martedì 12 gennaio 2016

FRAUENPOWER

Parlando della desolante politica europea verso i profughi di guerra; una mia cara amica di Facebook, mi diceva che la Cancelliera Merkel se ne doveva  andare e chiedeva, anche a coisto che la definissi una razzista; la chiusura di tutti i confini europei, sia per i fuggischi ecomonici afro-arabi; cosa che secondo me sarebbe giusto fare; sia per i profughi di Guerra, cosa che ritengo sbagliato fare.
Sosteneva la sua tesi dicendomi che potevo darle pure del razzista.
Le risposi così:

Figurati, hai ragione, non ti chiamo razzista no.

Vedi, lo sbaglio che tutti hanno fatto e stato quello di sottovalutare Lampedusa.
Tutti gli Stati europei pensavano che la Carta di Schengen li tenesse al riparo dai clandestini che giornalmente sbarcavano a Lampedusa.
Le ipocrisie che uscivano dalla bocca del Commissario per l’emigrazione con la Presidenza Barroso, la Signora Malmstöm sono memorabili.
Ja, le porcate di Jose Manuel Barroso stesso ai danni dell’Italia; sono un insulto all’Umanità e  gridano vendetta.
Te lo ricordi Martin Schülz assieme al Barroso e a tutta la genga degli ipocriti europei alle esequie delle centina di vittime annegate nel Mediterraneo?
Io si!
Come mi ricordo il vigliacco,  viscido  meschino cinismo del bifolco bavarese  Hans Peter Fridrich (CSU) che come Ministro degli Interni a Berlino, nei confronti dell’Italia, quando Maroni chiedeva una equa spartizione degli asilanti in Europa, non aveva che frasi di disprezzo e derisione.
Ricordiamoci anche il bifolco bavarese Joachin Hermann, Ministro degli Interni a Monaco di Baviera, tipico esempio di insulso cinismo e ipocrisia di stampo Seehöfer i grande capo della CSU bavarese nazinalista e traboccante di ipoocrisia;  che nei vari Talk Show televisivi della Repubblika Federale; andava blaterando che durante il Governo Berlusconi, gli Italiani lasciavano annegare i clandestini, piuttosto che salvarli.
Al tempo di Berlusconi, il fenomeno dei profughi di guerra siriani non esisteva ancora e  i clandestini erano il prevalenza fuggiaschi economici da Paesi nordafricano sicuri come il Marocco, la Tunisia, o afro-occidentali come il Ghana e la Nigeria.
Il fenomeno dei profughi di guerra verso l’Italia e l’Europa; iniziò quando lo zingaro ungherese Nicolas Sarkozy, allora Presidente della Repubblica di Francia, con il beneplacito della Merkel e di tutti i Paesi Nato distrusse la Libia, und guarda caso, sempre per quello spirito di altruismo scandinavo, il primo Paese a mandare i suoi aerei a bombardare Tripoli assieme a quelli francesi;  fu proprio la Danimarca.
La Siria venne dopo, la distrussero incolpando Damasco di aver usato il gas contro la sua Gente.
Poco importa se in seguito si scoprì che furono gli islamiti dell’Isis, una creatura americana; ad usarlo, il danno ormai era fatto e milioni di siriani si riversarono sui Balcani, per fuggire agli assassini dell'Isis; proprio per non incappare nelle magli del trattato  di Schengen.
Oggi giorno tutti si rifanno sulla vergognosa frase svizzera. Dsa Boot ist Voll, ovvero la barca e piena. (sovra carica)
Questo lo dissero gli svizzerotti ; durante il regime hitleriano.
Tutti  biasimavano gli svizzeri che dopo aver derubato dei loro averi ; rimandavano indietro nelle mani della Gestapo e a morte sicura i cittadini tedeschi di religione ebraica dicendo loro appuntpo; »Das Boot ist Vol.« .
Oggi tutti i Paesi europei dicono la stessa cosa; La barca e piena; e ripudiano il trattato di Schengen che fino all’altro giorno usavano come arma contro L’Italia.
Il fatto rimane che i profughi di guerra devo essere accolti e trattati secondo la Carta dei Diritti dell’Uomo.
L’Unione Europa tutta, ha il dovere di albergare e assistere i profughi e le loro famiglie secondo le modalità previste dal Trattato delle Nazioni Unite.
I profughi dal canto loro hanno il sacrosanto dovere di ritornare nei loro rispettivi Paesi e ricostruire le loro infrastrutture che loro stessi in fondo hanno contribuito a distruggere non appena le schermagle sono terminate.
Gli altri;  i fuggiaschi econimici; la soldatesca afro-araba della megera Kyenge o la delinquenza balcanica della megera Laura Boldrini, Presidente del Parlamento Italiano, invece, quelli sono da rimpatriare subito.
Certo che ti do ragione, con questo scritto; volevo solo chiarire qualche cosuccia  anche per le italiche sinistroidi e ipocrite matrone e i loro sinistrati coglioten sinistroidi.
Tutto li, certo che ti do ragione; ciao.
PS:
La Merkel però rimane, deve rimanere, attualmente  un suo successore in Germania non esiste.

