amica del generale Ion Antonescu.

Cancellati dalla memoria di un Paese, facile a rovesciare i pregiudizi su altri, i problemi dell’emigrazione italiana in Romania escono dalla polvere degli Archivi di Stato grazie alla mostra “Tracce dell’emigrazione parmense e italiana fra il XVI e XX secolo”. Oltre cento documenti, molti gli inediti. Tra questi una lettera con il timbro del ministero dell’Interno (Il documento.tif) inviata il 28 agosto 1942 a tutti i questori del Regno, al ministero degli Affari esteri, al Governo della Dalmazia, alla direzione di polizia di Zara e all’alto commissario di Lubiana. Diramava un ordine preciso: evitare che gli italiani espatriassero in Romania.

Carmine Senise, uno dei partecipanti alla congiura del 25 luglio, l’ uomo che propose di fare arrestare Mussolini a Villa Savoia, fu anche il capo della polizia che stigmatizzò il comportamento dei connazionali: “La legazione in Bucarest segnala che alcuni connazionali, giunti in Romania a titolo temporaneo, non lasciano il Paese alla scadenza del loro permesso di soggiorno provocando inconvenienti con le autorità di polizia romene anche per il contegno non sempre esemplare da loro tenuto e per l’attività non completamente chiara dai predetti svolta”. La situazione lo preoccupava non poco: “Stante il crescente afflusso di connazionali in Romania si dispone che le richieste di espatrio colà vengano vagliate con particolare severità per quanto riguarda in special modo la condotta morale o politica degli interessati ed i motivi addotti, inoltrando a questo Ministero, Ufficio Passaporti, soltanto quelle che rivestano carattere di assoluta e inderogabile necessità”.


D’altronde che tra gli emigrati non ci fossero solo lavoratori in cerca dell’America, ma anche avventurieri con pochi scrupoli è storia risaputa e testimoniata, in questa mostra, da altre missive, denunce e lamentele. La più antica è una lettera del console italiano in India che nel 1893 informava la madrepatria come a Bombay tutti coloro che sfruttavano la prostituzione venissero chiamati “italiani”. Un’associazione di idee non certo lusinghiera.

I nostri connazionali, come tutti gli emigranti, non rappresentavano solo un problema di sicurezza, ma anche una risorsa economica, tanto che Mussolini, come testimonia una delle circolari esposte, vietò l’espatrio alla manodopera specializzata. Potevano partire solo operai semplici, braccia che rischiavano di finire nel tritacarne dell’immigrazione clandestina. Che esisteva allora come oggi. La mostra documenta una serie di espatri irregolari avvenuti tra il 1925 e il 1973: gli italiani arrivavano in Francia e in Corsica, ma anche in altri paesi, con permessi turistici e poi si fermavano ben oltre la scadenza, altri entravano con in mano un visto di transito, ma non lasciavano il paese in cui erano solo di passaggio. Altri ancora ottenevano passaporti falsi o raggiungevano l’America tramite biglietti inviati, ufficialmente, da parenti e amici. In realtà, una volta dall’altra parte dell’Oceano, ad attenderli erano agrari che li costringevano a turni di lavoro massacranti perché ripagassero, senza stipendio, il costo di quel viaggio della speranza. Anche questo “racket”, documentato con materiale del 1908 (Ministero degli Esteri pag. 1/2/3.tif), contribuisce all’affresco di un’epoca, non troppo lontana, in cui i rumeni – criminalizzati, non graditi o sfruttati – eravamo noi.

(14 aprile 2009)
La Stefania Parmeggiani che ha scritto questo articolo prima di scrivere altre scemenze dovrebbe ripassare un poco la Storia dell'emigrazione Italiana nel Mondo.


Cazzo, poveri, negli Anni quaranta cinquanta e sessanta lo eravamo quasi tutti, disperati non di certo.

Avevo diciannove Anni quando nel 1959 andai in Germania con la classica valigia di cartone a lavorare come manovale in una miniera di carbone.

Dieci Anni dopo ero dopo un tirocinio di tre anni di mare, dove imparai a sgozzare arringhe e merluzzi e dopo aver frequentato le apposte scuole tecnico –navali fui il primo Direttore di Macchina italiano di tutta la Flotta Mercantile Tedesca. 

Quando emigrai, per fuggire a un destino che sicuramente avrebbe fatto di me un semplice operaio senza tante possibilità di evolvere, la mia valigia era di cartone grigio perché costava poco e in tasca avevo 15 mila lire, povero si, disperato no, anzi, guardavo al futuro sicuro di diventare qualche cosa di più che un semplice operaio o manovale di miniera di carbone.

