mercoledì 28 giugno 2017

Sea Watch e.V my Ass


Clandestini, Ong e genia varia.

Vediamo che cos’è una cosiddetta Ong o Nog oppure come si chiamano in Germania da dove provengono: Eingetragene Verein, semplicemente definita come e.V ovvero Associazione registrata presso un Tribunale.

Le associazioni e V,  in Germania oramai non si contano più e sono dei veri pilastri portanti della sana vita sociale della Repubblica.

Troviamo le e.V soprattutto sportive, in parte sovvenzionate dallo Stato che sono un vero e proprio vivaio di futuri e attuali campioni olimpionici sia a livello amatoriale sia professionale.

Troviamo le e.V come associazioni folkloristiche, quelle degli apicultori, dei  fioristi dei giardinieri e ortolani degli allevatori di coniglietti e gallinelle, le e.V per la protezione degli animali e per aiuto ai senzatetto und chi più ne ha, più ne metta.

Negli ultimi tre Anni nel Mediterraneo sono apparse diverse imbarcazioni di cosiddette e.V  la prima delle quali la Sea Watch e.V fu registrata presso il Tribunale di Amburgo nei 2014.

La prima imbarcazione della Sea Watch era un vecchio porchereccio in via di demolizione lungo una ventina di metri o forse meno, acquistato da un faccendiere di Amburgo, tale Harald Höppner e in seguito riparato e allestito dai membri della e.V.
Il peschereccio fu battezzato Sea Watch e con gran frastuono mediatico specialmente da parte della ZDF il secondo programma TV della Germania tramite gli strilloni del mo-ma magazine  e ciarlatani TV vari, fece, se non vado errato la sua trionfale entrata nel Mare Nostrum all’inizio dell’Estate del 2014.

Lasciamo perdere ora le altre Ong e.V tedesche e olandesi, che in fondo son tutte uguali e, tenendo presente che non una di queste imbarcazioni Ong naviga sotto la bandiera Nazionale di registro delle e.V, vediamo il meccanismo delle Ong.

Notiamo subito che essendo imbarcazioni di un organizzazione privata praticamente da diporto,  per soli membri della e.V non hanno bisogno di un assicurazione e, non trasportando passeggeri, non sono nemmeno certificate e registrate dalla Germanische Lloyd, sono in pratica bagnarole private che salpano da La Valletta e vanno in crocerà di piacere.

Quando i boldi croceristi poi si imbattano in barconi carichi di persone che rischiano di affogare e loro sacrosanto dovere cristiano soccorrere i naufraghi e lanciare un May Day alle navi nei paraggi perché li aiutino a salvare il più persone possibile.

Succede ora che le Leggi cosiddette del Mare ancorate nella convenzione IMO impongono a qualsiasi imbarcazione di trasportare anche per le doverose cure mediche i naufraghi nei porto sicuro più vicino e, a parte i porti libici, nelle vicinanze; abbiamo il porto di Zarzis in Tunisia e La Valletta a Malta, mi domando pertanto come mai le navi Frontex e la Guardia Costiera Italiana facciano un tragitto di 225 miglia marine per scodellare il loro carico umano in Sicilia e nella Penisola Italiana.

Dobbiamo anche tener presente che sulle navi Frontex durante il tragitto dalle coste libiche alla Sicilia ci sono stati diversi decessi di naufraghi stremanti, l’ultimo della lunga macabra serie, mi pare sia stato ieri 28/06/17 un neonato deceduto subito dopo il parto.

Il bambino avrebbe potuto essere salvato se la nave invece che affrontare una giornata di navigazione per approdare in Sicilia si fosse diretta a Zaizis in Tunisia o a La Valletta nell’isola di Malta, dove sicuramnete i medici lo avrebbero salvato.

Qualcuno abbia ora la compiacenza di spiegarmi che cosa sia veramente l’omissione di adeguato soccorso perché secondo me qui siamo nel campo dell’omicidio colposo.

Strano è ora il silenzio della ciarlataneria TV tedesca e personalmente comincia chiedermi se non sia il caso di esporre denuncia contro la Sea Watch e alte e.V Ong per tratta di esseri umani,

 Corrono voci che l’Italia vuole chiudere i porti a navi con a bordo clandestini ma si  potrebbe sapere di che cazzo state parlando in Italia?

 La Commissione UE va blaterando di Leggi internazionali e che bisogna dare alle imbarcazioni negriere e.V Ong  il tempo di adeguarsi?

Perdio, l’Italia e l’UE si devono adeguare agli interessi operativi delle navi private negriere e.V Ong, cazzo; adeguarsi a cosa?

Chiudete i fottuti parti e confini e richiamate la Guardia costiera e la MM.MM dentro le acqua territoriali italiane e fate correre via qualsiasi nave , anche Frontex con clandestini a bordo.