Frauenpower la politica della Repubblica Federale di Germania; é salda in mano alle Donne, Le “Frau” i  politici tedeschi se  si sono mangiati tutti, tutto quello che rimane sono ridicoli figuri come De Maizière, l’attuale Ministro degli Interni, gli Hans Peter Fridrich,  gli Joachim Herrmann, e giullari politici vari come quell’altro bellimbusto di Schuer, (CSU) che si mette pure la brillantina nei capelli. il quale voleva addiritura impedire agli stranieri di parlare la loro lingua madre nelle loro abitazioni in Germania, nonchè  macachi vari di terza e quarta fila.
La Cancelliera Merkel non teme il confronto con questi ridicoli; Passe par tout.
Le prossime elezioni federali saranno un confronto e un esempio di Frauenpower, dove le Signore si graffieranno e si tireranno per i capelli senza pietà.  
L’unico pericolo per a Cancelliera Merkel è la Presidente del NRW, la Signora Hannelore  Kraft (SPD), che , se veramente dovesse scendere in campo; è l’unica che le possa tenere testa.
Be':  allora oltre ai graffi e le tirate per i capelli, le due contendenti al trono politico più sicuro e forte  D'Europa; si prenderebbero pure a borsettate in testa, :) :) :) 3:)
Parola di Marinaio..

 

 


giovedì 7 gennaio 2016

Colonia Stazione Centrale


Dicono che quello di Colonia è un fatto senza precedenti, ma lo è davvero? 

Senza precedenti, secondo me; è il fatto che è successo in una Stazione Ferroviaria controllata dalla Polizia Federale che a detta di tanti; ha dimostrato di essere del tutto impreparata; mentre invece, stando a quanto dicono gli esperti di guerriglia urbana, un massiccio intervento da parte delle forze dell’ordine avrebbe provocato un vero e proprio macello, se non addirittura una carneficina.  

Vi ricordate del comportamento degli Hooligans olandesi a Roma? 

Avete un idea di cosa sarebbe successo a Roma se le forze dell’ordine avessero caricato in forze? 

Significa questo che le Città europee sono alla mercé della delinquenza urbana? 

Si, le Città europee sono alla mercé della guerriglia urbana. 

Della violenta reazione dei guerrieri urbani a Genova durante il G 20 vi ricordate pure non è vero? 

In aggiunta ai rivoltosi di professione che in qualsiasi momento possono mettere a ferro e a fuoco qualsiasi Città; in aggiunta ai vari borsaioli professionisti, zingari e balcanici ora abbiamo anche gli afro-arabi e profughi economici e clandestini vari che delinquono; che spacciano droga ai bravi e onesti cittadini, che borseggiano e commettono furti e soprusi di ogni genere. 

