mercoledì 24 luglio 2013

PIRATERIA NAVALE E CRIMINALITÀ INTERNAZIONALE

Pirateria Navale e altre canaglie internazionali

IMO number:        9041162
Name of ship:       ALBEDO (since 01/10/2009)
Call Sign:      9MDS9
MMSI: 533049200      
Gross tonnage: 10859 (since 01/10/2008)
DWT: 15566
Type of ship: Container Ship (during 1993)
Year of build:        1993
Flag: Malaysia      (since 01/10/2009)
Status of ship:      In Service/Commission       (since 03/03/1993)
Last update : 16/04/2013.

La Motonave Albedo rapita dai pirati nel Novembre del 2010 a circa 1000 miglia marine a est di Mogadiscio è affondata all'ancora della costa somala Domenica scorsa durante una burrasca.

Dei ventitré membri dell’equipaggio formato da pakistani, iraniani e dei marinai dello Sri Lanka non si hanno notizie e sono stati dichiarati per dispersi, assieme a alcuni pirati.
Corre voce che la MN Albedo sia anche stata usata dai pirati come Nave- appoggio durante le loro scorribande nell'oceano Indiano.

Negli ultimi mesi, ogni tentativo da parte dell’armatore di riscattare la Nave sembra sia stato sempre vano.

Dobbiamo partire, se vogliamo parlare della pirateria navale somala, dai prosperi banchi di pesce che fino a diversi anni fa popolavano le acque territoriali Somale, e considerare come i pescherecci di mezzo mondo si dedicarono in quelle acque alla pesca di frodo.

Quando si parla di pirateria navale che iniziò dapprima dalla costa somala per poi estendersi su una gran fetta dell’oceano Indiano, fino a ben oltre 1000 miglia dalla Somalia; non si deve mai perderlo d'occhio questo fatto fondamentale, mai.

Per capire la logica dei pirati somali, bisogna immaginare i bagliori della mafia sicula contro gli stranieri, paragonarla pure ai Carbonari nostrani, oppure ai Vietcong, solo che la pirateria somala non nacque per combattere oppressori stranieri.

La Pirateria Somala non è paragonabile a un’associazione di giovani patrioti per la Libertà, come la Giovane Italia del Mazzini, tanto per dirne una, anche se il Mazzini non fosse certo né Santo né un eroe.

La pirateria non ha statuto o codice d’onore, né tanto meno è stata studiata a tavolino da qualche irredento o soggiogato da Forza straniera.

Furono invece la miseria più nera e la fame, che spinse i pescatori somali a unirsi per dar la caccia ai pescherecci delle Flotte mondiali che stavano distruggendo i loro banchi di pesca e loro unica fonte di vita sicura.

La pirateria navale somala nacque come conseguenza della pesca di frodo, praticata delle flotte di pescherecci mondiali, senza che nessun Governo o organizzazione umanitaria mondiale, si sognasse di denunciare questo saccheggio dell’oceano, che condannava chi non poteva difendersi alla fame e alla morte.

Questa indifferenza nei riguardi della popolazione somala, vale naturalmente  anche per i vari dipartimenti umanitari delle Nazioni Unite.

                   È da lì che nacque la pirateria navale somala, è giusto ricordare quei fatti, com'è giusto e soprattutto doveroso, parlarne con serenità.

Si calcola che la quantità di pesce pescato abusivamente nelle acque territoriali somale ammontasse nei Mesi di punta a oltre 30 milioni di Euro mensili.

Tutto questo scempio era possibile solo perché la Somalia travagliata da guerre interne, non aveva nessuna struttura marinara e nemmeno l’ombra di una Guardia Costiera che potesse tener testa ai pescherecci d’altura di mezzo mondo.

Pure diversi pescherecci italiani, davanti alle spiagge somale, non curanti degli accordi internazionali che vietano la Pesca da parte di unità navali straniere nelle acque territoriali di una Nazione, pescavano in sostanza di frodo ai danni dei piccoli pescatori somali e delle loro famiglie.

Provate ora a pensare cosa succederebbe se un peschereccio giapponese pescasse il tonno nello Stretto di Messina e guardate cosa gli capiterebbe.

Pertanto, mentre in quegli anni i somali dalle loro spiagge vedevano le Navi Fabbrica di mezzo mondo rubare loro i pesci, rendendo la loro uscita in mare con le loro barchette e scialuppe da pesca, in mezzo a quei mastodonti del mare, vana e molto pericolosa, le loro famiglie pativano la fame.

Fu allora che i pescatori somali si armarono e cominciarono a giocare a Robin Hood, andando nel loro mare a prendersi i loro pesci che i pescherecci stranieri stavano loro rubando.

Senza che nessuno lo avesse mai neanche lontanamente previsto, così, alla chetichella, e solo per fame e disperazione, nacque la Pirateria navale Somala, che oggi guadagna milioni di dollari e dà filo da torcere, su barchette e carrette marine, a una flotta agguerrita e ultramoderna come quella impiegata nell'Operazione Navale Nato, soprannominata, “Atalanta”.

Il volume di soldi che girano è pazzesco, se poi a quei soldi ci aggiungiamo i costi dell’operazione di protezione navale “Atalanta”, il tutto diventa quasi incalcolabile e mostruosamente criminale.

Lo stress fisico e mentale degli equipaggi poi, non certo addestrati a far fronte psichicamente a questo tipo di angustie, è senz'altro tremendo, e state più che sicuri che la gran parte di loro entra in uno stato di apatia mentale e torpore corporeo, dove il cervello scollega tutti i sensi e li lascia solo vegetare schermandoli, come un condannato a Morte sul Patibolo, dalla realtà del presente.