Ho appena ascoltato il tguno; a Bruxelles stanno parlando a vuoto, vi stanno prendendo per fessi e guadagnano tempo dicendo un sacco di stronzate.

Quello che dicono; sia il commissario Adropulus, sia la sua portavoce, è falso.

La Legge internazionale prevede che i naufraghi siano portati nel porto più vicino e quelli sono porti libici o tunisini e Malta e non a 225 miglia marine di distanza in Sicilia, cazzo, quand'è che la volete capire?

Prima si chiudono i porti a tutte le nevi con clandestini a bordo, poi la prossima Settimana si discute. Le Ong sono imbarcazioni negriere private e non devono avere voce in capitolo nella politica europea ne tanto meno nella sicurezza nazionale italiana.

Magari basterebbe che qualche peschereccio ... per sbaglio ... facesse finire pezzi di rete da pesca nelle ellche delle Ong, Quelle imbarcazioni non sono assicuriate e non sono registrate e classificate da nessuna Lloyd, praticamente sono navi private da diporto che navigano a loro rischio e pericolo, battono bandiera ombra e potrebbero solo far causa privata per danni alle loro imbarcazioni presso il tribunale di loro registrazione come Ong in questo caso la Germania e l'Olanda.

I porti Italiani vanno chiusi ora e basta.

mercoledì 21 giugno 2017

ITALIA 2017




Riflessioni italiane
 
Un Anno e 4 Mesi di reclusione per un pezzo di formaggio

 
Justiz ist letztendlich nur ein Spiegel der Gesellschaft.

Handelt es sich um eine korrupte Gesellschaft, wir es auch in der Justiz Korruption geben.

Alla fin fine la Giustizia non è altro che lo specchio della popolazione.
Se la popolazione è corrotta vi sarà corruzione anche nella Magistratura 

Il dramma italiano viene da lontano, infatti, la degenerazione del pensiero italiano, è una situazione mentale caratterizzata del concetto sociale venutasi a creare in Italia subito dopo l’Armistizio, quando gli sciacalli D’Italia, oggi raggruppati nel ANPI; camuffati da vittoriosi liberatori dal Fascismo, presero il potere.

La situazione italiana inoltre, evidenzia l’avidità degli sciacalli e degli avvoltoi diventati padrone e l’ingordigia dei barbari saccheggiatori che portano i corsari sociali, protetti da congreghe di corte e di palazzo, a predare in modo sommario, senza distinzioni e senza pietà e a comportarsi, tra l’italica popolazione dei beoti, come tanti piccoli iniqui sceriffi di Nottingham. 

Senza timore di sbagliare, si potrebbe pertanto dire che la società italiana è formata da tanti piccole tribù, controllate da individui che si osannano e incensano a vicenda definendosi governanti e amministratori del bene comune ma che in realtà, non sono altro che dei pendagli da forca, solo degni die esecuzione sommaria. 

Infatti, la funzionante amministrazione italiana del Ventennio Fascista è stata infiltrata e contaminata da miseri predoni, pronti, al disopra dei valori nazionali e di qualsiasi elementare senso di responsabilità sociale o pudore civile, a smembrare il Popolo Italiano. 

Lo scempio al Popolo italiano, non succede per un ideale politico o religioso; cosa deplorevole ma comprensibile; bensì per pura brama di soldi e di potere esecutivo.

Succede allora che, come i briganti e i tagliagole di strada, sono capaci di sgozzare i viandanti per derubarli, la schifoseria della nomenklatura italiana attuale, soggioga e salassa i cittadini, esasperandoli fino al suicidio.

Partendo dal presupposto che Dio non ha religione, tutte le filosofie e interpretazioni del vecchio e nuovo testamento, sono da definirsi settarie. 

Additare a  congiure internazionali poi, cercare di mascherare il cancro italiano con dotte tesi di trame quasi extraterrestri, atte a soggiogare i beoti bei paesani, è una reazione tipica di chi vuol gettare fumo negli occhi a chi, per indole o per mestiere cerca sempre il proprio tornaconto personale ed è pronto a osannare chi lo paga di più. 

Oggi la delinquenza politica italiana si chiama Lobby è non è controllata né da totonno u zappatore e abbacchiatore di olive e tanto meno da totonno u piscatore, bensì dai poteri finanziari nazionali ed internazionali

La stessa Germania, pur quanto essa stessa sia lasciata credere che tutto succede secondo il suo verbo, non è altro che un illusa pedina in un immenso tornado di soldi,  molto più grande di lei.  

I Presidenti della Repubblica Italiana stessa, non si possono definire che sfarzose e ben addobbate pedine nelle mani del vero potere finanziario nazionale e internazionale.  