Ricordiamoci che solamente in Italia, all’appello mancano 100mila  afro-arabi che sembra si siano dissolti nel nulla. 

La notte di Capodanno a Colonia sono stai denunciati tre casi di stupro, un centinaio di molestie a sfondo sessuale e diverse centinaia di furti. 

Questa è ordinaria amministrazione e di gran lunga inferiore ai fatti criminosi e incresciosi che avvengono a ogni Carnevale o durante l’Oktoberfest  o mercatino natalizio in qualsiasi grande città. 

L’unica novità e la variante afro-araba e sudamericana. 

Siamo veramente sicuri che la variante afro-araba o sudamericana sia una novità? 

La megera Boldrini e le sue scagnozze, chissà poi con quale autorità; sembra abbiano vietato ai Questori e ai Prefetti di emanare dei veri e propri bollettini di guerra riguardanti la criminalità dei nuovi cittadini italiani e portatori  di una nuova civiltà e cultura di stampo indigeno afro-arabo o  marocchino e zingaro o balcanico, albanese o kosovaro o sudamericano; qual dir si voglia. 

Tutto questo per dirvi che la Repubblica Italiana di Matt e Matteo, sinistroide e incostituzionale com’è  non è altro che una grande Stazione Centrale di Colonia, o di Amburgo, Stoccarda o Monaco di Baviera.  

Fin qui ci siamo, non è vero? 

La Signora Henriette Recker Sindaco-capo di Colonia non ha detto niente di spropositato. 

Innanzi tutto vi ricordo che la Signora Recker pochi mesi fa e sopravvissuta all attentato di un balordo che con una coltellata l’ha quasi uccisa e se poi adesso andiamo a spulciare ciò che ha detto, ci accorgiamo che i suoi consigli alla Donne, non sono poi cosi fuori luogo..  

A nuova offesa, nuova difesa. 

La Signora Recker ha consigliato alle Donne di stare più attente a dove vanno. 

Ciò non significa, come leggevo qua e la su Facebooki, commenti di qualche femminista spiritata  e irosa, in perfetto stile di Medusa , sillabare orrore perché  secondo loro;  qualcuno vuole le Donne  rinchiuse in casa o girare per le strade e i vari Kermes e feste paesane, insaccate in un burqa o peggio ancora con addosso la cintura di castità con tanto di lucchetto elettronico.  

La Signora Racker non intendeva certo questo, esortando le Donne a strae più attente alludeva soprattutto all’accentuata pericolosità delle nostre Città proprio per colpa dei nuovi portatori di cultura e civiltà boldriniana. 

Ciò che successe a Colonia, succede in tutte le Città europee da Capo Nord in Norvegia a Lampedusa, o mi sbaglio? 

Ciò che ora succede all’aperto, a parte i furti di telefonini e portafogli, succedeva e succede tra le mura in ogni ufficio, in ogni fabbrica e  in ogni mezzo pubblico dove gli Uomin,i considerano  le Donne selvaggina. 

Nuove Leggi non servono; Colonia ci insegna che urge un applicazione più severa delle vigenti Leggi e questo su scala europea. 

La criminalità urbana va combattuta soprattutto con l’immediata deportazione della delinquenza afro-araba e sudamericana; come spiegava questa mattina il Ministro degli interni del Nordreno Vesfalia se la pratica di richiesta di asilo politico non è ancora conclusa. 

Chi richiede asilo politico non deve delinquere. 

La cafonaggine dei nativi europei nel confronto delle Donne invece è una questione di educazione civile. 

Qui però le Donne che subiscono soprusi e molestie sessuali tacciono per paura di perdere il loro posto di lavoro o per pudore civile. 