Le paure per gli equipaggi arriveranno dopo, a casa o su di un'altra Nave, magari un giorno lontano, navigando di nuovo in quelle acque, non sul momento.

In momenti simili nei molti prevale l’apatia che li può anche condurre alla morte.

Una nave tedesca registrata nel Porto di Bremen e rapita un paio di Anni fa, presentava quattordici membri d’equipaggio, il Comandante indonesiano e tredici filippini.

Pertanto mi è difficile capire perché il contribuente europeo deve finanziare un’operazione navale “Atalanta” per proteggere navi di Armatori europei ma sotto Bandiera di convenienza, con manco l’ombra di un europeo a Bordo.
Sarebbe davvero interessante scoprire, poiché tutti gli armatori piangono sempre il morto e i loro Libri Mastri sono in perenne rosso, da dove vengono i soldi per il riscatto.

Degli equipaggi, diciamolo pure senza paura di sbagliare agli Armatori interessa ben poco, loro rivogliono la nave, i noleggiatori reclamano la loro merce e la vogliono subito e le assicurazioni, i P&I (Protection and Indemnity) vogliono risolvere la questione al più presto e l’Armatore paga, in contanti, sul luogo e non attraverso le Banche.

Nel frattempo pero, i ritardi di consegna causano altri costi a chi attende la merce e qui si apre subito un altro mercato assicurativo, con altre richieste di risarcimento danni.

L’organizzazione per pagare il riscatto è perfetta, i soldi sono gettati con paracadute in mare in un punto prestabilito dagli emissari dei pirati, che per scopi “umanitari” fanno da tramite, tra i somali e gli Armatori.

Gli involucri stagni contenti il riscatto, sono raccolti in mare dall'equipaggio di una scialuppa che li porta a Terra.

In questo preciso momento comincia il mio odio verso i Pirati, che nasce dal semplice fatto che ormai con tutti i milioni di Dollari in riscatto, già pagati, la fame e la miseria, le malattie e l’analfabetismo in Somalia dovrebbero essere già spariti da un pezzo e invece esistono ancora.

La spiegazione è semplice: ora la Pirateria Somala è sfuggita di mano ai pescatori affamati di un tempo.

I loro figli sono diventati la manovalanza di un’organizzazione criminale internazionale, con ramificazioni nelle Banche dell’aerea mussulmana e africana.

I Pirati non hanno una logistica marittima propria che li porta in un determinato punto ad attendere una determinata Nave.

I pirati escono in mare, scelgono la preda, come i felini nella savana scelgono un animale in una mandria e cercano di prendersela, se non ci riescono, abbandonano la preda, la lasciano andare e se ne cercano un'altra.

I pirati insomma si comportano proprio come i predatori delle Savana ai quali non importa se predano una zebra o un bufalo o una gazzella; anche per loro vige il detto: basta che se magni, non vi pare?

A tutto Dicembre 2010 sono ventisei le navi rapite con un totale di 617 persone d’equipaggio.

L’Anno scorso le navi rapite furono quarantasette, i rapimenti tentati e sventati, riportati e schedati furono 218.

Negli anni, nel complesso è stato pagato un riscatto per oltre 300 navi, ora calcoliamo, circa dieci milioni di media per nave e arriviamo a tre miliardi di dollari, se invece diamo credo ad altre fonti, parliamo di un totale di 500 Navi e si arriva a cinque miliardi, mentre in Somalia continuano a morire di fame.

Di fame non muoiono invece i veri pirati, cioè gli aguzzini dei pescatori corsari, che siedono alle Nazioni Unite, e che maneggiano dal retroscena, questo turpe business internazionale e inaspettata pioggia di dollari.

Lo stesso vale per i pirati nigeriani sul Delta del Fiume Niger, per quelli del Camerun e quelli veramente crudeli e assassini, cioè gli asiatici dell’Indonesia e Malaysia.

Almeno la pirateria del Corno d’Africa si potrebbe quasi eliminare, circumnavigando il Continente africano, ma ciò costerebbe troppo e l’economia egizia che dipende in gran parte dagli introiti del Canale di Suez, che ne risentirebbe e pure parecchio, castigando così anche chi non ha nessuna colpa in merito.

Secondo l’organizzazione OBP “Ocenas Beyond Piracy” gli armatori hanno versato alle varie assicurazioni navali qualche cosa come 635 milioni di dollari.

Una cosa qui deve essere ben chiara, questi costi sono voci di bilancio e spese tornanti, Anno dopo Anno, dopo Anno!

La stessa associazione “OBP” poi tirandosi dietro l’ira dell’industria assicurativa navale quando sempre per il 2010 in un secondo rapporto, stabilì il costo totale della lotta alla pirateria, sempre nel 2010, sui 460 milioni di dollari.

Alcuni esperti invece, hanno inoltre stabilito che il totale delle quote assicurative (War Risk) per il 2011 si aggirava sui 230 milioni di Dollari per il 2011.

Diverse Assicurazioni navali si sono già distanziate da questo mercato Assicurativo e non emettono più polizze assicurative anti-pirateria.

Altre Assicurazioni valutano l’attuale mercato a non più di 120 milioni di dollari mentre altre ancora, arrivano a stabilirsi sui 230 Milioni di dollari.

OBO calcola che per il 2011 solamente per le navi cisterna, furono sborsati, 160 milioni di dollari in quote assicurative.
La seconda voce in ordine di grandezza riguarda le Navi porta contenitori con circa 140 milioni di dollari, seguono poi le carboniere con poco più di cento milioni e tutte le altre con cifre che variano dai venticinque ai due milioni di dollari.