Al margine di tutto questo  sembra che il Popolo beota, non abbia nessuna possibilità di scampo né forza per reagire a tutti gli scandali e soprusi di Stato e ritornare ai sacri valori italiani di un tempo. 

Sembra che contro l’accanimento giudiziario, la bramosa voglia di umiliare, di sopraffare e distruggere chi non intende allinearsi ai voleri della nomenklatura sinistroide italiana, non esista una forza, un contro potere capace di porre freno a quest’alterigia di Stato e sfrontatezza del potere esecutivo, mentre invece, per fermarlo e distruggerlo, basterebbe l’istantanea potenza di un singolo cerino. 

Oggi più che mai, il Popolo Italiano è al bivio della sua Storia.

Infatti, o è in grado di ribellarsi e salvarsi distruggendo l’attuale nomenklatura e una banda di toghe che alla luce del Sole; sicuri e con la certezza della non pena, spudoratamente si accanisce in tutta Italia contro i cittadini oppure soccombere definitivamente allo crudele logica della Storia, che elimina i poveri di spirito.

È dovere di ogni pendolare e di ogni comare D’Italia ribellarsi con fermezza e coerenza sociale senza stupidi effimeri interessi di qualche fanatica passionaria, a questa nomenklatura italiana che li sta avvelenando e uccidendo il Popolo Italiano, o la Terra dei Santi, dei naviganti, dei pensatori und dei fessacchiotten, diventerà definitivamente il cesso e la pattumiera d’Europa e del Mondo itero.
 


mercoledì 31 maggio 2017

Leitkultur my Ass


Sacro millenario Impero di Germania.
Il sano patriottismo è una gran bella cosa; la  sana percezione della Patria, amalgama la popolazione, la plasma, la fa sentire un unico indistruttibile Popolo, con un'unica anima.
Il sano patriottismo, è forza di volontà, la stessa forza che rigetta la “Leitkultur” o cultura guida di stampo bismarchiano, osannata degli ipocriti e da perdenti, sia che costoro siano politici  sia semplice gente della strada.
La forza distruttrice della Leitkultur, basata solo sull’ignorante arroganza e opportunismo politico dei mediocri a Berlino e dintorni,  credendosi veramente il faro guida del Mondo e detentore di tutte le verità politiche e tecnologiche; ora sta distruggendo la stessa vera Europa che pretende di dominare.
Leitkultur my Ass, Il patriottismo derivato dalla cultura guida bismarchiana, non solo sta demolendo l’Europa ma sta rendendo la Germania stessa, malefica e sleale al resto delle Genti europee.
La Leitkultur vuol farci credere che la forza economica che indubbiamente si traduce anche in forza politica della Germania, sia dovuta alle capacità tecnologiche e imprenditoriali dei popoli e delle tribù di lingua tedesca che popolano l’Europa centrale.
Come  possono quattro esaltati arrivare al punto di  pretendere che l’Europa  si inchini davanti a quello che secondo le loro traviate tesi, è la cultura guida tedesca alla quale tutta l’Europa oggi e il Mondo domani , si dovrebbero assoggettare?
Nessuna teoria sull’evoluzione della Germania è più errata di quella che proclama la superiorità intellettuale della Popolazione tedesca rispetto al resto delle popolazioni europee.
Dicono che tutte le strade portano a Roma questo è vero, ma prima di arrivare a quella che una volta era la Caput Mundi, passano prima per la Germania.
Pertanto possiamo benissimo affermare che tutte le principali strade  europee, sia terrestri, marittime, fluviali o aeree che siano; passano prima per la Germania.
Oggigiorno ad esempio è più semplice, meno costoso, più sicuro ed efficiente spedire un contenitore navale da Roma per New York  via Amburgo o Bremerhaven che da un qualsiasi porto italiano.
Oltre all’invidiabile posizione della Germania così piazzata nel centro dell’Europa com’è, vediamo che l’imprenditoria tedesca non è assolutamente solo teutonica, ma è formata dal fior fiore delle capacita imprenditoriali di tutta l’Europa, agevolata da un perfetto, o quasi,  integerrimo e intransigente sistema amministrativo.
La forza della Germania deriva anche dal fatto che è in gran parte circondata da piccoli Stati come i Paesi Baltici, la Polonia l’Ungheria, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, i Benelux, la stessa Austria, se messa a confronto con la grande sorella tedesca; è un moscerino che volenti o nolenti, dipende come tutti gli altri  dall’ economa tedesca.
Le altre grandi potenze europee invece si sottraggono o meglio detto si sottraevano all’influenza teutone, infatti con la Russia, la Francia e l’Inghilterra, la Germania ha da sempre condotto feroci e sanguinose guerre, uscendone si, sempre decimata, ma a lungo termine, proprio grazie alla sua centrale posizione in Europa, sempre vittoriosa.
Il Sacro Romano Impero in un primo tempo e lo stesso in un secondo tempo arricchito dagli Stati dell’allora Germania  che così formarono il Sacro Romano Impero di Germania, si può benissimo definire  il primo tentativo di un Unione Europea sotto l’influenza teutonica.
Fu proprio lo Stato della Chiesa con l’aiuto dei francesi a ribellarsi per primo a questo strapotere germanico, a trarne maggior vantaggio furono proprio l’Inghilterra, la Francia e la Russia.
L’evento Bismarck poi porto di nuovo ad altre guerre tra Francia e Germania e mentre gli inglesi iniziavano ad allargare il loro Impero e dominio coloniale; l’aristocrazia tedesca si univa con quella austriaca e si imparentava con quella russa.
Passando attraverso il disastro della Grande Guerra, a porre fine a tutto questo macello di vite umane e groviglio di interessi territoriali in Europa, dopo la Seconda Guerra mondiale fu proprio l’evento dell’Unione Europea che ora comprende non solo gli Stati che da sempre erano sotto l’influenza della Germania, ma anche gli acerrimi nemici di allora, vale a dire: La Francia e l’Inghilterra.
Come in un perpetuo mobile;  grazie alla sua posizione nel Continente europeo, alla tenacia e disciplina della sua popolazione e dei migliori tecnici e scienziati che l’Europa ha da offrire,  la Germania riprese forza e adesso siamo al punto di partenza: Troppo grande per cadere, troppo forte per non potere influenzare i sui vicini e i conseguenza di non “comandare” con un ombra talmente grande da fari paura e sbigottire la mediocrità europea.
I primi a capire che la Germania era di nuovo forte e questa volta economicamente e praticamente imbattibile furono gli inglesi che decisero di togliersi da quello che loro definiscono il giogo tedesco e oggi abbiamo le trattative Brexit.
La Russia che con Putin sta andando sempre meglio ora e un poco azzoppata dalle sanzioni economiche, volute dalla Germania, ma prima o dopo farà sentire il suo peso anche a Berlino, e qui Berlino dovrà, anche se per ora fa e bizze; scendere a patti; su questo non ci piove anche perché sulla ribalta si è presentato un certo Trump , crucco pure lui, forse ancora più crucco dei crucchi che non vede di buon occhio  un Unione Europea sotto l’influenza della Germania.
Quest’ultima mano però ancora tutta da giocare, prima però bisogna definire la posizione della Russa, che indubbiamente è parte integrale dell’Europa.