I milioni di Italiani che come me in lungi treni stipati nella terza terza classe lasciarono l'Italia, andavano a lavorare, non a delinquere come fa ora la delinquenza balcanica in Italia.

Fu anche grazie al nostro lavoro, che in Italia fiorì la piccola e media industria edile e l'artigianato, dal fabbro al lattoniere, dal muratore al falegname e quasi ognuno di noi si costruì la sua casa o si acquistò un pezzo di terra o un pezzo di uliveto.

L'Italia fiorì anche grazie alle nostre rimesse, con i benessere, specialmente negli ultimi vent'anni cominciarono a spuntare gli sciacalli e la delinquenza, prima balcanica e poi afro-araba.

Gli sciacalli d’Italia sono nostrani; costoro hanno la faccia di Mario Monti, di Prodi e di tutta la nomenclatura sinistroide italiana dal capo dello Stato in giù,  fino giù all'ultimo usciere comunale, sindacalista o piantone che sia.

Questi figli di puttana inventarono Equitalia e cominciarono a far man bassa di tutto quello che gli italiani onesti con il loro lavoro si erano costruiti dl 1945 in poi.

Gli zingari in Italia ci sono sempre stati; mi ricordo che da bambino vedevo le loro carovane girare per il Friuli; a quel tempo, alcuni facevano i giostrai, altri andavo a chiedere la carità come adesso, mentre altri ancora andavano dai parroci e chiedevano  se potevano pulire i candelabri della Chiesa; a lavoro eseguito  scioglievano il campo e andavano da qualche altra parte.

La criminalità balcanica venne dopo; arrivò quasi con il nuovo millennio a pari passo con quella afro-araba.

Tutto questo, tutta questa nefasta metamorfosi della Società Italiana  la dobbiamo alla delinquenza sinistroide e agli sporchi come Vendola, a loschi e oscuri figuri come Pisapia e Marino e i loro fottuti seguaci.

Prima di loro; queste cose in Italia non esistevano.

Ora gli italiani si stanno uccidendo dalla disperazione e molti, tanti, troppi rovistano nei cassonetti dell’immondizia in cerca di cibo.

Altri, spinti dalla fame e dalla disperazione, rubano un pezzo di pane e formaggio nei Discounter della Coop e se sorpresi sono subito denunciati e incarcerati per mesi,  dalla magistratura più faziosa, politicizzata e corretta, che l’Europa abbia mai visto, mentre, parallelo  a ciò; la delinquenza balcanica e afro-araba che delinque, ruba, terrorizza e uccide cittadini italiani non è quasi mai perseguitata e se, se la cava con pene lievi e irrisorie o non è perseguitata affatto.

In Italia il caos e la disperazione corrono rampanti per le strade del Paese.

I mascalzoni della politica italiana e pendagli da forca vari si scannano a vicenda per un paio di bottiglie di vino e fan man bassa di tutto quello che possono e trovano.

Noi emigranti e i nostri predecessori prima di noi perdio; non eravamo disperati; chi anche oggi emigra e lavora e si costruisce un futuro degno di vivere, lontano dal marciume che attanaglia e infanga la Repubblica Italiana non è disperato, momentaneamente non certo agiato si, disperato no.

I disperati sono gli italiani odierni che in balia dei mascalzoni e della delinquenza politica italiana, si uccidono perché lo Stato Italiano ha rubato loro tutto, anche la dignità, anche la speranza.

Perseguitati da Equitalia e taglieggiati, derubati e uccisi dalla criminalità balcanica e rumena della Boldrini e dalla delinquenza afro-araba della Kyenge i veri disperati sono i cittadini italiani attuali, non di certo noi, non di certo chi come me per non insozzarsi; semplicemente si rifiuta di rimettere piede nel cesso attuale che si chiama Italia.

martedì 31 marzo 2015

L'ALTRA FACCIA DELLA VERITÀ



 La maggior parte degli italiani disdegna la verità degli altri.

Le realtà degli altri, le tante verità di tutti gli altri, per molti italiani non contano, anzi le ripudiano e le condannano.

In Italia le realtà e verità altrui sono subito classificate come invidia, goffa e malaugurata critica, e catalogate come distorsione dei fatti.
 
In parte ciò è vero.

La sagra dello spin giornalistico internazionale dove tutta una sfilza di corrispondenti esteri in Italia sguazza nell’italico fango e marciume per nascondere le proprie porcate di casa e valorizzare ai loro lettori le italiche  magagne,  ha del grottesco e del  patetico.