È anche stato previsto un rimborso del 30% nel caso di mancato rapimento.

Calcolando il rischio di Guerra e rapimento sulla base dello 0.1% sul prezzo delle Navi si arriva a circa 635 milioni di dollari.

Le navi in transito in quelle acque sono circa quarantatré mila, ogni anno, il che dovrebbe anche dare un’idea dei quanti miliardi di dollari annui incamera l’Egitto con il canale di Suez.

Le misure di prevenzione di abbordaggio, a Bordo, basandosi sul numero delle navi in transito a Suez, sono estimati, secondo sui vari prezzi di mercato per filo spinato, segnali acustici e accorgimenti vari, a circa 45 milioni di dollari.

Personale armato a bordo delle Navi sia se di agenzie di protezione private come ad esempio la “Blackwater”, o militari, riduce la quota assicurativa della nave in transito in acque infestate dai pirati del 35%.

Adesso viene il bello:

Questo naturalmente vale anche per le navi con personale militare a bordo come nel caso della “Enrica Lexie” ad esempio, dove con quattro fucilieri di marina a costo zero la Società Armatrice F:lli D’Amico si vede ridurre la sua quota assicurativa del 35% calcolato allo 0,1% delle prezzo della Nave al momento dell’arresto a Kochi da parte di discutibili e alquanto deplorevoli “autorità” indiane.

Il prezzo della Motocisterna Enrica Lexie si dovrebbe aggirare sui 300 milioni di Dollari.

Le Navi registrate in Porti europei, ma battente bandiera ombra, dove ogni secondo Registro Navale anche quello italiano e da considerarsi bandiera di convenienza; non pagano le tasse allo Stato in base al loro guadagno annuo; bensì versano un esigua cifra calcolata in base al tonnellaggio della Nave, nel caso della Enrica Lexie sono poche decine di migliaia di dollari l’anno.






domenica 21 luglio 2013

LA MANOVALANZA DEL POTERE.

Das Sommerloch ovvero: Il buco estivo.

Dicono che il sonno porta consiglio, l’estate invece, non ci porta solo il tanto sognato mese di Agosto di ferie e di riposo.

Il mese di Agosto; quasi volesse rovinarci le vacanze, ci regala in aggiunta anche le ferie politiche.

Quello che in Germania si chiama “Das Sommerlock” ovvero il buco d’estate, infatti, non è altro che il tempo di ferie dei vari parlamenti e governi europei.

In questo periodo, per le TV e la stampa, imperversa la canicola mediatica, i Governi e le opposizioni sono in ferie e i media sono a corto di notizie e di scoop giornalistici di rilevo.

Questo è il tempo dei macachi della politica che presi da patriottico ardore nel vedersi i riflettori della ribalta puntati addosso e lusingati da tanto interesse mediatico per il proprio intelletto e argute idee politiche si aggiudichino una certa “flatrate” sulla propria idiozia, malvagia demagogia e stupidità e pertanto, fanno  a gara a chi di loro dice più bestialità e stronzate politiche in pubblico.

Qualche anno fa, qui in Germania ci fu un cretino parlamentare di terza o quarta fila, che, poverino lui non si era mai visto una telecamera puntata addosso né tanto meno aveva avuto uno straccio di giornalista che gli ponesse una domanda o gli chiedesse un’opinione; che, con uno slancio d’ardore patriottico, arrivò inaspettatamente ad arrampicarsi sulla prima pagina del Bild-Zeitung.

Il macaco politico ululava ai quattro venti che per sanare il debito pubblico tedesco bisognava istituire tre nuove tasse.

La prima tassa era quella sulla Bandiera.

Lo scemo politico del giorno voleva imporre un obolo annuale a tutti i ristoranti e negozi di alimentari stranieri che nelle insegne dei loro negozi o menù mostrassero i colori nazionali.

Il tricolore doveva sparire dai ristoranti italiani, la mezza Luna rossa da quelli turchi e i colori spagnoli dai ristoranti iberici und cosi via.

La seconda tassa avrebbe dovuto essere sulla lingua usata nelle insegne e vetrine dei negozi che, essendo in Germania doveva essere rigorosamente nella lingua di Goethe, vale  a dire l'idioma tedesco.

Pertanto una pizzeria avrebbe dovuto cambiare il suo nome in: “Fladenbrot mackerei”.

Una paella spagnola si sarebbe chiamata “Reispfane mit allerlei” in altre parole: Risotto in padella con un po’ di tutto.

Un Dönner Kebab turco sarebbe diventato un “Gefülltenfladenbrotbötchenallerlei” (tutta una parola) ovvero: Panino piatto, con un po’ di tutto, und, un Hamburger da McDonald, sarebbe diventato una “Frikadelle”, ovvero, una volgare polpetta.

Un altro obolo annuo da versare in anticipo all'ufficio delle imposte, s’intende, avrebbe portato all'istituzione di un “Sondergenemigung” o permesso speciale, che avrebbe permesso a un pizzaiolo napoletano di chiamare una Pizza Margherita, Pizza Margherita, und nix, “Fladenbrot nach Gänsenblümchenart”. 

Cazzo: ecco svelato il potere dei soldi.

In uno slancio di patriottico ardore lo stesso macaco teutonico  poi, ne inventò un'altra di tassa, difatti per assuefare di nuovo il popolo tedesco alle pietanze della cucina locale, l’arguto cretino intendeva istituire una quarta tassa sui cibi esotici stranieri per renderli così inaccessibili ai portafogli della popolazione locale, come se quelli dei ristoranti italiani e spagnoli, sparsi in tutta la Germania, non lo fossero già.