In questo scenario se vogliamo veramente che una forte e sicura Europa progredisca  non rimane che un'unica via ed è quella del Sacro Impero Teutonico degli Stati Europei sotto la guida di Super Big Mama Angelina und zum Teufel mit la Boldrina Presidenta und alles was dazu gehört.

La Cultura però, la vera Cultura, quella è di Roma.

Pertanto la Capiale  rappresentativa e sede presidenziale del Sacro Millenario Impero Teuronico degli Stati Europei dovrà essere Roma, mentre quella amministrativa sarà Berlino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

giovedì 25 maggio 2017

12 Vaccini per quante bare binache?




 
Docici vacini per quante bare bianche?
 
Guarda, guarda il tempo dei ma, dei forse, dei vedremo, del sapersi arrangiare, per le Famiglie D’Italia; è finito.

Ora le Famiglie italiane devono prendere una decisione giocare a dadi con la salute e vita dei loro figli o rischiare che un governo di mascalzoni porti via loro i figli, per metterli dove poi?
 
Forse venderli al primo offerente?

In quanto al resto, fosse la Lorenzin protetta dal padreterno, ciò che rimane da vedere è la reazione delle Famiglie italiane difronte a quesdto obbligo di vaccinazione di massa e se sono deposte a giocare alle roulette con la salute e la vita dei loro bambini.

Il Mondo vi sta a guardare Famiglie  D’Italia; soprattutto quello farmaceutico ma anche quello medico –scientifico.

Il primo, perché si lo attendono immensi guadagni; il secondo perché si aspetta un inaspettata pioggia di dati e rapporti patologici utili a generazioni future.

Il Dottor Mengele nei Lagere negli Ospedali di sterminio nazisti lavorava sulla stessa falsariga, macabro per quanto possa sembrare i suoi appunti e rapporti sono,  anche se confusi e mischhiati nei vari testi,; a tutt’oggi materiale di studio.

State più che sicuri che un domani la medicina parlerà anche dei risultati dei vaccinazioni forzate in Italia.

Eventuali decessi o danni permanenti alla psiche e salute dei vostri figli finiranno in una grafica di statistiche e saranno semplici numeri.