La delinquenza afro-araba e sudamericana in Europa si combatte coordinando le azioni di polizia in tutto il territorio europeo, mentre  la cafonaggine nazionale invece, la si affronta con l’educazione e  il rispetto verso le Donne …  und se ciò non bastasse care Signore ricordatevi che una bella ginocchiata ben messa tra le gambe di un qualsiasi cafone molestatore, fa miracoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

venerdì 1 gennaio 2016

ALTROCHÈ NOSTRADAMUS

 
 
La maggior parte degli italiani sdegna la verità degli altri.  
Le verità degli altri, le tante verità di tutti gli altri per molti italiani non contano, vengono subito classificate come invidia, goffa e malaugurata critica, e catalogate come distorsione dei fatti.  
In parte ciò è vero.  
La vulnerabilità sociale delle società Italiana è palese a tutti e ci vogliono ben più che frasi fatte e squilli di tromba  per consolidarne le infrastrutture, per far questo ci vuole rispetto degli altri, considerazione delle necessità e dei diritti del prossimo e sincerità verso se stessi.  
Bisogna insomma avere il coraggio di usare il proprio cervello e non cadere nella tentazione di saltare sul carro del più forte o di chi per quale ragione poi anche, reputiamo tale.   
Oramai la società Italiana nel corso dei secoli è stata debitamente avvisata dalla Storia su cosa significa arrivare troppo tardi, non essere pronti alle richieste dell’evoluzione sociale significa sprofondare nel caos, dove ognuno, con il cuore in gola corre come il cane dietro alla sua stessa coda, fino al completo esaurimento delle sue forze.  
La caratteristica che porta gli individui a considerarsi qualche cosa di speciale e di eletto e non, come una goccia d’acqua, sia pure con le sue ben definite caratteristiche che la distinguono da tutte le altre ma anche parte indelebile della grande Onda in un oceano di Onde, ha del tragicomico e del narcisismo unico al Mondo.  
Questa è una malattia, la malattia che scaturisce dalla prospettiva del rospo che voleva diventare un bue, o del bue che voleva diventare un elefante, o della spaccapietre che voleva diventare una montagna.  
Alla base dell’idiozia umana troviamo la presuntuosità, vale a dire, l’assoluta certezza di aver ragione e di essere superiore agli altri.   
Mentre per gli antichi greci gli “idiotes” erano persone uniche, semplici ma speciali, per gli antichi romani infetti già allora dal virus del narcisismo e da quel senso di irrazionale superiorità che prima li rese pigri e letargici, e poi vulnerabili alle invasioni di altre civiltà, sicuramente meno colte, gentili e raffinate, magari forse rozze al paragone, ma dannatamente micidiali e distruttrici, così che infine, proprio a causa della loro idiozia in versione latina, furono semplicemente inghiottiti dalla Storia e tutto quello che di loro è rimasto son quattro ruderi e i saggi e gli splendori dei tempi antecedenti la loro idiozia, gli idiotes appunto, erano i grulli, che vivono nel buio dell’ignoranza.   
Che differenza di interpretazione di un termine, non ti pare?  
Mentre per gli antichi greci “idiotes” significava essere qualche cosa di speciale e positivo, più tardi per l’antica romana, idiota, quasi a disdegno della cultura altrui, era sinonimo di ignoranza.  
Italico disprezzo per il sapere e la capacita altrui si evidenzia proprio in questa interpretazione del termine “idiotes” positivo per gli antichi greci, negativo nell’antica Roma.  
L’intransigenza del pensiero è qualche cosa di spaventoso, di allucinante e di un’arroganza tale da allontanare qualsivoglia forma di dialogo e svolgimento costruttivo del pensiero in sé. 
La matrice dell’italico pensiero è presto detta, se non sei italiano non sai, non puoi sapere, e se sei, chi sei, o peggio ancora, chi ti credi di essere?  
Il “chi sei” o la forma ancor più negativa e spregevole, “chi ti credi di essere” nasce dal culto del narcisismo, che portò alla scomparsa dell’impero romano e che porterà alla dissoluzione della cultura Italiana e alla sua immersione e comunione con quella islamica, questo, quando nei prossimi decenni il fattore demografico si renderà dolorosamente palese.  
In quel momento ci sarà una fusione di culture mediterranee che difficilmente si svolgerà in maniera ordinata e pacifica.  
Dove, e questo sia ben chiaro, nessuna delle quali sarà quella di prima.  
Nel tutto ora mettici i vari raggruppamenti di clan criminali che “attanagliano” la società Italiana, tanto per usare termini teatrali di eccelse e lungimiranti tesi che come funghi spuntano oggigiorno dal sottobosco in cerca di applausi e consensi e guarda cosa salta fuori. 
Il narcisismo dell’italico pensare sfodera il meglio di se, e biasimando il resto del mondo e le sue molteplici verità, si rinchiude nel suo guscio pieno di presunzioni e di cliché verso Dio e verso i Popoli della Terra e con sdegno e sufficienza, aralda al Mondo il suo ponderato e arguto elucubrato e scaglia i suoi anatemi a destra e a manca.  
Miseriaccia nera, che assordante rumor di ferraglia mentale sale ai cieli o scende fin giù negli ultimi scantinati della Terra a rischiare le tetre e ottuse umane menti nei tuguri del mondo.  
Spesso, ascoltando le varie interviste televisive, de i vari “idiotes” come Eco o Ruscoli, oppure quelle che i piccoli opportunisti politici come i vari Leoluca Orlando o Buttiglione, concedevano alle varie Iene della tv tedesca, a degli aspidi velenosi come la Sandra Maischberger o quell’altra Belva l’Anne Will, mi domandavo di che cosa si dette eccelsi italiche menti stessero parlando.   
Ci volle un poco prima che riuscissi a capire che in fin dei conti costoro, abilmente teleguidati dalle feline (magari ora un po’ sdentate e spelacchiate) della tv tedesca come senza dubbio lo sono la Maischberger e la Will, non conversavano, non discutevano, non facevano il punto delle loro tesi filosofiche o opinioni politiche, bensì sotto le sapienti sferzate di quelle fantastiche Iene mediatiche, in modo maestrale e capace davano solamente sfoggio della loro primordiale e innata “Urdummheit” =idiozia primordiale”   versione antica Roma!  
Ed erano pure felici e contenti di farlo.  
- See more at: http://www.maristaurru.com/index.php/Scritti/Parpaiola-Lfg-n-49-La-quadratura-del-cerchio-all-Italiana.html#sthash.AZWbyEPH.dpuf