Il bello è che tutte queste menate ai barbari teutonici le hanno imparate dagli italiani stessi.

Le porcate politiche, i sotterfugi diplomatici, le menzogne, anche se a volte applicate dai capoccioni e bifolchi bavaresi in modo goffo e disastroso; le hanno apprese dai frati nei monasteri sparsi tra gli uliveti della Puglia, quando nel Medioevo, l’aristocrazia tedesca decise di mandare i propri rampolli da quelle bande a scuola dai frati.

All'attento osservatore e conoscitore della mentalità tedesca non sfugge che tutto ciò che è rimasto inculcato nel DNA tedesco e che ancor oggi dà suoi frutti, infatti, l’uso della demagogia come arma di scaramucce diplomatiche e di ricatti politici, proviene dall'Italia.

Sembra veramente che lo scolaro abbia surclassato il Maestro.

Mentre però la demagogia italiana serviva a una certa delinquenza politica e clericale nostrana per sguazzare nel Bengodi; quella tedesca invece, incolpando come sempre il Mondo intero della propria nefandezza, sta di nuovo distruggendo la Germania e con lei, l’Europa intera.

Tratto dal mio Manoscritto: “Il Cantiere”

…In questa parte dell’Italia Meridionale, bagnata dai Mari Adriatico e Ionio, fortunatamente dotata di un clima prettamente mediterraneo e arricchita da terra fertile e gente ingegnosa, si è sempre vissuta una vita laboriosa e impegnativa, sempre cercando la pace e la tranquillità.
Fu da queste parti che i rampolli aristocratici tedeschi furono istruiti dai dotti e devoti frati nell'arte di leggere e scrivere, diventando così provetti in Greco e in Latino e in tutte le scienze allora conosciute.
Sotto l’arguta guida dei severi frati, i giovani aristocratici teutonici, impararono l’arte della diplomazia, dell’intrigo politico e dell’ipocrisia, assimilando il tutto assieme a quella del governare e del tornaconto istituzionale.

Tra le tante cose, i frati, abili ed esperti nell'arte del disguido, insegnarono ai giovani futuri reggenti e condottieri d’oltralpe che il vero potere, si trovava nel sapere.

Spiegarono loro l’importanza del conoscere i veri fatti e insegnarono loro l’arte di approfondirli e analizzarne le varie circostanze e sfaccettature; meglio dei loro avversari.

Seguendo l’inflessibile disciplina e assimilando le nozioni dei loro severi ed intransigenti insegnanti, i giovincelli appresero anche come usare il loro sapere.

Impararono a dosarlo e a centellinarlo contro i loro avversari, secondo le necessita ed eventuali opportunità del momento. 

Appresero come applicare la forza della persuasione e della pressione psicologica. 

Compresero la sottile finezza del disguido, della finzione, della calunnia, della dissimulazione e della falsità, e impararono a usarle a scopo politico.

Capirono, con l’andare del tempo, che il sapere era un’arma potente e impararono ad impiegarla con destrezza ed efficacia.

Il lavoro fatto a quel tempo dai servi di Dio, dai frati e dagli abati nei conventi nei castelli e nei monasteri pugliesi; non fu invano e, ancor oggi a distanza di diversi Secoli, elargisce i suoi frutti nella Germania attuale.

Mai prima d’allora nella Storia dei Popoli una moltitudine di piccoli clan tedeschi in eterna lotta tra di loro, riuscì a unirsi in un solo Popolo come fecero le varie tribù germaniche.

 Inquadrandosi dietro un unico vessillo, i vari clan e tribù germaniche riuscirono in cosi poco tempo, solamente con la loro forza di volontà e tenacia a raggiungere un alto tenore di vita e di sicurezza economica unici al Mondo.

Nessun Popolo della terra prima d’ora è riuscito, solo con la voglia di far meglio degli altri, a raggiungere traguardi così alti e orizzonti così ambiti come il Popolo Tedesco.

Nessuna Nazione prima d’ora, al di fuori dell’odierna Germania, era riuscita ad accumulare tanta influenza politica e potere economico, da ispirare con la propria tecnologia non solo l’Europa, bensì tutto il Pianeta e la vita dei popoli della Terra.

Ogni altro Popolo, tutti, perfino l’antica Roma con tutta la sua sapienza e cultura, ebbe bisogno di orde di legionari per instaurare e stabilire e imporre la sua Pax Romana nel Mondo allora conosciuto e mai senza prima di scatenare una guerra di conquista e di occupazione dopo l’altra.

I giovani teutonici, invece, capirono che l’arma più potente era il sapere e impararono a usarlo con efficacia.

Le Nazioni Tedesche, guidate dai loro rampolli aristocratici allevati dai frati tra gli uliveti della Puglia, usando con sapienza le nozioni apprese e con l’aiuto di Sancta Mater Eclesia, con senso di responsabilità e profonda conoscenza della natura umana, persuadendo, ricattando e convincendo; riuscirono in poco tempo, quasi senza guerre ne saccheggi e senza distruzioni di altre civiltà e culture, a unificare l’Europa sotto il vessillo del Sacro Romano Impero di Germania.

Incredibile come possa sembrare, quella fu la vera e unica Unione Europea veramente funzionale.

Ovviamente, come durante la seconda e la quarta decade del Secolo scorso ad esempio, ci furono momenti dove in Germania un paio di psicopatici spronati dall'odio e da idee di superiorità razziale, ne combinarono di tutti i colori.