Voi,  siete tutti così bravi a pubblicare le foto dei vostri bei bambini, siete anche disposti a rischiare la voro salute e vita per gli interessi di un branco di mascalzoni e le loro troie di turno?

I vostri se, und ma und vedremo, il vostro dotto jap -jap, ora non vale più una cicca, ora forse per la prima volta nella vostra vita dovete prendere una decisione che vale molto più di un pacco di pasta gratis e dalla quale dipende la salute e la vita dei vostri figli.

Obbedire al volere della Lorenzin e dell’industria farmaceutica oppure no?

Voi, no avete che l’imbarazzo della scelta, la posta in palio la conoscete.

domenica 21 maggio 2017

CODROIPO


La Città di Codroipo in Provincia di Udine, è detta anche il Paese degli asini per via del suo antico mercato del bestiame che da sempre, ogni Martedì mattina si svolgeva sotto i vecchi platani del foro Boario.

Ora il mercato del bestiame non c’è più ma il nome, almeno nei ricordi dei vecchi paesani è rimasto.

Il paese nacque da un vecchio accampamento dell’antica Roma posto al crocevia delle strade che da sud, venendo da Aquilea e dalla costa adriatica, portavano verso nord e quella che da ovest andava verso est e che, attraverso i Balcani, portava verso la Grecia e Costantinopoli. Da quell’accampamento nacque mio Paese natale.

Nell’antichità era chiamato Quadribium, poi, con il passar dei secoli, divenne Quadruvium. Appartenne all’Austria e infine divenne territorio italiano.

Un tempo, quando andavo a trovare i miei, era come se ritornassi al mio passato.

Con l’andare degli anni, però, mi accorgevo che il Paese mi diveniva sempre più alieno sino ad apparirmi pieno di gente strana e lugubre e come se fosse popolato soltanto da funesti alieni.

Il mio Paese era diventato da poco una Città e aveva acquisito un non so che di tenebroso, mi sembrava come una via di mezzo tra una tranquilla e cinica cittadina provincialotta, arrogante e rincretinita in se stessa e una cloaca di bifolchi con la mentalità da ladri di gusci d’uovo.

Il Paese era in mano ad una banda d’imbecilli avidi di soldi, falsi nel parlare e nel fare e di conseguenza, dall’antico paese di contadini ne era venuta fuori una cinica Città friulana provincialotta e ottusa, abitata da extraterrestri e non certo da codroipesi.

Anche la Chiesa parrocchiale non era più la semplice Chiesa Parrocchiale di una volta e pertanto, come si addice a ogni Città che si rispetti, era stata trasformata in un Duomo.

Il mio paese, dove i sapienti e caparbi contadini, i provetti artigiani dalle mani d’oro di un tempo non poi tanto remoto, erano le colonne portanti di una civiltà tranquilla e lavoratrice che vantava ben due millenni di storia e che nessuno al mondo era mai riuscito a scalfire, non esisteva più.

Nemmeno la Repubblica Veneziana, con i suoi Dogi, aveva potuto piegare la caparbia tenacia dei paesani né tanto meno gli austro-ungarici con la loro crudeltà erano riusciti a squilibrare le fondamenta di una comunità rimasta tranquilla e operosa nei secoli, sulla quale la Storia passava; senza poterne intaccarne o cambiarne la tenace tranquillità.

Bastarono invece un paio d'anni e alcuni bifolchi dalla parlantina facile per cancellare duemila anni di Storia.

Queste, già da diversi anni ormai, erano le mie amare impressioni quando, da qualche angolo di mondo, facevo una scappatina a casa a trovare i miei.

Ormai mio paese era il paese –che non–esisteva-più e mi piaceva sempre meno. 

L’altezzosa ignoranza della gente era quasi grottesca, rasentava ormai l’inverosimile e i novelli cittadini, mi sembravano diventare sempre più diffidenti e invidiosi, di tutto e di tutti.

I tempi della tranquilla convivenza erano ormai lontani, se non addirittura remoti, tanto che a volte notavo che anche tra amici e vecchi compagni di scuola era venuta a mancare la consueta sincerità. 

Se è vero, come dicono, che i tempi rimangono invariati nel tempo e che è solo la gente che cambia, allora quella del paese -che- non-esisteva-più, era sicuramente cambiata in modo innaturale e negativo.

La gente si era trasformata in una banda di diffidenti e miscredenti che nulla avevano a che vedere con  chi un tempo popolava un luogo sempre fiorente e tranquillo.

Sul paese ormai sparito si era stesa una cupa e spessa cupola di invidia e di mal celato rancore veramente singolare.

