martedì 16 luglio 2013

ILVA TARANTO



  

Il Teatro delle Marionette spregevoli.

Mo' sentite sto, Claudio Borghi Aquinu qua,  come chiude il suo articolo su "Il Giornale":
Secondo la rilevazione 2013 di Legambiente delle 10 città più inquinate d'Italia 9 sono in Pianura Padana (con il non invidiabile primato di Alessandria) e l'unica «intrusa» non è Taranto, bensì Frosinone, eppure l'aspettativa di vita in Nord Italia è fra le più alte al mondo. Le paure irrazionali vanno governate perché la salute è fondamentale ma non cade dal cielo, bisogna guadagnarsela.

Come fa un giornalista a essere cosi meschino? 

Le malattie da inquinamento dipendo tutto dalle sostanze che si trovano nell'aria, non dalla puzza! Cazzo!

Ieri parlando del giornalismo italiano scrissi: "Complice un giornalismo italiano semplicemente di merda, vile e ruffiano.... Credevo di avere un poco esagerato, ora so che avevo ragione ragione!"

Da "Il Giornale"

Ilva, Bondi intossicato dai luoghi comuni

L'uomo delle missioni impossibili crocifisso per una banalità. Perché chi tocca certi pregiudizi muore

Claudio Borghi Aquilini - Mar, 16/07/2013 - 08:06

Dicono che L'Italia sia il paese delle sentenze prese come Vangelo già scritte prima che gli eventi accadano.

 Basta sfiorare il filo elettrificato del cattocomunismo che separa gli dei del PD dal resto dell'italica  mascalzonaggine che anche il più immacolato degli eroi diventa un traditore, un poco di buono, uno da segnare a dito digrignando i denti.

Di questo clima inquisitorio  ne ha fatto recentemente le spese un manager  che agli occhi di molti , è quasi divenuto anch'egli un icona  vivente. 
Enrico Bondi, l'esecutore chiamato a risollevare le sorti dell'Ilva di Taranto dopo numerose esperienze di «risanatore» fra cui spiccò la rimessa in carreggiata della Parmalat. 

Agli occhi del pubblico Bondi è ormai una specie di agente speciale incaricato delle missioni impossibili, in grado persino di farsi nominare «supertecnico» dal non rimpianto governo di tecnici guidato da Monti,  senza suscitare indignazione.

Bondi ormai non domanda più nemmeno compensi per la sua attività e, una volta insediato all'Ilva prima come amministratore e subito dopo come commissario straordinario, ha fatto una cosa banalissima: Chiedere una relazione ad un gruppo di esperti per poter capire meglio il da farsi. 

Incauto lui.

 Lui con la sua l'esperienza avrebbe dovuto capire che è obbligatorio confermare le aspettative dei mascalzoni al potere, ogni altro esito è inconcepibile. 

Nella relazione infatti pare si indichino delle concause che potrebbero spiegare dati anomali sulle malattie nell'area di Taranto, fra cui il diffuso smercio di sigarette di contrabbando che vedono nel porto pugliese uno dei principali centri di importazione di tabacco non trattato e quindi nocivo. 

La teoria del resto non è nemmeno nuova; ne ha ´già fatto cenno  in altre occasioni il professor Franco Battaglia e anche altri studiosi hanno in passato fatto rilevare che l'Ilva non è certo l'unico «agente inquinante» della città, come stabilì la relazione del servizio riciclo rifiuti e bonifica; dell'assessorato all'ambiente datata 2011 dove si evidenziavano anche le responsabilità dell'Arsenale Militare della Marina nell'inquinamento delle acque. 

Prima ancora di leggere la relazione, la semplice indiscrezione  che vuole l'Ilva come origine di tutti i mali del mondo è stata sufficiente persino ad infangare l'icona Enrico Bondi. 

Le relazioni scientifiche servono solo se funzionali alla tesi ufficiale voluta  dai politici.

Quando dimostrano che certe baggianate come gli ecoblocchi del traffico non hanno alcun impatto ecco subito i sindaci come Pisapia a Milano affermare che è vero, contro l'inquinamento non servono, ma si faranno lo stesso per «educare i cittadini. 

L'ambiente è importantissimo e bisogna essere inflessibili contro l'inquinamento, specialmente se doloso, però la salute dei cittadini passa anche attraverso la prosperità economica.

Ogni anno gli incidenti stradali causano 1,24 milioni di morti ma nessuno pensa di vietare le automobili. 

La forza industriale passa anche per cose che puzzano come centrali, fabbriche e rifiuti. 

Secondo la rilevazione 2013 di Legambiente delle 10 città più inquinate d'Italia 9 sono in Pianura Padana (con il non invidiabile primato di Alessandria) e l'unica «intrusa» non è Taranto, bensì Frosinone, eppure l'aspettativa di vita in Nord Italia è fra le più alte al mondo. 

Le paure irrazionali vanno governate perché la salute è fondamentale ma non cade dal cielo, bisogna guadagnarsela.