Usando l’imbecillità collettiva che a volte amalgama la grande massa del popolino, quasi fosse un rimasuglio della primordiale idiozia tipica dei bifolchi illetterati che forgia in un unico compatto e malformato branco d’idioti servili e senza cervello chi per tornaconto o per paura; si rifiuta di usare il cervello; l’aristocrazia e l’industria tedesca scatenarono per ben due volte una Guerra su scala mondiale, cercarono di conquistare e soggiogare il mondo intero usando come copertura il fanatismo politico di una banda di criminali e mostri fanatici unici nella Storia dell’Umanità.

Difatti, tra i molti e i tanti ci sarà sempre qualcuno che si crede un redentore delle Masse che cercherà di raggiungere il trono credendosi guidato dal destino e questo purtroppo, successe per ben due volte anche in Germania.

Dopo le sacrosante botte che per ben due volte piovvero loro sul groppone da tutte le parti del Mondo, i superstiti dell’ultima pazzia teutonica si ricordarono degli insegnamenti dei frati dati ai loro antenati tra gli uliveti pugliesi e agirono di conseguenza.

Questa volta però, anche perché dalla loro ultima pazzia ne uscirono veramente piuttosto malconci e decimati, i superstiti teutonici, ricostruirono la Germania, soprattutto con l’aiuto degli italiani.

Dopo la loro ennesima pagliacciata, anche gli italiani erano malmessi e alquanto malridotti ma non tanto decimati quanto i tedeschi.

Alla fine della seconda Guerra Mondiale; l’Italia era davvero solo una Nazione allo sbando, dilaniata da un regolamento di vecchi conti politici e privati mai ben definiti, ben nascosti sotto il mantello di una mezza guerra civile sporca e vigliacca e mai veramente combattuta tra paesani e concittadini se non nei cessi, nelle fogne, nei rigagnoli e nei bidoni della spazzatura del Bel Paese e,a tutt'oggi, mai veramente finita.

E così, mentre ex commissari politici comunisti al servizio di Stalin e del partito comunista sovietico, cercavano di instaurare nel bel Paese una sottospecie di dittatura comunista, la gente semplice della strada, sia tedesca sia italiana si mise all'opera per rimettere in sesto le infrastrutture distrutte dalla loro stessa scellerata scempiaggine.

All’inizio, sia gli italiani sia i tedeschi superstiti, cominciarono a rimettere di nuovo in piedi la Germania. 

Lavorarono con diligenza e caparbietà e in meno di dieci anni riuscirono a ricostruire tutte le infrastrutture, cominciando dalle fabbriche e strade, dalle ferrovie alle autostrade e ai porti marittimi.

Aiutate da volonterosi e capaci uomini del sud, le donne tedesche, durante il dopo lavoro scodellarono pure un nuovo Popolo.

Era un popolo sano e forte quello che nacque in Germania, spuntando dalle ceneri come la mitica Fenice. 

Ripudiando ogni velleità bellica, il nuovo popolo tedesco giurò di vivere, da quel momento in poi, sempre in pace con il mondo intero rigettando ogni forma di aggressione e guerra di conquista futura.

Lavorarono e progredirono così dinamici e lesti che in manco di una decade, la Germania ridivenne, questa volta con soli fini di pace e progresso nuovamente il punto di riferimento nel mondo della tecnica, delle capacità innovative del lavoro e della ricerca scientifica.

Il sapere e le capacità tecniche erano di nuovo riconosciuti come punto di riferimento da tutti e il Mondo guardò nuovamente con ammirazione a questo Popolo che, dal tanto male che fece, ora progrediva e insieme a lui e con lui, l’intera Europa.

Dalla Germania degli anni cinquanta partirono i primi impulsi per una ripresa economica in Italia e di di tutta l’Europa occidentale che rapidamente portò lavoro e benessere a tutti i Popoli occidentali.

Tutto funzionava e progrediva a meraviglia, la nuova Germania e la novella Europa, quasi come due sorelle gemelle crebbero e prosperavano nel tempo, influenzando e conteggiando con la loro voglia di sapere e di fare e questa volta in modo positivo, il Mondo intero.

Tutto a posto allora?

Nix tuto bene, tutto Scheiße Kamaraden.

Gli anni delle vacche grasse finirono presto, non certo perché ci fu un’altra crisi tipo anni venti, no, le cose non andarono esattamente così, nix crisi tipo anni venti, i bei tempi finirono presto a causa di un imprevisto che nessuno si aspettava o avrebbe mai potuto prevedere.

Il declino della Germania iniziò verso la fine degli anni settanta, appena cinque lustri dopo la fine della seconda Guerra mondiale, con l’apparizione di un prototipo di homo sapiens germanicus, a molti di noi, finora del tutto sconosciuto.

Nessuno sa ormai dire con sicurezza da dove lo sconosciuto venisse, chi l’avesse creato o di chi fosse figlio, di sicuro si sa solamente che, improvvisamente, costui bussò alla porta della Storia portandosi appresso tanti mentecatti come lui.

L’arrivo dello sconosciuto diede il via all'attuale decadenza tedesca.

Da quel giorno, tutti i valori e virtù accumulati iniziarono a vacillare e a degenerare e la Germania cominciò a perdersi di nuovo per strada.

Il nuovo arrivato si dimostrò presto un vero maestro del lamento, un deplorevole, capace e abile menestrello della mala sorte. 

Bugiardo, cinico e intrigante, furtivo e codardo, questo fariseo dell’umanità era venuto dal nulla e niente aveva a che fare o veder con tutti i buoni propositi tedeschi dell’immediato dopo guerra; ma era arrivato per restare e la Germania non fu più la stessa.