mercoledì 23 dicembre 2015

Natale 1989.




Plymouth 24 Dicembre 1989
A bordo della Motonave Condor.

La viglia di Natale, Jan il nostro Nostromo, Luwala la nostra mascotte di Bordo ed io, la passammo a bordo della Condor in riparazione nel Porto di Plymouth.

Il Comandante -armatore e il resto dell'equipaggio erano andati dalle loro famiglie per le feste natalizie e a bordo per ragione tecniche eravamo rimasti in tre: Luwala la nostra mascotte , Jan il nostromo cuoco ed io. 
Quel Natale  non la posso certo annoverare tra le mie feste migliori ma senz’altro, tra i  più originali e sicuramente indimenticabile.

Jan ed io avevamo decretato che per festeggiare degnamente e da bravi cristiani la viglia di Natale, dovevamo prepararci un tacchino arrosto.

Nel nostro frigorifero, per quanto rovistassimo, non trovammo nessun tacchino, ma, insieme alle solite carni bovine e suine, solo dei polli e un’anatra congelata.

Ponderammo a lungo la possibilità di andare in un supermercato per comperare un tacchino,  aveva però cominciato a piovigginare, faceva freddo e così, di comune accordo elevammo l’anatra a tacchino natalizio.

Pensammo a lungo come preparare l’eccelso avvoltoio,  dopo tanto ponderare, decidemmo che in ogni volatile natalizio che si rispetti, ci voleva un ripieno.