Questo e quanto scrive il "giornalista" de  “Il Giornale.”

Questo in sostanza la dottrina ambientale della delinquenza politica e manageriale italiana. 

… und ora date un'occhiata qua!

Sorry, certi articoli sono in lingua Tedesca e Inglese, la stampa italiana in generale, se non si tratta delle chiappe di una povera ragazza marocchina abbagliata dalle luci della ribalta, è troppo vile e meschina per scrivere certe cose. meno male che esiste ancora una stampa europea della quale ci si può fidare






          La metafora del Grande Fratello come dice "Panorama" in questo caso c’entra poco e nulla.

          La difesa dell’ambiente si pratica con gli adeguati sistemi di filtraggio delle polveri.

          La salute pubblica, egregio Signor Claudio Borghi Aquilini come dice Lei; non cade dal cielo.

          Noi non abbiamo bisogno del suo acume e sussiego di spiegazioni per saperlo.

          La sua presa di posizione egregio signore Claudio Borghi Aquilini; è puro e semplice vile servilismo, tracotante, crudele arroganza che può sorgere solo dalla bocca di un piccolo arrogante untore, servo del letamaio politico e mafioso italiano.  

Perdio come fa un giornalista ad essere così meschino?

          Mi creda sulla parola quando le dico che sappiamo   che la salute ambientale va tutelata, come anche la saluta pubblica.

La prima, vale a dire il nostro ambiente, perché questo Pianeta, sul quale lei pure vive è l’unico che abbiamo.

          La seconda, vale a dire la nostra salute, la sua compresa, egregio Lei, signore Claudio Borghi Aquilini,  va tutelata, appunto perché noi comuni mortali, ne abbiamo una sola.

          Per tutelarle entrambe; bastava che a delinquenza industriale italiana avesse investito l’uno per mille dei propri guadagni in adeguati impianti di filtraggio e di raccolta delle polveri e monitoraggio delle emissioni di gas e sostanze nocive nell'atmosfera. (Vedi anche Ital Green Energy a Monopoli in Provincia di Bari)

          Questi impianti simili a quelli dell'Ilva di Taranto esistono e sono in uso in tutto il Mondo la dove si produce acciaio, ma nessuno di questi inquina e uccide gente come quello dell'Ilva di Taranto.

Lei egregio Signor Claudio Borghi Aquilini si è mai chiesto perché le altre acciaierie sparse pel Mondo non ammazzano la gente come quella dell'Ilva a Taranto?

          Bastava investire l’uno per mille dei vostri lauti guadagni, dannati e maledetti voi, per salvare centinaia di vite umane e tanti lutti e sofferenza alla popolazione di Taranto e non solo.

Ha mai sentito parlare del dramma ambientale che sta vivendo anche la città di Monopoli -Bari?

Un giorno, anche questo crimine alla Salute pubblica perpetrato dall'Ital Green Energy con il benestare del Comune e di tutti gli Enti statali del caso e il silenzio della magistratura arriverà sui giornali e  ne riparleremo. su questo ci può giurare, nel frattempo però decine di persone, se non centinaia, si saranno ammalate e molte di loro saranno pure decedute.

          Ora, a sanare l'Ilva arriva un commissario di Stato speciale salva tutto, nella persona del Signor Bondi, già amministratore dell’Ilva e pertanto corresponsabile di omicidio plurimo se non addirittura di strage procurata e di inquinamento ambientale.

Wahnsinn, pazzesco, roba da matt´, roba da matt.

          Alla fine della sua nefasta carriera di Industriale il Signor Bondi, percepirà qualche cosa come 90 mila euro di pensione mensile, (novanta mila euro ogni Mese)  ma la gente a Taranto continuerà a morire d'inquinamento che secondo certi figli di puttana è dovuto in gran parte al contrabbando di sigarette e all'Arsenale della MM.MM

          I mascalzoni alla dirigenza dell'Ilva sapevano che inquinavano, erano a conoscenza di cosa la gente stava e, sta morendo; se ne sono infischiati tutti.

          La criminalità industriale italiana, la politica canaglia e mafiosa, naturalmente italiana, la delinquenza ambientale italiana assieme ai sindacati italiani, tutti assieme, vergognosamente, hanno taciuto e si sono macchiati non solo di omicidio volontario e di strage, non solo a Taranto, bensì anche a Monopoli e nella Terra dei fuochi.

          Questi criminali sono stati tutti zitti e  a sangue freddo e senza pietà, stando semplicemente a guardare, hanno lasciato che la Gente di Taranto come a Monopoli; e nella Campania Felix; morisse avvelenata. 

          Ora, hanno pure lo spudorato coraggio di far scrivere ai loro vili lacchè, articoli simili.

          Secondo me, il “giornalista” Claudio Borghi Aquilini dovrebbe vergognarsi e scusarsi con le vittime di questo scempio umano e ambientale. 

