sabato 19 maggio 2018

Di Maio dixit No TAV

Di Maio  e  Il corridoio n°5 e il troncone Lione -Torino e il Mitteelandkanal in Germania









 Iddu dixit: Parlerò con la Francia e le dirò che la linea ferroviaria Lione  -Toruino non serve più.


Di Maio farebbe meglio a tacere e interessarsi dei ponti e delle autostrade italiane che cadono a pezzi ammazzando i viaggiatori, che parlare a vanvera di cose di cui lui non sarà mai in grado di capirne la portata.
Tutti in Italia parlano del tratto ferroviario Lione –Torino e della Valle di Susa, lessi pure di chi, lapis e notes alla mano, sa tirar di conti e si è messo a spiegare dell’inutilità del traforo. 
I conti dell’arguto pitagorico però si basavano sulle previsioni di sviluppo industriale Europeo come lo si conosceva alla fine degli Anni 90, quei conti se comparati all’attuale situazione, naturalmente gli danno ragione. 

Quello che però non capisco è come mai lo stesso arguto calcolatore vuole proiettare nel futuro il frutto delle sue sagaci osservazioni elucubrate escludendo ogni previsione di sviluppo industriale futuro. 
Il tratto Lione –Torino in realtà è solo un troncone secondario che si allaccia a terminare e a congiungere il tratto Lisboa-Kiew e quello, è d’importanza Pan-Europea.

Sulla Stampa Nazionale Italiana non ho letto o trovato un singolo articolo che spieghi e parli della Linea Ferroviaria Lisbona-Kiew, delle sue capacità e importanza per il futuro sviluppo Industriale dell’Europa , della Russia e dell’Asia.
Ti basti pensare che con quella Linea Ferroviaria, Wladiwostok con i TAV - merci, sarebbe collegato a Lisbona e, attraverso Lione, con tutto il Nord della Francia. 
Difatti il pezzo chiamato “Lione –Torino” non è principalmente altro che la congiunzione della Linea Ferroviaria Paneuropea Lisbona-Kiew, ne più né meno che questo. 
La Linea è un progetto Europeo e per tanto in parte finanziato dall’Unione europea con 671 milioni di Euro da dividersi pro Rata tra Francia e Italia. 
Sia lo “Spiegel” che “Die Zeit” concordano sul fatto che la rabbia dei protestanti anti TAV ha origine puramente ecologica.
Ieri il 3° Programma qui in Germania ha trasmesso un documentario sulla Valle di Susa spiegandone le bellezze naturali andando dalle radici del contrabbando di Caffè e Sigarette dalla Svizzera visto di buon occhio dalla Dogana Svizzera e combattuto ad oltranza da quell’Italiana, dove si potevano ancora vedere i ruderi delle vecchie casermette della GdF e sentieri di contrabbandieri. 
Qui dicono anche che il Tunnel sarà scavato nella roccia che presenta non solo un contenuto di amianto ma anche di radioattività con gravi conseguenze per le acque, la Flora e la Fauna della Valle stessa. 

Ricordati che l'amianto come al radioattività; in natura si trova un  po dappertutto.
 
Dietro a tutto questo c’è qualche cosa di molto più grande dei conti pitagorici o delle paure degli ecologisti o le doglie mentali di qualche montanaro nella Val di Susa.
Il tratto ferroviario Torino - Lione  si inserisce nel Campo dell’Industria di trasporto internazionale e nella logistica di Trasporto dell'Europa occidentale  con le Ferrovie Russe RZD e con cinesi.
La Linea Lisbona-Kiew è anche detta Corridoio 5 ed è di vitale importanza per l’industria Sovietica che in Russia proseguirà verso le Fabbriche della Russia orientale fino a congiungersi con le ferrovie cinesi.
Naturalmente non dobbiamo dimenticare gli Interessi industriali dei Produttori di Automobili Europei come la Renaul, la VW, la Fiat, gli interessi dei trasportatori di Contenitori, per e dalla Russia, dove Porti come Trieste e Monfalcone e il nodo Ferroviario di Vienna e di Conegliano nel basso Friuli avrebbero tutto da guadagnare; anche colossi Armatoriali come La Maerks e la MSC fanno parte della banda dei “Si TAV” 
La Russia ha investito somme non indifferenti, difatti già da diversi Anni la Trans- Container Russa, creata apposta dalle Ferrovie Russe per il trasporto Merci via Terra, ha preso in affitto il Termial Ferroviario di Dobra al confine tra la Slovacchia e l’Ucraina e in vista del Trasporto ferroviario con l’Italia, ha investito 71 Milioni di Euro in 1500 Vagoni ferroviari. 
Tutto questo grazie alla Linea Lisbona-Kiew. 
I “NO TAV”, devono capire che il viaggio di un Contenitore dalla Russia all’Italia via il Porto di Amburgo, sarebbe, calcolando anche il tratto via Terra, di oltre 6000 miglia Marine più lungo e non presenterebbe i vantaggi di un corridoi diretto tra Russia ed Europa come la Linea Lisbona-Kiew. 
I vantaggi Industriali con un aumento non indifferente dei posti di lavoro, una riduzione delle spese di trasporto con una valorizzazione di tutto il Bacino alpino e adriatico sono palesi. 
Gli interessi industriali in questo campo sono immani, ma il nostro pitagorico si rende conto che la gran parte del traffico navale con tutti i problemi della pirateria nell’oceano indiano e le coste somale verrebbero quasi a sparire se gran parte del traffico tra l’Europa occidentale e quella orientale e siberiana fino alla Cina, si svolgesse via il Corridoio n° 5? 