Mi bastava osservare la gente ai banchi delle trenta osterie, pizzerie e caffè bar che si potevano contare nel raggio di neanche un chilometro, per costatare il loro grado di sterilità mentale e capire quanto i paesani di un tempo erano diventati guardinghi, suscettibili e diffidenti del loro prossimo.

Di veramente genuino erano rimasti alcuni vecchi paesani, ovviamente tutti grandi amanti del buon vino della cucina locale, giurati e sinceri amici del Tocai e candidati a morte prematura a causa della cirrosi al fegato o della trombosi dovuta all’alto tasso di colesterolo o per arresto cardiaco dovuto all’alta pressione.

Queste piccole malattie collaterali al buon vino e al saporito mangiare correvano rampanti su e giù per le strade della città, scegliendosi a casaccio il candidato di turno da carpire da spedire nel cimitero comunale, in Via delle Rimembranze, erano ormai diventate quasi un marchio di qualità.

I vecchi paesani ancora rimasti erano gli unici con cui andavo d’accordo: con loro si poteva parlare con tranquillità e si sentiva che era rimasta gente sana e sincera. 

Puntualmente ci si trovava in Piazza verso le undici di mattina e, come ogni giorno di tante eternità prima, immancabilmente ci ripromettevamo di farci solo uno o due bicchieri di vino per poi andare puntualmente a casa all’ora di pranzo che, da che mondo è Mondo, scocca inesorabile a mezzogiorno al primo tocco della campana dell’Angelus.

Il problema, però, consisteva nel fatto che nei paraggi c’erano troppe osterie e tutte vantavano buoni vini e spuntini e noi, uomini semplici ma perspicaci, sapevamo senz’altro onorare senza schernirci quel poco che ancora c’era di buono e genuino intorno a noi.

Puntualmente, come ogni giorno verso le due del pomeriggio, come d’incanto il nostro giretto mattutino terminava e noi, che avevamo come sempre saltato il pranzo, ce ne andavamo a casa a sorbirci rassegnati e mogi le consuete ramanzine delle rispettive mogli o madri che non volevano in nessun modo capire che erano proprio queste nostre comunioni mattutine che ancora tenevano acceso un barlume di ricordo del paese scomparso.

I loro predicozzi, veri e propri monologhi commisurati e perfettamente dosati nelle parole e nel tono, potevano durare anche una buona mezz’ora ma non riuscivano di certo a distruggere in noi il desiderio di mantenere in vita la fiammella che ricordava il paese scomparso. 

Pertanto, sempre sperando che qualcuno più giovane si unisse a noi, pronti a continuare la tradizione paesana una volta che ce ne fossimo andati per sempre, l’indomani mattina ricominciavamo puntuali il solito rituale mattutino.

I bigotti cittadini, invece, si tenevano lontani da noi.

Ai loro occhi, noi eravamo ormai diventati dei paria e quei poverelli non ci degnavano di uno sguardo che non fosse di commiserazione.

 L’ottusa alterigia tipica dei farisei, proibiva loro di dialogare con noi, per loro, noi uomini semplici, schietti e genuini, qualità ormai sconosciute in una Città di bifolchi con la cravatta, eravamo solo degli zoticoni, ubriachi tutto il giorno e pertanto, indegni della loro considerazione e non più frequentabili.

Il giorno migliore della settimana per me era il Martedì: sin dalla mia infanzia quello era il giorno in cui in paese c’era il mercato settimanale all’aperto.

Solo di Martedì, già da diversi anni ormai, riappariva finalmente il paese che tanto mi mancava, quand’ero bambino c’era pure il mercato del bestiame ben conosciuto non solo in tutto il Friuli, ma anche nel Veneto e proprio per questo, i vecchi di allora scherzosamente; lo chiamavano il paese degli asini.

Ogni Martedì dai paesini vicini venivano i contadini per vendere la loro verdura, i polli e le uova di galline ruspanti, con il ricavato le donne di casa compravano stoffe per cucirsi i vestiti e tutto ciò che serviva loro in casa e che la terra non dava.

Come d’incanto ogni martedì mattina, come in una sagra paesana; tutti si conoscono, i paesani si salutano strada facendo, s’intrattengono un momento accanto ad una o l’altra bancarella a scambiare quattro parole e finalmente si parlano.

Ogni martedì, dalla Stazione Centrale all’Asilo Infantile, il paese risorto si trasforma in un lungo Supermercato, dove c’è tutto e di tutto: dalla bancarella con pesce “fresco” proveniente dall’Islanda a pochi passi dalla Stazione, a quella del formaggio nostrano e olandese, non lontano dall’Asilo.

È tra queste due bancarelle che, per circa un chilometro, si snoda il resto del mercato del paese finalmente risorto.