Nel frigorifero della cambusa trovammo mezzo litro di salsa bolognese e dello  speck affumicato, c’era anche il resto del riso di un paio di sere prima quando Jan ci aveva preparato uno squisito Nasi Gore ,con salsa di crema di arachidi e Sambal Oeleck, la potente salsa di peperoncini rossi dell’Indonesia; altro non trovammo

»Tutto questo dovrebbe bastare.«  Decretammo di comune accordo e cosi, mentre Jan si dava da fare a tagliare un paio di cipolle da amalgamare col lo speck, il riso e la salsa bolognese, io  mi accinsi a togliere l’anatra diventata tacchino dal suo involucro di plastica.

Luwala, ben sapendo che le era stato tassativamente proibito di entrare nella cambusa,  si era posizionata davanti all’entrata e molto interessata al nostro dafffare ci osservava senza perdere mai d’occhio ogni nostra mossa.

L’avvoltoio finì nel forno a scongelarsi e mentre un Jan lacrimante, tagliava la cipolla; io cominciai a rovistare nei cassetti e armadi della nave alla ricerca di qualche decorazione natalizia.

A Bordo avevamo solo delle palline colorate e della lametta argentata ma per quanto rovistassi, non trovai un vero e proprio albero di Natale di plastica come molte navi hanno e questo naturalmente, non mi andava genio.

»Un Natale senza albero natalizio è come una birra senza schiuma!« Pensai e così, anche se piovigginava un poco, decisi di uscire a fare un po’ d’acquisti natalizi.

In città fui molto sbrigativo e veloce: Da Woolworth mi presi un piccolo albero di Natale di plastica con luci e lametta incorporate e un paio di cassette DVD filmate.

Dal macellaio un bell’osso per Luwala e dal pasticcere una torta di mele, mi pressi anche un paio di bottiglie di vino e ritornai a bordo senza neanche bermi una birra.

Nel frattempo Jan aveva non solo preparato il ripieno, ma lo aveva pure trasferito dentro l’avvoltoio ed era intento, usando un ago e spago da velieri, a cucire e a sigillargli il culo.

Pago del suo lavoro, guardò la sua opera e, visto che era ancora presto, la mise nel frigo e cominciò a pulire la cambusa.

Da parte mia, mentre Jan puliva la cambusa, avevo messo l’albero di Natale sul televisore,  un po’ di lametta argentata un po’ dappertutto in mensa agganciandola agli oblò e ai ganci nelle paratie che ci servivano da attaccapanni e, ricordandomi che qualche giorno prima nel sacco degli stracci avevo visto una bella tovaglia colorata, l’andai a prendere e la distesi sul tavolo.

Così addobbata la mensa ci sembrava una reggia.

Jan ci preparò del caffè fresco ed io misi la torta di mele sul tavolo, diedi l’osso di bue a Luwala che, avendolo sicuramente già fiutato, aveva spostato la sua posizione d’osservazione dalla cambusa alla mensa.

Imperterrita, si prese l’osso tra le fauci e trotterellando in un angolo del corridoio, iniziò a rosicchiarselo in pace.

Ci eravamo appena seduti al tavolo quando sentimmo una voce che da terra ci stava chiamando.

Era uno degli inservienti del porto venuto ad avvertirci che quella sera avremmo avuto una bassa marea eccezionale e, pertanto, ci disse di stare attenti alle nostre cime d’ormeggio.

Augurandoci un Buon Natale, l’uomo inforcò di nuovo la sua bici e pedalò via nella pioggia nebbiosa del mezzo pomeriggio.

Seduti in mensa, mentre Luwala stritolava il suo osso di bue, ci bevemmo il caffè e mangiammo mezza torta di mele, lasciando il resto per la sera.

Jan ed io, in frangenti simili, non avevamo molte cose da dirci, perciò ci guardammo uno dei nuovi film e verso le cinque, mettemmo l’avvoltoio nel forno e ritornammo in mensa a vederci un  film.

Verso le otto di sera, Jan mise le patate a cuocere, aprì una scatola di crauti rossi, li mise in pentola e, dopo aver fatto soffriggere della cipolla, ci aggiunse una bella mela sbucciata e ritornò subito in mensa.

