giovedì 23 novembre 2017

"Spiegami L'Itala" My Ass. Basta Saviano.


Ho sempre avuto una grande stima e fiducia del giornalista Giovanni Di Lorenzo.  

Ho sempre apprezzato i suoi articoli e la sua intervista al Cancelliere a.D della Repubblica Federale di Germania Helmut Schmidt è una pietra miliare nella storia del giornalismo politico tedesco. 

Il Signor Giovanni Di Lorenzo oltre ad essere un giornalista politico molto ben preparato, possiede anche una vasta cultura, politica e sociale.  

Giovanni Di Lorenzo è anche moderatore del programma televisivo “3nach9” di Radio Bremen. 

Il Talk Show “3nach9” è un programma TV molto ben fatto che lascia persone di spicco dello spettacolo e della vita politica e sociale,  raccontare e anche ironizzare se stesse.
  

Il fatto che ora il Signor Giovanni Di Lorenzo, sia messo con Saviano mi sorprende e mi rammarica non certo di poco. 

Questa notizia l’ho appresa questa mattina ascoltando “mo –ma” Il magazzino de mattino, sul secondo canale TV ZDF.de, dove appunto la giornalista televisiva Dunja Hayal intervistando Giovanni Di Lorenzo, presentò il libro,  scaturito delle doglie cerebrali del duo Saviano – Di Lorenzo: Spiegami L’Italia. 

Fino a questa mattina, credevo che in Germania, cavalcare l'onda anti–berlusconiana e diffamare, criticare in modo negativo e ingiurioso, propagando mezze verità abilmente contraffatte, di farle sembrare reali e veritiere, gli ochhi della popolazione tedesca;   fosse una prerogativa dei giornalisti da strapazzo, alo soldo dei bifolchi della mediocrità politica tedesca, oppure  di sinistroidi e piccoli  spauracchi della cultura italiana ben accolti e coccolati in un  Associazione Culturale Italo –Tedesca come quella di Bremen, ad esempio.

Purtroppo però, devo costatare che oggi giorno; anche giornalisti di spicco come il Signor Giovanni Di Lorenzo prostituisco il loro intelletto e professionalità fomentando astio e diffidenza tra gli Italiani e i Tedeschi in Germania.

Fino a poco temo fa; pensavo che la prostituzione mediatica fosse solo una prerogativa per “giornalisti” come il Tobias Piller oppure il suo degno collega Udo Gümpel.

Volessimo poi allungare la lista dei giornaisti alla quale ora anche Giovanni di Lorenzo si è accodato, potremmo benissimo aggiungerci anche  la altoatesina Grübe o  dell'alpino  rinnegato pure lui  altoatesino di Brunico che risponde la nome di Markus Lanz.

Quest'ultimo poi è il caporale degli alpini (Battaglione Vicenza pare)  che nel suo Talkshow; sempre sul secondo canale TV della ZDF. sputtanando Berlusconi e gli italiani, diede grande risalto a Martin "Kapo" Schulz membro onorario dei partigiani comunisti italiani dell'AMPI

Questo meschino modo di fare giornalismo è prerogativa degli stregoni della notizie e fattucchieri dello Spin-giornalistico in generale, ma nel modo più assoluto non di certo, di un giornalista che con la sua mordace schiettezza e serietà professionale come lo è Giovanni Di Lorenzo, che mi richiamava alla mente Walter Cronkite, il leggendario giornalista americano della CBS. 
  

La criminalità di stampo mafioso nei cessi di Posillipo e altri rioni nei bassifondi di città italiane specialmente nel nostro meridione; è una gran brutta cosa, che in realtà, anche se in forma meno violenta, si riscontra in ogni città; abbinare però questo tipo di criminalità rionale a oltre 60 (sessanta) Milioni di cittadini Italiani come sta facendo il fariseo Saviano, ora pure coadiuvato e sostenuto da Di Lorenzo, presentato e osannato alla TV tedesca, proprio grazie alla sua cooperazione con e per diretto interessamento di Giovanni Di Lorenzo,  è alquanto deplorevole, falso e ambiguo.
Giovanni Di Lorenzo così facendo si è messo sullo stesso gradino del fariseo Saviano.

In un prossimo futuro, specialmente dalla melma del giornalismo politico tedesco e nella già comprovata ambiguità culturale di dubbie Associazioni Italo –tedesche, come quella di Bremen; emergeranno come funghi velenosi articoli, conferenze e "serate culturali" atte solo a infangare il nome dell’Italia e degli Italiani facendoli passare tutti per mafiosi e per fascisti. 

Quest’ambiguo modo di far giornalismo in Germania e che sia ben chiaro questo; contribuirà di non poco ad aumentare la diffidenza tra la Popolazione tedesca e italiana, creando, specialmente in Italia, un'apprensione così grande nei confronti della Germania; da rasentare l’odio politico e  sociale. 