          I tecnocrati EU poi, chiedono spiegazioni al Governo Letta sul caso della Signora Abliazov. 

          Come mai, la cosi solerte UE non ha mai chiesto al Governo Italiano spiegazioni sul grave inquinamento e sulle  le vittime di Taranto, di Monopoli o della Campania Felix o del criminale inquinamento di tutto il meridione italiano, che ha già fatto centinaia di vittime? 

          Siccome ci siamo, per la madonna, come mai, giacché gli ipocriti all’UE sempre cosi solerti a far raccomandazioni economiche a chi magari in verità sta meglio di loro e son sempre pronti a intervenire nella diplomazia estera e negli affari interni italiani, come mai non hanno ancora chiesto spiegazioni ai Governi Monti e Letta, che cazzo intendono fare per risanare la Ilva e come mai i colpevoli di questo scempio non sono ancora in galera?

Cazzo!



















venerdì 12 luglio 2013

IL TEATRO DELLE MARIONETTE DELL'ALFABETO

12 luglio 2013 - ore 06:59
“Come sono diventato un Pitone”
Sallusti, dal Corriere di Mieli (e Borrelli) al garantismo pro Cav.

“Quando pubblicammo l’avviso di garanzia che poi avrebbe fatto cadere il primo governo di Silvio Berlusconi, ero felicissimo. Era uno scoop pazzesco. E lo rifarei. Se entrasse nella mia stanza Gian Marco Chiocci (a proposito, il mio cronista da oggi è il nuovo direttore del Tempo) e mi dicesse, ‘guarda c’è questa storiaccia su Berlusconi’, io la darei subito. Ma si tratta di capire perché certe notizie te le passano. Al Corriere, col tempo, ho capito che eravamo eteroguidati, i nostri non erano solo colpi di bravura, combattevamo una battaglia politica mascherata, a favore del partito dei giudici, proprio come al Corriere fanno anche oggi. Alla fine me ne andai da Via Solferino”. Quattordici anni dopo, nel 2010, Alessandro Sallusti è diventato direttore del Giornale, e martedì sera, a “Ballarò”, ha avuto un cordiale scambio polemico con Paolo Mieli, il suo ex direttore, sulla storia del processo Mediaset, sul pezzo del Corriere che questa settimana forse, forse, ha contribuito a orientare la Suprema corte, che poi ha deciso di anticipare i tempi dell’udienza che determinerà, il 30 luglio, il destino politico e giudiziario del Cavaliere. “Tu nel 1996 c’eri”, ha detto Mieli, “sapevi tutto, non ti strappavi le vesti per Borrelli, e condividevi quello che facevamo”.

Da mielista a berlusconiano, dunque, e che berlusconiano, tosto, battagliero, compagno di Daniela Santanchè, la pasionaria, l’avvolgente Pitonessa del Pdl. “Sono rinsavito con l’età”, dice Sallusti.

Ma com’è avvenuta la trasformazione?

Al Corriere si ricordano che Sallusti, prima cronista di grande abilità, poi caporedattore, era un mite e tormentato cattolico di sinistra.

“E’ una leggenda”, dice lui, sorprendendo l’intervistatore. “Deriva dal fatto che ho lavorato all’Avvenire e poi al Sabato. Non sono nemmeno sicuro di credere in Dio, vorrei, ma non ho incontrato la fede”.

Almeno eri di sinistra, questo sarà vero.

“Mai stato di sinistra”, sorride, “mio nonno fu fucilato a Salò dai partigiani, mio padre, che è stato prigioniero, era un uomo integralmente di destra, fascista, ma senza orgogli luciferini, senza fanatismi ideologici”.

E tu?

“A diciott’anni votai Movimento sociale per onorare mio nonno e da allora in poi, finché è esistito, ho sempre votato Pli”.

Adesso Sallusti, è lecito immaginarlo, vota per il Pdl. “Dal 1994, dalla discesa in campo. Al Corriere ero uno dei pochi che aveva il coraggio di dirlo in pubblico. Mieli, che è un uomo intelligente e spiritoso, mi guardava sornione, come dire, ‘ancora sei ragazzo e non capisci nulla’, avevo trent’anni”.
 
E dunque Sallusti votava Berlusconi, ma stava nella squadra di Mieli e ha guidato il pool di cronisti che nel 1994 fecero cadere il governo del Cavaliere. “Lì per lì ero esaltato da quello che stavamo facendo. Ma dietro la patina di terzietà, l’anima di quel quotidiano gemeva a sinistra, era schieratissimo”.

 Anche il Giornale è schieratissimo, sta con il Cavaliere, è di proprietà di Paolo Berlusconi.

“Ma io lo dico, lo rivendico, la cosa è cristallina.