Verso le nove di sera il nostro avvoltoio arrosto era pronto e cucinato a puntino. Jan lo aveva tolto dal forno e messo in un vassoio.

Lo aveva posato sulla porta del forno perché rimanesse bel caldo e, mentre io imbandivo la nostra tavola natalizia e Jan si preparava a decorare il vassoio natalizio con i crauti rossi e le patate lesse,  sotto l’attento sguardo di Luwala che non lo perdeva d’occhio un singolo istante, ci preparò anche una salsa di pollo preconfezionata.

Proprio quando tutto era pronto e stavamo per portare il nostro cenone di Natale in mensa, sentimmo secca una delle cime d’armeggio, ormai tesa al massimo, scricchiolare, prossima alla rottura.

»Scheiße, Chief abbiamo dimenticato le cime d’ormeggio!« Sbottò Jan e scattò verso l‘uscita.

Senza indugi, lo seguii sperando di arrivare in tempo.

La bassa marea era davvero eccezionale, la nave era scesa di almeno cinque metri dal livello della banchina, sembrava veramente che fossimo caduti in un immane buco nero e, da come si muoveva l’acqua del porto, non avevamo ancora raggiunto il livello minimo finale.

Prima allentammo le cime di poppa e poi andammo a prua.

Dalla prua potevamo guardare a filo di banchina e vedere in distanza le luci della città.

Dietro le finestre delle case, visto che non pioveva più e l’aria era tersa, potevamo vedere tante luci colorate e nel porto della Royal Navy un grande albero di Natale tutto illuminato.

Come due derelitti in un mare di luci e in un Mondo in festa, ci accendemmo una sigaretta e silenziosi ci guardammo in giro ognuno immerso nei suoi pensieri e ricordi.

Se non fossero state quelle luci, dietro le finestre e l’albero di Natale della Marina, avremmo potuto pensare di vivere in un citta fantasma.

Le strade erano semplicemente deserte, non si vedevano macchine in circolazione e il silenzio era assordante.

Noi due ce ne stavamo lì a guardare fumando in silenzio e pensavamo lontano.

»Dove diavolo è Luwala?« mi chiese Jan guardandosi in giro.

»Come? Cosa hai detto?«

»Luwala non ci ha seguiti Chief,« mi avvertì Jan.

La chiamai… non rispose… silenzio assoluto.

Non sentii nemmeno il suo muso toccarmi una gamba come usava fare di notte in coperta, per dirmi che mi era vicina.

Niente, Luwala era rimasta a poppa.

»Jan quella dannata ci sta fregando l’avvoltoio!« dissi allarmato buttando la mia sigaretta a mare.

»Allora questa sera divento un coreano,« ringhiò Jan minaccioso scendendo veloce la scaletta che dalla coperta di prua ci portava a quella di lavoro dove c’erano i boccaporti delle stive.

»Speriamo di no!« pensai mentre seguivo Jan che a grandi passi si dirigeva verso poppa.

Senza rendermi conto se che con quel “Speriamo di no” intendevo lui coreano o Luwala ladra di avvoltoi natalizi, lo seguii fino in cambusa e là ci rendemmo conto che in effetti, il nostro bel cenone di Natale era sparito.

La chiamai, ma Luwala non rispose e tanto meno si fece vedere.

»Forse è andata da te in cabina.« Disse Jan.

»No, da me viene solo a dormire; lei ha però il suo posto segreto sotto la scala che dal ponte di lancio porta a quello di navigazione.« Spiegai incamminandomi per andare a vedere.

Quella dannata cagna se ne stava lì sdraiata sulla coperta di legno sotto la scala, con il nostro cenone di Natale tra le zampe e al nostro apparire fece finta di niente.

Ci piantò gli occhi addosso scrutando attentamente ogni nostra mossa mentre, contenta e beata, annusava il culo dell’avvoltoio proprio là dove la salsa bolognese, il riso del Nasi Goren e lo speck con la cipolla pian piano fuoriuscivano.