Verso Mezzogiorno poi, quando il mercato pian piano volge al termine, in molti si ritrovano a mangiare nelle osterie e nelle locande attorno alla piazza dove si serve la buona e genuina cucina friulana: pane ancora caldo e fresco di forno da mangiare con il bollito o inzuppare nel brodo allungato con un mezzo bicchiere di vino e un cucchiaio di formaggio grattugiato, oppure l’immancabile baccalà con l’indispensabile polenta.

Questi sono i semplici e prelibati piatti casalinghi della patria della cirrosi al fegato e del colesterolo alle stelle e apprezzati e ben ricordati da tutti i friulani nel Mondo.

L’ora fatidica per il paese suona alle quattordici di ogni Martedì quando il Mercato finisce e gli spazzini comunali iniziano a pulire le strade.

Ogni volta che vedevo gli spazzini comunali all’opera, mi chiedevo sempre chi conduceva e reggeva chi. In tutti gli anni non sono mai riuscito a capire se era lo spazzino che reggeva la scopa e puliva la strada, oppure era la scopa stessa che miracolosamente reggeva lo spazzino e, contemporaneamente, con ogni spazzata che dava, puliva la strada cancellando in questo modo, il Paese che di nuovo spariva e con lui le sue tradizioni, il suo folclore, la sua sincerità.

Più tardi, quando le strade e la Piazza erano di nuovo pulite, tutto ritornava come prima, con la stessa apatia, la medesima intolleranza e arroganza di sempre e la gente riprendeva pian piano a morire un'altra volta.

Solo noi, gli intrepidi eroi della Banda paesana del Tocai o del Merlot meridiano, con piccoli semplici contorni di fettine di salame e formaggio nostrano o, al massimo, con un poco di Grana Padano e pane fresco, oppure con dei semplici piccoli triangoli di mortadella alti appena due dita intinta in una semplice salsa al pomodoro ci sentivamo ancora vivi e consapevoli di esser circondati da un’orda nefasta di Zombi da dimenticare. 

Zoticoni a questo mondo ce ne sono tanti, di tutte le fattispecie e di tutti i colori, sia da questa e sia dall’altra parte dell’oceano, in Germania come in Italia. 

Anche a Brema in Germania dove abito, se ne trovano diversi, di conseguenza non c’è da meravigliarsi se codesti prototipi di homo sapiens si trovano pure nel mio paese natale, posto nel bel mezzo del Friuli e, in definitiva, scomparso perché da poco elevato a città.

Il Paese che non esiste e che non ha nemmeno più la Chiesa Parrocchiale, giacché anche quella come in ogni Città che si rispetti è stata elevata agli altari delle Cattedrali denominate Duomo, come amaramente dovetti un giorno costatare, era pieno zeppo di zoticoni, anzi, era infestato da zoticoni, era inquinato da zoticoni e un po’ tutti ma, in special modo uno di loro, l’aveva su con me.

Quello, fra i suoi vaneggi dovuti molto probabilmente a un colpo di sole o a un coppo piovutogli in testa chissà dove, un giorno si convinse che ogni Città che si rispetti doveva avere il suo bel monumento.

E' risaputo che un monumento avrebbe dovuto mostrare qualcuno o qualche cosa di saliente e d’importante nella cronaca cittadina.

 Il guaio era che né il paese scomparso, né tanto meno la Città, apparsa dopo al suo posto, vantavano eroi o fatti di cronaca salienti, che ne so, del calibro della presa della Bastiglia in Francia ad esempio, anche perché a ben vedere, di Bastiglia da prendere non c'è n’erano mai state a Quadruvium.

C’erano è vero, una casermetta e una caserma vuota, ma quelle, da tanto decrepite che erano, non le voleva assaltare nessuno.

Gli unici eroi, sia del paese scomparso prima, sia della Città miracolosamente apparsa al suo posto dopo, erano quelli che facevano i salti mortali per arrivare dignitosamente a fin di mese senza far debiti, e quelli se ne fregavano altamente di un monumento che li rappresentasse. 

A quelli non serviva un monumento, sarebbe invece servito piuttosto un lavoro che nessuno era in grado di o voleva o interessava procurare.

Figuriamoci poi se lo poteva fare un tizio lustro e ben pasciuto, affetto da doglie cerebrali in procinto di partorire l’idea di un Monumento Cittadino. 

Il guaio era che nemmeno poeti e grandi pensatori meritevoli di una Statua non c’era traccia nelle cronache paesane del passato e figuriamoci poi se, se ne potevano trovare in quelle più recenti.

 Niente, di personalità o fatti storici meritevoli di un monumento non se ne trovava nemmeno l’ombra e all’Asilo infantile un Monumento ai Caduti delle Guerre esisteva già.

C'era si nella cronaca paesana  un latifondista "benefattore" che si era arricchito con il lavoro e il sudore di chi, attraverso un sottile fetta di formaggio vedeva Venezia.