Il grande insegnamento di Mieli è che non esistono i fatti separati dalle opinioni. Ma il problema del Corriere, ieri come oggi, è che fa finta di essere obiettivo, al di sopra delle parti. Io l’ho capito col tempo, pensavo davvero che Mani pulite fosse una grande operazione di rinnovamento e di pulizia, e la raccontavo anche con enfasi, senza lesinare gli aggettivi, anche se non arrivavamo a fare i titoli di Vittorio Feltri. Una volta titolò così su Craxi, ‘Preso il cinghialone’”. Militavi, eri per il pool di Borrelli, Mieli ha ragione. “Sì, ma sbagliavo, ero giovane e non avevo gli strumenti per capire come funzionava il sistema, il gioco grosso. Quello che invece Mieli capiva benissimo”. E come funzionava? “I giudici attaccavano tutti, tranne il Pci”.

Ma non è che addomestichi il passato?

 “No, no, era esattamente così. E noi del Corriere stavamo con i giudici. Quando nel 1993 venne inquisito Primo Greganti, feci questo titolo di prima pagina, io, con le mie mani: ‘Arrestato il cassiere del Pds. Ecco, quel titolo era inesatto, perché Greganti tecnicamente non era il cassiere del partito, anche se tutti sapevano che faceva proprio quello di mestiere, gestiva i denari e i finanziamenti illeciti. La nostra era un’imprecisione come tante, andavamo un po’ con l’accetta in mano, contro il Psi, e contro la Dc, soprattutto. Ma solo per questa storia di Greganti, per quel titolo, ci dovemmo scusare. Credo che Mieli quel giorno rischiò il posto”.

Ma va.

 “E quando Berlusconi pose il problema della finta laurea di Di Pietro? Poco prima mi avevano mandato fino a Santo Domingo per seguire le tracce di un tangentista latitante, si chiamava Luigi Manzi. Allora quando esplose questa storia di Di Pietro io proposi di costituire un pool di cronisti per indagare, era una vicenda grossa. Sai cosa mi fu risposto?”. Cosa? “‘Ma che ce ne frega!’. Ecco, a poco a poco, negli anni, cominciai a capire, era il 1995. Ma sin dai tempi di Mani pulite il Corriere aveva due direttori, Mieli e Francesco Saverio Borrelli, il procuratore capo di Milano”.

Esagerato! “Ci passavano le notizie, con una tempistica che serviva a favorire le loro manovre. Mi ricordo bene la notte in cui pubblicammo l’avviso di garanzia a Berlusconi. Fu una giornata bestiale, Mieli a un certo punto, nel pomeriggio, sparì per delle ore, a fare delle verifiche perché noi non riuscivamo e lui non era convinto. Poi piombò all’improvviso nella mia stanza, fece chiamare Goffredo Buccini e Gianluca Di Feo, che firmavano il pezzo, e ci disse, pur con una certa dose di insicurezza, di scrivere tutto, che lo avremmo pubblicato. Parlava con un tono grave, teso. Quella notte, poi, ci portò in pizzeria, ci disse che aveva già scritto la lettera di dimissioni, se quello che avevamo non era vero sarebbero stati guai seri. Diceva di aver parlato con Agnelli e poi anche con il presidente Scalfaro. Ma poi ho ricostruito che non era così, non li aveva nemmeno cercati, secondo me lui pendeva direttamente dalla procura di Milano”. E’ un’intuizione, un sospetto. “So molte cose. E d’altra parte noi del Corriere, in quegli anni, eravamo gli unici ad avere accesso alle stanze di alcuni pm”. Poi sei entrato nel mondo del Cavaliere. “In quello di Feltri. Fondammo Libero, e Berlusconi non l’avevo mai visto né sentito in vita mia. Un giorno il Cavaliere chiamò per un pezzo durissimo che aveva scritto Vittorio, ma lui non c’era in redazione. E lo passarono a me, ero preoccupato”. “Avete scritto che non so nuotare, è un’infamia, non è vero!”.

© - FOGLIO QUOTIDIANO

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

          Sembra Veramente che Il castello di carta, giornalistico italiano, fatto di menzogne gonfiate, di allusioni diventate accuse e sentenze, d’inciviltà magistrale, politica e giornalistica, stia crollando.
          Secondo il mio punto di vista, sicuramente plasmato e educato da oltre mezzo secolo di permanenza in Germania,  quest’articolo è un nitido e lampante esempio di quanto sporca sia l’Italia e quanto meschino sia il giornalismo italiano.

          Un giorno di quasi dieci anni fa, scrivendogli sul suo Blog “Il cuore del Mondo” domandai a Marcello Foa, che allora era redattore della sezione “esteri” a “Il Giornale” come mai i giornalisti italiani, si accanivano e facevano un baccano a dir poco innaturale sulle vicende del Berluska.
 
          A ragion del vero, se le vicende attribuite al Berluska succedessero in altri Paesi europei, avrebbero sicuramente condotto ad una interpretazione parlamentare, ma mai, allo sporco show di basso orizzonte civile e sociale, come la Procura di Milano e tutte le altre Procure italiane invischiate nella loro stessa sporcizia dimostrano di avere.
 