La vulnerabilità delle Società italiana, è palese a tutti e ci vogliono ben più che frasi fatte e squilli di tromba per consolidarne le decrepite strutture.

Un risanamento lo so può fare solo con una buona salutare dose di rispetto verso gli altri.
 
La considerazione e il rispetto della libertà e delle necessità  nonché dei diritti del prossimo; dovrebbe essere un dovere nazionale, non solo considerazioni da salotto o di convegni retorici.

Bisogna insomma avere il coraggio di usare il proprio cervello e non cadere nella tentazione di saltare sul primo carro di convenienza che passa o di colui che per quale ragione poi, reputiamo integro, assimilandone le ideologie e retorica da quattro soldi, farle proprie per puro tornaconto personale.

L'integrità politica in Italia non esite.

In Italia esistono Sette e Congreghe a delinquere  camuffate da Partiti politici, dove i mascalzoni D'Italia soggiogano e sfruttano gli italiani onesti.

Oramai la Società Italiana nel corso dei secoli è stata debitamente avvisata dalla Storia su cosa significa arrivare troppo tardi.

Gli Italiani sanno cose significa non essere pronti alle richieste dell’evoluzione Sociale.

Gli Italiani sanno che ciò non significa altro che   sprofondare nell'assoluto caos sociale,  dove ognuno, con il cuore in gola corre come il cane che vuol mordere la sua coda fino al completo esaurimento delle sue forze.

La caratteristica che porta le persone a considerarsi qualche cosa di speciale e di eletto e non, come una goccia d’acqua, sia pure con le sue ben definite caratteristiche che la distinguono da tutte le altre, ma anche parte indelebile della grande onda in un oceano di onde, ha del tragicomico e del narcisismo e autolesionismo unico al mondo.

Questa è una condizione patologica che scaturisce dalla volontà del rospo a voler diventare un bue, o del bue, a credere di esser un elefante, oppure dello spaccapietre che vuole diventare una montagna.

Alla base di questa patologia congenita della vanità umana, troviamo la presuntuosità, vale a dire, l’assoluta certezza di aver ragione e di essere superiore agli altri.

Mentre per gli antichi greci gli “idiotes” erano persone uniche, semplici, ma speciali.
 
Al contrario  per gli antichi romani gli idioti  erano i grulli che vivono nel buio dell’ignoranza.

Infatti;  già allora il virus del narcisismo e quello di quel senso di irrazionale superiorità, prima li rese pigri e letargici,  poi vulnerabili alle invasioni di altre civiltà, sicuramente meno colte, gentili e raffinate, magari forse rozze al paragone; ma dannatamente micidiali e distruttrici; così che infine; proprio a causa della loro idiozia in versione latina, implosero efurono semplicemente inghiottiti dalla Storia,

Tutto quello che è rimasto son quattro ruderi e i saggi e gli scritti e splendori dei tempi antecedenti la loro idiozia.
 

Che differenza d’interpretazione di un termine, non vi pare?

Mentre per gli antichi greci “idiotes” significava essere qualche cosa di speciale e positivo, più tardi per l’antica romana; l'idiota, quasi a disdegno della Cultura altrui, era sinonimo d’ignoranza.

Italico disprezzo per il sapere e la capacita altrui si evidenzia proprio in questa interpretazione del termine “idiotes” positivo nella Magna Grecia, negativo nell’antica Roma.

L’intransigenza del pensiero è qualche cosa di spaventoso, di allucinante e di un’arroganza tale da allontanare qualsiasi forma di dialogo e svolgimento costruttivo del pensiero in sé.

La matrice dell’italico pensiero è presto detta, se non sei italiano non sai e non puoi sapere, se sei, chi sei, o peggio ancora, chi ti credi di essere?

Il “chi sei” o la forma ancor più negativa e spregevole, “chi ti credi di essere”; nasce dal culto del narcisismo che portò alla scomparsa dell’impero romano e che porterà alla dissoluzione della cultura Italiana e alla sua immersione e comunione con quella islamica.

Questo, succederà quando nei prossimi decenni il fattore e la sopraffazione demografica afro-araba in Italia,  si renderà dolorosamente palese.
 
In quel momento ci sarà una fusione di culture mediterranee che difficilmente si svolgerà in maniera ordinata e pacifica.

Dove, e questo sia ben chiaro, nessuna delle due culture e religioni, sarà quella di prima.