La nuova Città però, secondo il nostro arguto concittadino, aveva bisogno di un monumento e, dopo tanto penosi travagli mentali, dalle sue meningi provate, scaturì l’idea di dedicare il tanto agognato e sospirato monumento, all’Emigrante Friulano.

»Franco ti vogliono fare un Monumento.« Mi salutò quasi festosamente un bel mattino, il mio amico professore in pensione e pilastro portante della nostra Banda del Tocai Mattutino. 

Senza indugiare ad approfondire e spiegarsi meglio, mi pilotò nell’Osteria “Sot il Piul” dove gli altri nostri amici si stavano già allenando e riscaldavano diligenti il palato, con piccoli sorsi dello squisito nettare friulano che gli usurpatori ungheresi, come se quei disgraziati non avessero già derubato e profanato e scorrazzato abbastanza su e giù per Friuli, ci volevano rubare.

»Ho sentito che in Comune stanno discutendo sulla possibilità di erigere un bel monumento agli Emigranti, e di conseguenza, dato che anche tu sei un Emigrante, ti vogliono fare un monumento,« mi spiegò, davanti al banco dell’osteria, continuando il discorso iniziato poc’anzi per strada.

Prima assaporai un sorso del Tocai che 'oste mi mise davanti non appena raggiunsi il banco, poi mi accesi una sigaretta. »Credevo che voi altri aveste contato ormai tutti gli imbecilli del Paese, vedo che quello vi è scappato, come mai?« Chiesi rivolto al gruppo.

»Non cominciare come tuo solito a incolparci di questo e di quello, ormai siamo una Città e di imbecilli ce ne capitano addosso ogni giorno che passa e da tutte le parti, tanto che ormai cominciamo a perderne il conto. Quello là, ad ogni modo, lo abbiamo individuato e ti giuro che d’ora in poi lo terremo d’occhio.« Mi promise un altro mio compagno di classe mentre gli altri, con cipiglio e sguardo fermo e greve, annuivano solenni.

»Ne hanno già parlato in Giunta durante a loro ultima riunione,« ci informò il nostro amico oste da dietro il banco.

»Probabilmente non ne faranno niente e poi, ditemi, dove li andrebbero a trovare i soldi? Per quel che ne so io, il Comune è vicino all’insolvenza, è quasi in bancarotta o mi sbaglio?«

»Non esserne tanto sicuro Franco, da quella banda di imbecilli, ci si può aspettare di tutto, questo e ben altro e molto di più,« sentenzio il professore che al di fuori di Mark e Lenin e di un po’ di Mao e Fidel Casto; non si fidava che di noi.

Da quel fatidico giorno in poi la Città, nata come per incanto da un Paese scomparso, si divise in due.

Da una parte si allinearono tutti i cittadini pro monumento ed erano in molti, dall’altra, tutti i paesani con la testa sulle spalle che erano in pochi.

Fu così che la ridicola e penosa farsa sul pro o contro un monumento all’emigrante iniziò con interminabili discussioni e tra grandi scuotimenti di testa di chi, pur rimanendo neutrale e fuori dalle discussioni, si sentiva preso in giro e quelli erano gli Emigranti.

»Di te si va dicendo che sei un Agente della CIA, trasferito in Iugoslavia,« mi confidò un po’ più tardi uno più tardi dei miei amici.

»Io invece, dai soliti ben informati, ho sentito dire che Franco è un mercenario al soldo degli albanesi,« gli fece eco un altro.

»Buon per me che ancora non conoscete la Storia della Motonave El Castillo, quella che avrei dovuto riparare e allestire a Creta.« Pensai, sorridendo sornione.

»Tu Franco, da quando c’è la Guerra in Iugoslavia, nonostante tutte le dicerie sul tuo conto che circolano in Paese, prendi tranquillamente il treno per Udine e da lì, quello per Vienna, a Vienna poi, alla Stazione Centrale ti attende un Taxi che viene dalla Slovacchia e sparisci con lui nel traffico cittadino… capisci bene che questo non fa che alimentare la fantasia degli idioti! Non ti meravigliare se poi di te si dicono le cose più strambe e disparate, « mi spiegò il terzo della combriccola, mentre il nostro amico oste Mario Calligaris, ci metteva quattro nuovi bei bicchieri di Tocai nostrano davanti al banco.

»E il tuo bicchiere dov’è. «  Chiesi al nostro oste preferito, quando vidi che ne aveva versati solo quattro.

>la giornata è ancora lunga,< mi rispose Mario sorridendo.

Quel giorno il discorso del momu,mento lo lascianno perdere e pian piano terminammo la nostra scampagnata trale osterie del paese e ritormanno all''ovile casalingo.