          Gli chiesi, s di spiegarmi come mai i giornalisti italiani con tutti gli scandali che insozzano L’Italia delle mondezze, che allora chiamai l’oro di Napoli, dell'Italia degli inquinamenti, delle Morti Bianche, del disinteresse comune di tutte le forze di Polizia di far luce su questi scandali ecologici e finanziari; si accanissero a condannare e a voler crocifiggere el Berluska, ma si tenessero alla larga da questi scandali.
 
          Lui no, Marcello Foa, non, lui non ne parlava di scandali nostrani,  lui, a quel tempo era corrispondente di affari esteri, e  aveva la sua vena anti Obama, quello era il suo compito e basta!
 
          Mi rispose che in Italia era troppo pericoloso e poco salutare per un giornalista italiano iniziare certe investigazioni.
 
          Infatti, mi fece capire, sempre dalle righe del suo “Il cuore del Mondo” che qualche giornalista che ci aveva provato e ci aveva lasciato le penne.
 
          Chissà poi perché, mi chiesi allora, perché  le Procure D’Italia con i loro questurini imboscati nelle loro viscere e tutti e marescialli-Kapò, D'Italia, invece che cercare di far luce su questi assassini e scoprire le fonti di questi crimini, contro l'umanità, che hanno già inquinato e avvelenato mezza Italia, si accaniscono a voler contare i peli tra le chiappe di una povera ragazza illusa e cretina come la Ruby Rubacuori.
 
          Italici sapientoni mi dicono che le toghe sono pilottate dall’estero da oscuri interessi finanziari americani, altri giurano che la nidiata anti-berlusconiana internazionale, capitanata dagli americani e dal ambiguo Olli Rehn finlandese, non sia nascosta nelle budella melmose della stampa benedettina, bensì nei cessi del “Corriere della Sera”.
 
          Bull Shit, se qualche cordata d’interessi finanziari scardina Mondo, vedesse nel Berluska un nemico da abbattere; lo avrebbero già fatto fuori con un colpo alla testa, una ventina di Anni fa e dilaniato il suo impero mediatico, ai quattro venti.
 
          Ricordatevi cari connazionali, che queste cose sono troppo sporche e vili per essere di straniera fattura. 
 
          Il luridume imbastito su attorno a Berlusconi è tipico della viltà italiana.
 
          Sappiate che  nessun governo o istituzione straniera si sporcherebbe le mani in un letamaio politico e mediatico come quello attuale italiano.
 
          All’estero anche al Parlamento europeo, anche a Berlino, Londra e Parigi e nel resto del Mondo i saltimbanco politici e mediatici; dal marciume italiano cercano naturalmente di trarne vantaggio, ma non si sognerebbe mai di insozzarsi in una melma simile.

          Infine, leggendo quest’articolo, a firma di Salvatore Merlo,  a prima vista si potrebbe che il giornalismo italiano è lo specchio della politica, che la rende trasparente, che ne scopra gli angoli bui e le porcherie che spiegandole al sole la faccia vedere al Mondo.
 
           A me sembra invece, forse anche perché ormai sono premunito contro questa Italia corrotta e sporcacciona  e contro tutto ciò che sa di ambiguo in Italia e non solo; che le cosiddette grandi firme del giornalismo italiano se la stiano facendo sotto e che si accusino a vicenda rinfacciandosi della loro ambiguità, professionale.
 
          Pardon , volevo scrivere "interessi" professionali.
          Forse, dopo tutto e alla luce dei fatti Marcello Foa dalle righe de "IL cuore del Mondo" quando mi diceva che in Italia, il giornalismo d'assalto era poco salutare, non aveva tutti i torti.
 
          OK, io però e tanta brava gente che conosco,  avrei smesso di "fare" il giornalista e sarei diventato sguattero in qualche pizzeria rionale. 
          Salutönen!


giovedì 11 luglio 2013

STORIE DI PIRATERIA NAVALE E ALTRE CANAGLIE

IMO number:            9041162
Name of ship:           ALBEDO            (since 01/10/2009)
Call Sign:      9MDS9
MMSI: 533049200 
Gross tonnage: 10859          (since 01/10/2008)
DWT: 15566
Type of ship:             Container Ship (during 1993)
Year of build:            1993
Flag: Malaysia          (since 01/10/2009)
Status of ship:           In Service/Commission             (since 03/03/1993)
Last update : 16/04/2013.