Nel tutto, ora mettiamoci anche i vari raggruppamenti di clan criminali e istituzioni statali che attanagliano la Società Italiana e le eccelse e lungimiranti tesi sociali e politiche che come funghi spuntano oggigiorno dal sottobosco in cerca di applausi e consensi e come vediamo, il caos è perfetto.

In questo marasma d’interessi e azioni di politica e vita sociale, Il narcisismo dell’italico pensare sfodera il meglio di se e biasimando il resto del Mondo e le sue molteplici verità, si rinchiude nel suo guscio pieno di presunzioni e di ripulsioni  verso i Popoli della Terra e con sdegno e sufficienza, aralda al Mondo il suo ponderato e arguto elucubrato; scagliando i suoi anatemi a destra e a manca verso tutto ciò che non è italiano.
 
Miseriaccia nera, che assordante rumore di ferraglia mentale sale ai cieli o scende fin giù negli ultimi scantinati della Terra a rischiare le tetre e ottuse umane menti nei tuguri del Mondo.

Spesso, ascoltando le varie interviste televisive, de i vari “idiotes” come Eco o Ruscoli, oppure quelle che i piccoli opportunisti politici come i vari e onnipresenti;  Leoluca Orlando o Buttiglione, concedevano alle varie Iene della tv tedesca, vere e proprie aspidi velenose come la Sandra Maischberger o Maybritt Hillner quell’altra belva, la Anne Will, mi domandavo di che cosa si dette eccelsi italiche menti stessero parlando.

Ci volle un poco prima che riuscissi a capire che in fin dei conti, costoro, abilmente teleguidati dalle feline (magari ora un po’ sdentate e spelacchiate) della TV Tedesca come senza dubbio lo sono la Maischberger, la Maybritt e la Will; non ragionavano; non discutevano, non facevano il punto delle loro tesi filosofiche o opinioni politiche, bensì; sotto le sapienti sferzate di quelle fantastiche Iene mediatiche, in modo maestrale e capace,  davano solamente sfoggio della loro primordiale e innata Urdummheit o criminale idiozia primordiale,  versione Italia 2015!

Ed erano pure felici e contenti di farlo.

Ora, cari amici, provate a togliere l’Italia e gli Italiani e a inserire al loro posto: Germania e  Tedeschi, al posto di Eco o Ruscoli, metteteci un bifolco bavarese qualsiasi della setta politica CSU o qualche retorico che sicuramente troverete nel vivaio dei “Vollidioten” di Super Big Mama, a Berlino e vedrete che il conto torna anche in Germania.

Degli idiotes, greci i romani ne fecero più tardi degli idioti e scribacchini per le legioni romane che andarono oltralpe.

Quest'ultime si se li portarono dietro e i bavaresi per primi in Germania tradussero idiopti con “Dotten” oppure savi oppure: Das Gelbe vom Ei, Il torlo dell’uovo.

 Con l'andare del tempo, i barbari bavaresi denominarono i Dotten in Deppen, che non significa altro che citrulli,  più tardi i bifolchi bavaresi si evolsero un pochettino e da Deppen fecero Dottori.

Und  proprio per questo oggi giorno la setta politica bavarese della CSU e la Baviera stessa e piena di Deppen, pardon di Dotten, ovvero di Dottori e genia varia.

L’ipocrisia dei Deppen, o Dotten, o Dottori o genia varia bavarese, ad esempio, ha fatto dire al Ministro di Stato della Libera Repubblica di Baviera, l’onorevole Signor Joachim Hermann, che gli Italiani, durante il Governo Berlusconi, invece di soccorrerli, lasciavano afffogare  i clandestini afro-arabi nel Mediterraneo.

L'unica grande differenza che esiste tra l'Italia e la Germania la si deve vedere nel fatto che  le infrastrutture tedesche sono in mano a funzionari e impiegati di Stato integerrimi, ligi al dovere e consapevoli delle loro responsabilità verso lo Stato la popolazione.

Queste virtù, in Italia,  tra i funzionari e gli impiegati di Stato e le anche e sopratutto tra le forze dell'ordine italiane, lasciano molto a desiderare.

Pertanto non deggrinate mai le Verita, le tante Verità degli altri e tanto meno fatele vostre cercate solo di capirle e magari di migliorare le voistre.

La Nostra cultura occidentale è basta sul Cristianesimo e le sue interpretazioni sono tante, ma tutte di stampo cristiano ed è da li e solo d ali che scaturiscono tutte le nostre verità.

Tutto il resto e ridicolo e malforme spin -giornalismo che esce dalle malefiche fucine e pentoloni degli stregoni della notizia.