Un altro aspetto assolutamente non trascurabile  è quello ambientale dove, l'inquinamento da parte di decine di navi porta-contenitori ma non solo con un consumo medio di 200 tonnellate al giorno di nafta pesante con un bel 5% di zolfo verrebbero a mancare.
Penso che vista cosi; la linea Lione-Torino prenda ora un altro significato, non ti pare? 
Paragonare le proteste dei No TAV a quelle di Stoccarda 21 non è pertanto giusto, Stoccarda 21 non voleva impedire la modernizzazione della Stazione Ferroviaria, bensì impedire lo scempio della Stazione stessa, e prevenire le truffe immobiliari della DB alla Città di Stoccarda, difatti hanno vinto e messo anche in difficoltà il Governo di Big Mama Angelina, non la sua costruzione. 
I No TAV qui si trovano di fronte ad un progetto internazionale in cui sono in ballo molti miliardi e a partire dal ragguaglio ferroviario di Cervigano nel Basso Friuli la funzionalità di altre grandi opere industriali, come ad esempio il porto marittimo di Gioa Tauro 
Credimi,  è meglio per loro che non facciano tanto baccano, questo Progetto non si può più fermare.
È il Progetto stesso che non si lascia più fermare. 
Just forget it!



Poi ci sarebbe pure questo.

 http://www.maristaurru.com/index.php/Scritti/Parpaiola-LfG-n-67-Le-strade-del-mondo.-Der-Mittelandkanal.html


Il Mittellandkanal, ha una lunghezza di 325 Km ed è il più lungo canale artificiale navigabile della Germania. 
Il Canale unisce tutti i fiumi navigabili dell’Olanda, del Belgio, della Francia, della Germania, a occidente con quelli della Polonia e della Repubblica Ceca a oriente. 
  Il canale congiunge i Fiumi Ems-Weser-Elbe-Oder-Reihn, cosicché, non solo ogni centro Industriale centro e nord europeo è raggiungibile per via fluviale, ma grazie al canale artificiale che congiunge il fiume Meno con il Danubio la strada per i Balcani dal Mar Baltico fin giù in Turchia e in Ucraina è aperta. 
Annualmente, proprio grazie a questi canali artificiali oltre ventidue milioni di tonnellate di merci sono trasportati e smistate annualmente in giro per l’Europa.  
La costruzione del canale fu decisa nel 1905 e completata nel 1928. In Ottobre del 1938 l’ultimo troncone fino a Magdeburgo fu completato e aperto al traffico. 
L’ultimo tratto del canale che si unisce a quello che già congiunge il fiume Elba con l’Hevel poté essere terminato solamente dopo la caduta del Muro e la riunificazione della Germania e fu aperto al traffico nel 2003. 
Il Progetto ha qualche cosa di strabiliante, i fiumi si trovano a un differente livello sul Mare e solo attraverso un geniale sistema di chiuse e dighe è stato possibile collegarli insieme. 
Nei pressi della Citta di Minden poi, il canale attraversa con un vero e proprio acquedotto navigabile a un’altezza di 13 Metri la valle del fiume Weser. 
In parole povere il canale con un ponte navigabile attraversa lo stesso fiume al quale si allaccia, diverse centinaia di Km più a Nord. 
Le chiatte e i barconi fluviali possono passare dal fiume al canale e viceversa. 
Il livello dell’acqua nel Ponte navigabile che in pratica è una grande pignatta fluviale viene in continuazione alimentata da una Stazione di pompaggio con l’acqua del fiume Weser. 
Il punto più alto sul livello del Mare è di 65 metri. 
Il canale era navigabile per barconi e chiatte fino a 600 tonnellate, alzando il livello del ponte navigabile nella valle del fiume Weser si consenti il passaggio all’imbarcazione di 1000 tonnellate. 
Il frenetico sviluppo dei mezzi di trasporto europei richiese negli anni, successive modifiche fino a permettere la navigazione a imbarcazioni di oltre 2300 ton, con 110 metri di lunghezza e un pescaggio di 2,8 metri. 
Ora se guardiamo al Corridoio ferroviario 5 che si terminerà con il troncone Lione-Torino,  vediamo che merci provenienti da Kiew, da Wladivostok  e anche dalla Cina in viaggio per il porto di Danzica in Polonia, non devono circumnavigare l’Europa o intasare le Autostrade con lunghe file di TIR, ma da Vienna, via fiume, potranno raggiungere qualsiasi centro industriale europeo e via il nodo ferroviario di Cervignano del Friuli, anche quelli Italiani.
Tutte le grandi imprese e costruzioni hanno trovato le loro resistenze, le lotte sono sempre aizzate dalle varie Lobby che vedono i loro interessi in pericolo o come nel caso degli italici balordi, ben preparate e studiate a tavolino bei vari centri sociali sinistroidi degeneravano sempre in violente manifestazioni a solo scopo distruttivo.
Le immagini dicono più di mille parole, penso che guardando queste foto capirete cosa intendo dire: 
http://www.gehe-trading.de/Mittellandkanal%202005%20100%20Jahre%2001.htm