          La Motonave Albedo rapita dai pirati nel Novembre del 2010 a circa 1000 miglia marine a est di Mogadiscio è affondata all’ancora della cosata somala Domenica scorsa durante una burrasca.
          Dei ventitré membri dell’equipaggio formato da Pakistani, iraniani e dello Sri Lanka non si anno notizie e sono stati dichiarati per dispersi, assieme a alcuni pirati che si trovavano a Bordo..
          Sembra che la MN Albedo sia anche stata usata di pirati come Nave- appoggio durante le scorribande nell’oceano Indiano.
          Sembra anche che ogni tentativo da parte dell’armatore di riscattare la Nave sia stato sempre vano.
          Dobbiamo partire, se vogliamo parlare della pirateria navale somala, dai prosperi banchi di pesce che fino a diversi anni fa popolavano le acque territoriali Somale, e considerare come pescherecci di mezzo mondo si dedicarono in quelle acque alla pesca di frodo.
          Quando si parla di pirateria navale che iniziò dapprima dalla costa somala per poi estendersi su una gran fetta dell’oceano Indiano, fino a ben oltre 1000 miglia dalla Somalia. non si deve mai perderlo d'occhio questo fatto fondamentale, mai.
          Per capire la logica dei pirati somali, bisogna immaginare i bagliori della mafia sicula contro gli stranieri, paragonarla pure ai Carbonari nostrani, oppure ai Vietcong, solo che la pirateria somala non nacque per combattere oppressori stranieri.
          La Pirateria Somala non è paragonabile a un’associazione di giovani patrioti per la Libertà, come la Giovane Italia del Mazzini, tanto per dirne una, anche se il Mazzini non fosse certo né Santo né un eroe.
          La pirateria non ha statuto o codice d’onore, né tanto meno è stata studiata a tavolino da qualche irredento o soggiogato da Forza straniera .
          Furono invece la miseria più nera e la fame, che spinse i pescatori somali a unirsi per dar la caccia ai pescherecci delle Flotte mondiali che stavano distruggendo i loro banchi di pesca e loro unica fonte di vita sicura.
          La pirateria navale somala nacque come conseguenza della pesca di frodo, delle flotte di pescherecci mondiali, è da lì, nacque la pirateria navale Somala, è imparziale ricordare quei fatti, com’è giusto, e soprattutto doveroso, parlarne con serenità.
          Si calcola che la quantità di pesce pescato abusivamente nelle acque territoriali somale ammontasse nei Mesi di punta a oltre 30 milioni di Euro mensili.
          Tutto questo scempio era possibile solo perché la Somalia travagliata da guerre interne, non aveva nessuna struttura marinara e nemmeno l’ombra di una Guardia Costiera che potesse tener testa ai pescherecci d’altura di mezzo mondo.
          Pure diversi pescherecci italiani, davanti alle spiagge somale, non curanti degli accordi internazionali che vietano la Pesca da parte di unità navali straniere nelle acque territoriali di una Nazione, pescavano in sostanza di frodo ai danni dei piccoli pescatori somali.
          Provate ora a pensare cosa succederebbe se un peschereccio giapponese pescasse il tonno nello Stretto di Messina e guardate cosa gli capiterebbe.
          Pertanto, mentre in quegli anni i somali dalle loro spiagge vedevano le Navi Fabbrica di mezzo mondo rubare loro i pesci, rendendo la loro uscita in mare con le loro barchette e scialuppe da pesca, in mezzo a quei mastodonti del mare, vana e molto pericolosa, le loro famiglie pativano la fame.
          Fu allora che i pescatori somali si armarono e cominciarono a giocare a fare Robin Hood, andando nel loro mare a prendersi i loro pesci che i pescherecci stranieri stavano loro rubando.
          Senza che nessuno lo avesse mai neanche lontanamente previsto, così, alla chetichella, e solo per fame e disperazione, nacque la Pirateria navale Somala, che oggi guadagna milioni di dollari e dà filo da torcere, su barchette e carrette marine, a una flotta agguerrita e ultramoderna come quella impiegata nell’Operazione Navale NATO, soprannominata, “Atalanta”.
          Il volume di soldi che girano è pazzesco, se poi a quei soldi ci aggiungiamo i costi dell’operazione di protezione Navale NATO Atalanta, il tutto diventa quasi incalcolabile e imprevedibile.
          Lo stress fisico e mentale degli equipaggi poi, non certo addestrati a far fronte psichicamente a questo tipo di angustie, è senz’altro tremendo, e state più che sicuri che la gran parte di loro entra in uno stato di apatia mentale e torpore corporeo, dove il cervello scollega tutti i sensi e li lascia solo vegetare schermandoli, come un condannato a Morte sul Patibolo, dalla realtà del presente.
          Le paure per gli equipaggi arriveranno dopo, a casa o su di un'altra Nave in situazioni analoghe, non sul momento.
          Una nave tedesca rapita presentava quattordici membri d’equipaggio, il Comandante indonesiano e tredici filippini, mi è difficile pertanto capire perché il contribuente europeo deve finanziare un’operazione navale “Atalanta” per proteggere navi di Armatori europei ma sotto Bandiera di convenienza, con manco l’ombra di un europeo a Bordo.
          Sarebbe davvero interessante scoprire, poiché tutti gli armatori piangono sempre il Morto e i loro Libri Mastri sono in perenne rosso, da dove vengono i soldi per il riscatto.
          Degli equipaggi, diciamolo pure, agli Armatori interessa ben poco, loro rivogliono la nave perché i noleggiatori vogliono la loro merce e la vogliono subito, le assicurazioni, i P&I (Protection and Indemnity) vogliono risolvere la questione al più presto e l’Armatore paga, in contanti, sul luogo, e non attraverso le Banche.
          L’organizzazione per pagare il riscatto è perfetta, i soldi sono gettati con paracadute in mare in un punto prestabilito dagli emissari dei pirati, che per scopi “umanitari” fanno da tramite, tra i somali e gli Armatori.
          Gli involucri stagni contenti il riscatto, sono raccolti in mare dall’equipaggio di una scialuppa che li porta a Terra.
In questo preciso momento comincia il mio odio verso i Pirati, che nasce dal semplice fatto che ormai con tutti i milioni di Dollari in riscatto, già pagati, la fame e la miseria, le malattie e l’analfabetismo in Somalia dovrebbero essere già spariti da un pezzo e invece ci sono ancora.
          La spiegazione è semplice: ora la Pirateria Somala è sfuggita di mano ai pescatori affamati di decenni fa e sono diventati la manovalanza di un’organizzazione criminale internazionale, con ramificazioni nelle Banche dell’aerea mussulmana e africana.
           I Pirati non hanno una logistica marittima propria che li porta in un determinato punto ad attendere una determinata Nave, quelli escono in mare, scelgono la preda, come leoni nella savana e cercano di abbordare, se non ci riescono, abbandonano la preda, la lasciano andare e se ne cercano un'altra, si comportano insomma proprio come i predatori delle Savana ai quali non importa se predano una Zebra o un Bufalo o una Gazzella, anche per loro vige il detto: basta che se magni, non vi pare?
          A tutto Dicembre 2010 sono ventisei le navi rapite con un totale di 617 persone d’equipaggio che sono ancora in mano ai Pirati.
          L’Anno scorso le navi rapite furono quarantasette, i rapimenti tentati e sventati, riportati e schedati furono 218.
Negli anni, nel complesso è stato pagato un riscatto per oltre 300 navi, ora calcoliamo, circa dieci milioni di media per nave e arriviamo a tre miliardi di dollari, se invece diamo credo ad altre fonti, parliamo di un totale di 500 Navi e si arriva a cinque miliardi, mentre in Somalia continuano a morire di fame.
          Di fame, non muoiono invece, i veri pirati, le vere canaglie, cioè gli aguzzini dei pescatori corsari, che siedono alle Nazioni Unite, e che maneggiano dal retroscena, questo turpe business internazionale e inaspettata pioggia di dollari.
          Lo stesso vale per i pirati nigeriani sul Delta del Fiume Niger, per quelli del Camerun e quelli veramente crudeli e assassini, cioè gli asiatici dell’Indonesia e malaysiani.
          Almeno la pirateria del Corno d’Africa si potrebbe quasi eliminare, circumnavigando il Continente africano, ma ciò costerebbe troppo e l’economia egizia che dipende in gran parte dagli introiti del Canale di Suez, ne risentirebbe, castigando così anche chi non ha nessuna colpa in merito.