Come un cancro con molte putride metastasi, questi prototipi dal basso orizzonte si misero all'opera e infestarono, con il loro comportamento, non solo la Germania e il Mondo intero, ma anche la vera aria che noi tutti respiriamo.

Sembra veramente che il ritorno dei lavoratori mediterranei e delle loro famiglie create in Germania, coincida con l’apparizione del nuovo prototipo di homo sapiens germanicus. 

Le malelingue, invece, assicurano che, in effetti, costui non fosse mai scomparso, insinuando anche che sia sempre esistito nel sottobosco delle strutture sociali tedesche, pronto a rispuntare come un fungo velenoso non appena e ogni qualvolta si presentasse l’occasione propizia.

Conseguente a questo deplorevole e nefasto “status quo” di cose, se è di questo che veramente in fondo si tratta e per quanto a me e ai miei colleghi tedeschi del tutto sconosciuto e da noi avvertito solo per sentito dire, mi meravigliò e non poco, di incontrare in quel di Monopoli un’intera squadra di questi nefasti personaggi teutonici…

Oggi, in tempo di quasi compagna elettorale qui in Germania il Ministro dell’economia tedesca Rössler (FDP liberale) ben intento a togliersi la testa dal cappio politico che i suoi stessi sostenitori gli hanno messo al collo, per profilarsi a salvatore della produzione di corrente elettrica tedesca; disse che intendeva mettere fuori uso la Legge sulla protezione ambientale per agevolare la costruzione e nuove linee dell’alta tensione sul territorio federale.

Prima di lui, il Ministro degli esteri ed ex Vicecancelliere Westerewelle (sempre della FDP liberale ma ormai senza nessuna testa da salvare perché fu proprio il Rössler a tagliargliela) l’anno scorso e sempre d’estate; andava dicendo che per permettere alla Grecia di pagare i suoi debiti verso il contribuente tedesco si poteva costruire nell'isola di Creta un grande parco fotovoltaico la cui corrente elettrica poi; si doveva trasportare in Germania su una linea dell’alta tensione da costruirsi lungo tutta la penisola italiana.

Sempre di questi tempi, il Ministro delle Finanze bavarese Söder (CSU nazionalista) disse che la Grecia doveva uscire dalla zona Euro.

In verità disse che doveva essere sbattuta fuori dell’Euro.

Il Ministro delle Finanze bavarese di buon mattino, andava vaneggiando che con l’espulsione della Grecia dalla zona Euro intendeva statuire un esempio per Nazioni come la Spagna e l’Italia; le quali, sempre secondo il Ministro delle finanze bavarese, costavano troppi soldi ai contribuenti tedeschi.

Entrambi i ministri con le loro scemenze e stupidate politiche intento guadagnare consensi per superare entrambi la soglia del 5% delle preferenze alle prossime elezioni per non essere tagliati fuori da qualsiasi Governo sia a livello di Land sia Federale.

Il bifolco nazionalista bavarese Markus Söder disse proprio cosi: Statuire un esempio.

Penso che nessun politico in Germania si sarebbe mai permesso di usare una frase simile nei confronti della Grecia o di qualsiasi altra Nazione europea; infatti, la manovalanza hitleriana di esempi in Europa ne ha istituiti già troppi.

Solamente un nazionalista bavarese poteva usare termini simili.

Hitler’s helfers helfers; ovvero: I cosi detti aiuto manovale dei manovali hitleriani, hanno una triste tradizione nella storia della Germania dello scorso millennio.

In linea di massima erano solerti stranieri opportunisti come oggi si potrebbero classificare gli i finlandesi sostenitori dell’attuale dottrina Merkel e i Paesi Baltici e slavi in generale, Polonia inclusa.

Costoro erano reclutai e arruolati sul posto per eseguire i lavori sporchi.

Erano guardiani nei campi di concentramento e di sterminio nazisti ovvero i famigerati Kapò.

Erano spie civili della Gestapo nelle varie citta.

Erano carcerieri e aguzzini del loro stesso popolo in Germania e anche nei vari paesi europei occupati dai nazisti.

Oggigiorno è semplicemente blasfemo pensare a un ritorno al passato dittatoriale di stampo nazista.

Il Popolo tedesco compatto questo non lo permetterebbe mai, su questo non è nemmeno necessario discuterci sopra, già il pensare a una cosa simile sarebbe un sacrilegio in se stesso.

Di fatto però si può parlare di una dittatura di stampo lobbista tedesco, con tanto di manovali di mestiere, come appunto lo sono gli olandesi e il Benelux in generale,  i finlandesi e gli slavi baltici.

L’attuale dottrina Merkel, poi; intende distruggere l’iniziativa economica di Mario Monti, per questo la Cancelliere rimane rinchiusa nel silenzio delle sue ferie estive e lascia la sua manovalanza e aiuto manovali vari fare il lavoro sporco; questa volta però si sbaglia.

A Settembre la Signora Merkel si vedrà presentare il conto per tutta una serie di scelte politiche sbagliate che in primo luogo hanno danneggiato e continueranno ancora per un poco a danneggiare la Germania e l’Unione Europea.

La richiesta di Mario Monti ai Capi di Governo, di agire con più fermezza in fatto di politica europea è seguita da una dichiarazione dalla segreteria generale della CSU nazionalista bavarese, dove si dice che la Germania non è disposta a rinunciare alla propria democrazia per i debiti degli italiani.

A prescindere dal fatto che un buon dimezzamento delle spese di corte e delle le pensioni della nomenklatura civile o militare che sia, annienterebbe in pochi mesi il Debito Pubblico Italiano  è proprio vero, Matrona Bavarie come madre … è sempre incinta.