La ladra si alzò sulle zampe solo quando noi oltrepassammo quel cerchio di sicurezza che ogni felino ha e che pertanto anche una dannata cagna, una spudorata ladra di cenoni natalizi come Luwala, indubbiamente aveva.

Con l’avvoltoio al sicuro tra le sue zampe e il naso ben fisso a pochi millimetri dal suo culo, Luwala ci guardava ringhiando minacciosa.

»Chief, penso che crauti rossi con patate lesse e uova fritte possano andare pure bene come cenone di Natale e, se proprio vogliamo, possiamo farci anche un paio di braciole.« Commentò Jan vedendo la mal partita.

»Ciò che pian piano mi sta facendo andare veramente in bestia è quello strafottente ghigno che quella stronza ha stampato in faccia! Jan, quella cagna lì, non ci sta minacciando; quella li ci prende in giro! Adesso capisco che cosa aveva in testa! È tutto il pomeriggio che ci sta spiando. In tutto questo tempo, lei non ha mai perso d’occhio l'anatra e, al momento opportuno l'ha rubata.« -Gli spiegai- »Ciò che mi fa arrabbiare è il suo ringhiare e sghignazzare  canzonatorio, quella disgraziata ride di noi.« Aggiunsi tra l’arrabbiato e il divertito.

Infatti, le cose stavano proprio così. Luwala, con quella sua ridicola posa di ladra di cenoni natalizi, con quel suo ghigno cretino e ben studiato, ci dava da intendere che per nessuna ragione era intenzionata a dividere la sua preda e che era meglio per noi se l’avessimo lasciata in pace.

Ormai sapeva che aveva vinto lei e ce lo stava facendo sapere con quella sua grottesca farsa da guerriera ladrona.

Bastò che facessimo un mezzo passo indietro e lei si ridistese sulla coperta e, tranquilla come se fosse tutta sola al Mondo, cominciò a leccare il culo del dannato pennuto.

»Questa sera, quando vieni a dormire, faremo i conti!« Ammonii la larda che ormai, sicura della sua preda, imperterrita e senza scomporsi, continuava a leccare le chiappe all’avvoltoio.

Nella cambusa trovai Jan che, tra l’incazzato e il divertito, stava cuocendo un paio di braciole.

La nostra mascotte si ripresentò davanti alla porta della mensa una mezz’ora dopo.

Guardinga, la ladra guardò cercando di capire che aria tirava, senza entrare e con le fauci spalancate, mi guardava intensamente e capii che aveva sete.

Sfido io che quella disgraziata aveva sete; l’anatra era sta ben pepata e salata, la salsa bolognese era del tipo piccante ammazza sette e pure la pancetta affumicata aveva la sua bella quantità di sale.

Riempii un secchio d’acqua, glielo misi davanti al naso e ritornai in mensa a guardare la Tv.

Solamente quando mi accorsi che voleva entrare in mensa le indicai perentorio le scale che portavano alla mia cabina. Silenziosa Luwala si girò e andò senza battere ciglio su per le scale ma, prima di andarsene mi guardò sorniona, quasi ridendomi in faccia e poi se ne andò a dormire.

Verso mezzanotte, quando pure noi andammo a nanna, trovai Luwala che dormiva sorridendo nel sonno.

Il giorno dopo, guardammo sotto le scala dove Luwala aveva il suo nascondiglio, non trovammo niente, nemmeno un chicco di riso… la ladra, si era mangiato tutto, cipolla compresa.

La Motonave Condor (Storie di uomini e di navi, Band 1) (Italienisch) Taschenbuch – 16. März 2017


  • Taschenbuch: 314 Seiten
  • Verlag: Independently published (16. März 2017)
  • Amazon Kindel
  • Sprache: Italienisch
  • ISBN-10: 1520853440
  • ISBN-13: 978-1520853444
  • Größe und/oder Gewicht: 15,6 x 2 x 23,4 cm
  • Versione cartacea ed elettronica