martedì 2 luglio 2013

Ein Haufen von Vollidioten ist am Werk.

Seit Jahren, (so lese ich in die „WESER KURIER“ von Freitag dem 22 Juni 2013) gib es aus der Seefahrt nur schlechte Nachrichten.  

Seit Jahren, (so lese ich in die „WESER KURIER“ von Freitag dem 22 Juni 2013) gib es aus der Seefahrt nur schlechte Nachrichte. 

Die Reedereien reagieren jetzt mit verstärkter Zusammenarbeit und nehmen ausländische Kapitalgeber mit ins Boot.

Wegen der endlosen Krise aber, so sagt man uns; durfte die Branche deutlich schrumpfen. 

Wenn Ausländischen Investoren Geld in einem maroden Unternehmer pumpen, so müssen die ganz schön blöd sein oder?

Was soll denn den das ganze überhaupt?

Haben wir Hochkonjunktur oder nicht?

Wenn ja warum erzählt man uns so ein Scheiß?

Wenn nicht, warum belügt man uns?.

Man Frohlockt uns doch jedem Tag, dass alles in Butter sei.

Man posaunt uns, dass die Produktion in Deutschland mit Vollkraft läuft und, dass die Häfen des Landes eine nie da gewesenen Umschlag von Güter und Containers melden.

 Die wöchentliche Statistik der Bundesagentur von Arbeit, Beweist uns, dass die Arbeitslosenzahl, bei mickrigen 3 Mio. hängt.

 Persönlich, werden ich zwar nie begreifen warum an die 3 Mio. Arbeitslosen, nicht die 4 Millionen Hartz IV Empfängers dran hängt und die realer miesere auf 7 Millionen aufstockt, welchen, an die Wirklichkeit des absurden zustand am Arbeitsmarkt uns näher bringen würde.