PS.
Non mi ricordo più quando scrissi questo articolo, probabilmente l'Anno scorso. L'ho solo modificato in vista delle elezioni Nazionale in Germania e in Baviera, alla presente estate. 

Di stupidaggini politiche estive in Itala se ne sentono tante: bene, questa e la prova che tutto il Mondo è paese.

L'unico guaio e differenza, è che nel bel Paese, le stupidaggini politiche, si sentono tutto l'Anno.  

martedì 16 luglio 2013

ILVA TARANTO



  

Il Teatro delle Marionette spregevoli.

Mo' sentite sto, Claudio Borghi Aquinu qua,  come chiude il suo articolo su "Il Giornale":
Secondo la rilevazione 2013 di Legambiente delle 10 città più inquinate d'Italia 9 sono in Pianura Padana (con il non invidiabile primato di Alessandria) e l'unica «intrusa» non è Taranto, bensì Frosinone, eppure l'aspettativa di vita in Nord Italia è fra le più alte al mondo. Le paure irrazionali vanno governate perché la salute è fondamentale ma non cade dal cielo, bisogna guadagnarsela.

Come fa un giornalista a essere cosi meschino? 

Le malattie da inquinamento dipendo tutto dalle sostanze che si trovano nell'aria, non dalla puzza! Cazzo!

Ieri parlando del giornalismo italiano scrissi: "Complice un giornalismo italiano semplicemente di merda, vile e ruffiano.... Credevo di avere un poco esagerato, ora so che avevo ragione ragione!"

Da "Il Giornale"

Ilva, Bondi intossicato dai luoghi comuni

L'uomo delle missioni impossibili crocifisso per una banalità. Perché chi tocca certi pregiudizi muore

Claudio Borghi Aquilini - Mar, 16/07/2013 - 08:06

Dicono che L'Italia sia il paese delle sentenze prese come Vangelo già scritte prima che gli eventi accadano.

 Basta sfiorare il filo elettrificato del cattocomunismo che separa gli dei del PD dal resto dell'italica  mascalzonaggine che anche il più immacolato degli eroi diventa un traditore, un poco di buono, uno da segnare a dito digrignando i denti.

Di questo clima inquisitorio  ne ha fatto recentemente le spese un manager  che agli occhi di molti , è quasi divenuto anch'egli un icona  vivente. 
Enrico Bondi, l'esecutore chiamato a risollevare le sorti dell'Ilva di Taranto dopo numerose esperienze di «risanatore» fra cui spiccò la rimessa in carreggiata della Parmalat. 

Agli occhi del pubblico Bondi è ormai una specie di agente speciale incaricato delle missioni impossibili, in grado persino di farsi nominare «supertecnico» dal non rimpianto governo di tecnici guidato da Monti,  senza suscitare indignazione.

Bondi ormai non domanda più nemmeno compensi per la sua attività e, una volta insediato all'Ilva prima come amministratore e subito dopo come commissario straordinario, ha fatto una cosa banalissima: Chiedere una relazione ad un gruppo di esperti per poter capire meglio il da farsi. 

Incauto lui.

 Lui con la sua l'esperienza avrebbe dovuto capire che è obbligatorio confermare le aspettative dei mascalzoni al potere, ogni altro esito è inconcepibile. 

Nella relazione infatti pare si indichino delle concause che potrebbero spiegare dati anomali sulle malattie nell'area di Taranto, fra cui il diffuso smercio di sigarette di contrabbando che vedono nel porto pugliese uno dei principali centri di importazione di tabacco non trattato e quindi nocivo. 

La teoria del resto non è nemmeno nuova; ne ha ´già fatto cenno  in altre occasioni il professor Franco Battaglia e anche altri studiosi hanno in passato fatto rilevare che l'Ilva non è certo l'unico «agente inquinante» della città, come stabilì la relazione del servizio riciclo rifiuti e bonifica; dell'assessorato all'ambiente datata 2011 dove si evidenziavano anche le responsabilità dell'Arsenale Militare della Marina nell'inquinamento delle acque. 

Prima ancora di leggere la relazione, la semplice indiscrezione  che vuole l'Ilva come origine di tutti i mali del mondo è stata sufficiente persino ad infangare l'icona Enrico Bondi. 

Le relazioni scientifiche servono solo se funzionali alla tesi ufficiale voluta  dai politici.

Quando dimostrano che certe baggianate come gli ecoblocchi del traffico non hanno alcun impatto ecco subito i sindaci come Pisapia a Milano affermare che è vero, contro l'inquinamento non servono, ma si faranno lo stesso per «educare i cittadini. 

L'ambiente è importantissimo e bisogna essere inflessibili contro l'inquinamento, specialmente se doloso, però la salute dei cittadini passa anche attraverso la prosperità economica.

Ogni anno gli incidenti stradali causano 1,24 milioni di morti ma nessuno pensa di vietare le automobili. 

La forza industriale passa anche per cose che puzzano come centrali, fabbriche e rifiuti. 

Secondo la rilevazione 2013 di Legambiente delle 10 città più inquinate d'Italia 9 sono in Pianura Padana (con il non invidiabile primato di Alessandria) e l'unica «intrusa» non è Taranto, bensì Frosinone, eppure l'aspettativa di vita in Nord Italia è fra le più alte al mondo. 

Le paure irrazionali vanno governate perché la salute è fondamentale ma non cade dal cielo, bisogna guadagnarsela.

Questo e quanto scrive il "giornalista" de  “Il Giornale.”

Questo in sostanza la dottrina ambientale della delinquenza politica e manageriale italiana. 