PS: Alla domanda della moderatrice Dunja Hayali del perché Saviano, non era venuto nello studio televisivo per un intervista, Di Lorenzo rispose che Saviano era sotto protezione e la sua scorta temeva per la sua sicurezza. 
Wahnsinn, pazzesco, roba da matt, roba da matt.



 Questo articolo lo presi dal Web nel 2010, leggetelo o fatevelo tradurre, qui il fatiscente Saviano, da sfogo di tutta la sua schifosa, vile e viscida demagogia.

Nessuno si deve sorprendere se un giorno,  qualcuno metterà il Saviano a tacere in modo definitivo e permanente;  una buona volta per tutte..

By ROBERTO SAVIANO

Published: January 24, 2010 

Italy’s African Heroes

Naples, Italy

WHEN I was a teenager here, kids used to shoot dogs in the head. It was a way of gaining confidence with a gun, of venting your rage on another living creature. Now it seems human beings are used for target practice.

This month, rioting by African immigrants broke out in Rosarno, in southern Italy, after at least one immigrant was shot with an air rifle. The riots were widely portrayed as clashes between immigrants and native Italians, but they were really a revolt against the ’Ndrangheta, the powerful Calabrian mafia. Anyone who seeks to negate or to minimize this motive is not familiar with these places where everything — jobs, wages, housing — is controlled by criminal organizations.

The episode in Rosarno was the second such uprising against organized crime in Italy in the last few years. The first took place in 2008 in Castel Volturno, a town near Naples, where hit men from the local mob, the Camorra, killed six Africans. The massacre was intended to intimidate, but it set off the immigrants’ anger instead.

In Castel Volturno, the immigrants work in construction. In Rosarno, they pick oranges. But in both places the mafias control all economic activity. And the only ones who’ve had the courage to rebel against them are the Africans.

An immigrant who lands in France or Britain knows he’ll have to abide by the law, but he also knows he’ll have real and tangible rights. That’s not how it is in Italy, where bureaucracy and corruption make it seem as if the only guarantees are prohibitions and mafia rule, under which rights are nonexistent. The mafias let the African immigrants live and work in their territories because they make a profit off them. The mafias exploit them, but also grant them living space in abandoned areas outside of town, and they keep the police from running too many checks or repatriating them.

The immigrants are temporarily willing to accept peanut wages, slave hours and poor living conditions. They’ve already handed over all they owned, risked all they had, just to get to Italy. But they came to make a better life for themselves — and they’re not about to let anyone take the possibility of that life away.

There are native Italians who reject mafia rule as well, but they have the means and the freedom to leave places like Rosarno, becoming migrants themselves. The Africans can’t. They have to stand up to the clans. They know they have to act collectively, for it’s their only way of protecting themselves. Otherwise they end up getting killed, which happens sometimes even to the European immigrant workers.

It’s a mistake to view the Rosarno rioters as criminals. The Rosarno riots were not about attacking the law, but about gaining access to the law.

There are African criminals of course, African mafiosi, who do business with the Italian mafias. An increasing amount of the cocaine that arrives here from South America comes via West Africa. African criminal organizations are amassing enormous power, but the poor African workers in Italy are not their men.

The Italian state should condemn the violence of the riots, but if it treats the immigrants as criminals, it will drive them to the mafias. After the Rosarno riots, the government moved more than a thousand immigrants to detention centers, allegedly for their own safety, and destroyed the rudimentary camp where many of them had lived. This is the kind of reaction that will encourage those immigrants to see the African criminal organizations as necessary protection.

For now, the majority resist; they came to Italy to better themselves, not to be mobsters. But if the Africans in Rosarno had been organized at a criminal level, they would have had a way to negotiate with the Calabrian Mafia. They would have been able to obtain better working and living conditions. They wouldn’t have had to riot.

Italy is a country that’s forgotten how its emigrants were treated in the United States, how the discrimination they suffered was precisely what allowed the Mafia to take root there. It was extremely difficult for many Italian immigrants, who did not feel protected or represented by anyone else, to avoid the clutches of the mob. It’s enough to remember Joe Petrosino, the Italian-born New York City police officer who was murdered in 1909 for taking on the Mafia, to recognize the price honest Italians paid.

Immigrants come to Italy to do jobs Italians don’t want to do, but they have also begun defending the rights that Italians are too afraid, indifferent or jaded to defend. To those African immigrants I say: don’t go — don’t leave us alone with the mafias.


Roberto Saviano is the author of “Gomorrah: A Personal Journey Into the Violent International Empire of Naples’ Organized Crime System.” This essay was translated by Virginia Jewiss from the Italian.


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