Die Tatsache, dass ich es nie begreife werde ist, warum man nicht Eins und Eins zusammenzählt und stattdessen, die Arbeitslosen und Hartz IV Empfängers separat betrachtet liegt vielleicht auf die Hand, es konnte nämlich sein, dass ich wie eine Milchmädchen, rechne.

Mir kommt aber langsam so vor, dass die Statistiken der BAA vom Arbeitslosen und die Hartz IV Empfängers, wie Menschen aus zwei verschiedenen Planeten betrachtet werden die man, nicht in einem Topf wirft und zusammen zählt.

Meine Denkfehler könnten aber auch an die naive Einfachheit meine Milchmädchenrechnung liegen, als an die kniffelige Logik der Statistischem Rechnung-Kunst der BAA Abakus Akrobaten.

Wie auch immer, kein Schwein könnte mir bis heute auf plausibleren und Selbstverständlichen Art und Weise erklären; warum zu Teufel noch Mal, die Arbeitslosen und Hartz IV Empfänger nicht zusammen gezählt werden.

Was sich da, aber dem Präsidenten des Verband der Deutsche Reeder, Herr Ralf Nagel, sich erlaubt vom Stapel zu lassen, ist als glattes Hohn, eine Verarschung und Beleidigung an all den Deutsche und europäischen Seefahrers die jemals auf Deutsche Schiffen unter Deutsche Nationale oder der Deutsche Zweite Register Flagge (Billigflagge) gefahren haben.

Herr Ralf Nagel scheint zu vergessen, dass gerade, der VDR in ihre Reihen, Mitgliedern beherbergt, die wahrer Subventionen Gauklers, sind.

Herr Ralf Nagel scheint wirklich zu vergessen, dass gerade die Mitgliedern des VDR, nachdem sie sich die Taschen mit Steuergeldern vollgestopft hatten, in kaum einen Jahrzehnte, über Einhundert tausend Seeleute und um die Fünfundzwanzig Tausend Werftarbeiters, arbeitslos gemacht haben.

Herr Ralf Nagel vergisst auch, dass es wahr der unersättlichem Gier nach Geld und noch mehr Geld der VDR amigos, dass einzelnen Werften und Schiffsmaklers und weiß Gott, wie viele Kneipen und  Dock-Schwalben obendrauf, in die Wirtschaftliche Ruin getrieben hat; nicht die endlose Kriese.

Damals, als das alles anfing, da gab's, noch keine „endlose „ Kreise!

Es gab jedoch ein gewaltiger Überschuss an Tonnage, der als direkter Konsequenz eine falsche Schiffbau Politik; die man auch als Subventionen El Dorado, bezeichnen könnte oder?

Heute auf die Dreitausend und so Schiffe die Deutschland vorweise kann, fahren insgesamt kaum Tausend deutschen, Seefahrers, noch nichts mal Einen, je Schiff.

Meistens sind es angehenden Kapitäne und Leitenden Ingenieure, fast allesamt,  sobald sie ihre Patenten ausgefahren haben, Hartz IV Empfängers Kandidaten.

Sozusagen, von der Hochschule, in die Arbeitslosigkeit und später zu  Hartz IV, wobei vielen davon auch noch, ihrem BAföG Studium-Finanzierung am Bund  zurückzahlen müssen.

Von wegen hier, armen Leidgeprüften Mitgliedern des VDR, die nun, um  überhaupt leben zu können, sich in Ausland, nach Moneten, umsehen müssen.

Wozu denn nach noch mehr Penunzen, wozu neuen Schiff, wir haben eine endlose Wirtschaftskrise und der Berliner Muppet-Show, weißt kein Rat wie man aus der Krise raus kommen soll. 

Wozu das ganze Sucherei nach Moneten also?

Nun ist sowieso der Sommer-Vorhang über den Muppet-Show gefallen, danach ab August,  wird der Schlacht um Berlin losgehen und danach, falls doch wie ich hoffe die SPD, das Ruder in die Hand nehmen wird, so wird die wahre Finanzlage der Nation erst recht aufgedeckt werden, dann darf gelacht oder je nach Veranlagung, geheult werden.

In der Zwischenzeit sollten sich, immer meiner Milchmädchenrechnung nach; Selbstverständlich, ein Schar von Staatsanwälten um die wahre Machenschaften manchen Ehrenwerten Mitglieder der genauso Ehrenwerte VDR kümmern und unter die Lupe, nehmen.

Der Verdacht oder besser und vortrefflichere gesagt, dem Tatbestand von Zweckentfremdung Öffentlichen Geldern, ist hier Verdammt noch Mal, Höchstwahrscheinlich gegeben.

Saludos Amigos.

PS: Übrigens, was mit Reedern geschieht die wie die Beluga Reederei, sich Kapital ins Ausland besorgen, weißt Mittlerweile wohl jeder, oder?