… und ora date un'occhiata qua!

Sorry, certi articoli sono in lingua Tedesca e Inglese, la stampa italiana in generale, se non si tratta delle chiappe di una povera ragazza marocchina abbagliata dalle luci della ribalta, è troppo vile e meschina per scrivere certe cose. meno male che esiste ancora una stampa europea della quale ci si può fidare






          La metafora del Grande Fratello come dice "Panorama" in questo caso c’entra poco e nulla.

          La difesa dell’ambiente si pratica con gli adeguati sistemi di filtraggio delle polveri.

          La salute pubblica, egregio Signor Claudio Borghi Aquilini come dice Lei; non cade dal cielo.

          Noi non abbiamo bisogno del suo acume e sussiego di spiegazioni per saperlo.

          La sua presa di posizione egregio signore Claudio Borghi Aquilini; è puro e semplice vile servilismo, tracotante, crudele arroganza che può sorgere solo dalla bocca di un piccolo arrogante untore, servo del letamaio politico e mafioso italiano.  

Perdio come fa un giornalista ad essere così meschino?

          Mi creda sulla parola quando le dico che sappiamo   che la salute ambientale va tutelata, come anche la saluta pubblica.

La prima, vale a dire il nostro ambiente, perché questo Pianeta, sul quale lei pure vive è l’unico che abbiamo.

          La seconda, vale a dire la nostra salute, la sua compresa, egregio Lei, signore Claudio Borghi Aquilini,  va tutelata, appunto perché noi comuni mortali, ne abbiamo una sola.

          Per tutelarle entrambe; bastava che a delinquenza industriale italiana avesse investito l’uno per mille dei propri guadagni in adeguati impianti di filtraggio e di raccolta delle polveri e monitoraggio delle emissioni di gas e sostanze nocive nell'atmosfera. (Vedi anche Ital Green Energy a Monopoli in Provincia di Bari)

          Questi impianti simili a quelli dell'Ilva di Taranto esistono e sono in uso in tutto il Mondo la dove si produce acciaio, ma nessuno di questi inquina e uccide gente come quello dell'Ilva di Taranto.

Lei egregio Signor Claudio Borghi Aquilini si è mai chiesto perché le altre acciaierie sparse pel Mondo non ammazzano la gente come quella dell'Ilva a Taranto?

          Bastava investire l’uno per mille dei vostri lauti guadagni, dannati e maledetti voi, per salvare centinaia di vite umane e tanti lutti e sofferenza alla popolazione di Taranto e non solo.

Ha mai sentito parlare del dramma ambientale che sta vivendo anche la città di Monopoli -Bari?

Un giorno, anche questo crimine alla Salute pubblica perpetrato dall'Ital Green Energy con il benestare del Comune e di tutti gli Enti statali del caso e il silenzio della magistratura arriverà sui giornali e  ne riparleremo. su questo ci può giurare, nel frattempo però decine di persone, se non centinaia, si saranno ammalate e molte di loro saranno pure decedute.

          Ora, a sanare l'Ilva arriva un commissario di Stato speciale salva tutto, nella persona del Signor Bondi, già amministratore dell’Ilva e pertanto corresponsabile di omicidio plurimo se non addirittura di strage procurata e di inquinamento ambientale.

Wahnsinn, pazzesco, roba da matt´, roba da matt.

          Alla fine della sua nefasta carriera di Industriale il Signor Bondi, percepirà qualche cosa come 90 mila euro di pensione mensile, (novanta mila euro ogni Mese)  ma la gente a Taranto continuerà a morire d'inquinamento che secondo certi figli di puttana è dovuto in gran parte al contrabbando di sigarette e all'Arsenale della MM.MM

          I mascalzoni alla dirigenza dell'Ilva sapevano che inquinavano, erano a conoscenza di cosa la gente stava e, sta morendo; se ne sono infischiati tutti.

          La criminalità industriale italiana, la politica canaglia e mafiosa, naturalmente italiana, la delinquenza ambientale italiana assieme ai sindacati italiani, tutti assieme, vergognosamente, hanno taciuto e si sono macchiati non solo di omicidio volontario e di strage, non solo a Taranto, bensì anche a Monopoli e nella Terra dei fuochi.

          Questi criminali sono stati tutti zitti e  a sangue freddo e senza pietà, stando semplicemente a guardare, hanno lasciato che la Gente di Taranto come a Monopoli; e nella Campania Felix; morisse avvelenata. 

          Ora, hanno pure lo spudorato coraggio di far scrivere ai loro vili lacchè, articoli simili.

          Secondo me, il “giornalista” Claudio Borghi Aquilini dovrebbe vergognarsi e scusarsi con le vittime di questo scempio umano e ambientale. 

          I tecnocrati EU poi, chiedono spiegazioni al Governo Letta sul caso della Signora Abliazov. 

          Come mai, la cosi solerte UE non ha mai chiesto al Governo Italiano spiegazioni sul grave inquinamento e sulle  le vittime di Taranto, di Monopoli o della Campania Felix o del criminale inquinamento di tutto il meridione italiano, che ha già fatto centinaia di vittime? 

          Siccome ci siamo, per la madonna, come mai, giacché gli ipocriti all’UE sempre cosi solerti a far raccomandazioni economiche a chi magari in verità sta meglio di loro e son sempre pronti a intervenire nella diplomazia estera e negli affari interni italiani, come mai non hanno ancora chiesto spiegazioni ai Governi Monti e Letta, che cazzo intendono fare per risanare la Ilva e come mai i colpevoli di questo scempio non sono ancora in galera?

Cazzo!