Come dicevo: Di Maio farebbe meglio a tacere e interessarsi dei ponti e delle autostrade italiane che cadono a pezzi ammazzando i viaggiatori, che parlare a vanvera di cose di cui lui non sarà mai in grado di capirne la portata


Salutonen.

mercoledì 16 maggio 2018

Sul filo del rasoio . ovvero: Auf Messerschneide







Appunti di riflessione da un articolo di Serena Bissleri giornalista e scrittrice. 


Come non mai, oggigiorno in Italia si parla intensamente d’invasione da parte di decine di migliaia di finti profughi di guerra e di perseguitati politici.

Giornalmente i media italiani riferiscono di crimini, anche capitali perpetrati da afro –arabi e magrebini vari ai danni della popolazione.

I crimini capitali degli afro ~arabi e magrebini in Italia coprono tutta la gamma delle nefandezze umane che va dall’assassinio, allo scempio e occultamento di cadavere e cannibalismo, allo stupro di branco anche di minorenni, al semplice furto e danni alla proprietà privata.

Gli attacchi anche gravi alle forze dell’ordine e pubblici dipendenti con armi contundenti da parte dei sedicenti profughi e perseguitati politici afro ~arabi e magrebino, in Italia sono all’ordine del giorno e ormai non si contano quasi più.

Statistiche alla mano, le possibilità che un qualsiasi cittadino, che esca da casa per fare acquisti e di adolescenti e bambini che vanno o tornano a casa da scuola, di essere vittima di un crimine capitale da parte dei cosiddetti clandestini e dopo strazianti sevizie, di finire all’ospedale o peggio ancora  all’obitorio, sono molto più elevate ora che mai e purtroppo sono una triste realtà che esaspera la gente e la porta alla xenofobia radicale e in diversi casi a atti criminosi ai danni di richiedenti asilo, estranei a ogni forma di comportamento immorale, incivile e criminale.

Il traffico di profughi veri o finti nel Mare Mediterraneo ha raggiunto forme di una vera e propria tratta di esseri umani e le voci anche da parte di movimenti politici che chiedono la chiusura dei confini e dei porti italiani a questo ignobile traffico; si fanno sempre più insistenti.

A prescindere, senza voler polemizzare su come fare cosa e quando e dove; ricordo che in Italia ma non solo, esiste una Costituzione che in pieno accordo con la Carta dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, obbliga all’assistenza e alla protezione di perseguitati politici.

L’obbligo di rifugio e assistenza a perseguitati politici qualora essi siano membri di partiti e movimenti conformi alla nostra Costituzione e dato per scontato come lo è quello di accordare rifugio a qualsiasi profugo di guerra.

Andando ora a spulciare tra le centinaia di migliaia di cosiddetti “clandestini” notiamo che solo una minuta parte di essi ha diritto lo statuto di rifugiato politico e come nel caso della popolazione siriana, quello di profugo di guerra.

Gli altri, tutti gli altri non dovrebbero nemmeno essere lasciati sbarcare in Italia.

La piaga della clandestinità in Italia e in Europa e in prevalenza dovuta  alla demagogia politica e religiosa, alla bigotteria di massa di associazioni caritatevoli che hanno permesso e attivamente supportano    organizzazioni private denominate ONG che in pratica non sono altro che
sedicenti strutture di traffico di esseri umani.

Tutto questo però non deve renderci refrattari al destino di migliaia di donne e bambine come Samera Al Silo, riportato dalla giornalista italiana Serena  Bissleri in un suo articolo pubblicato di recente dal “Weser Kurier” di Brema che riporto qui in calce.

Il martirio di Pamela Mastropietro in Italia e di tante altre vittime, incluse le studentesse nigeriane, rapite in Nigeria dai terroristi islamici di Boko Haram non deve entrare nel dimenticatoio della Storia.

I turpi crimini dei fanatici mussulmani e criminali afro ~arabi in Italia non devono però indurci a chiudere la porta di casa anche a chi a diritto del nostro aiuto.

Lo Stato legislativo ha il dovere di proteggere i cittadini con il suo potere esecutivo, come deve accogliere e difendere i veri profughi di guerra e perseguitai politici afro –arabi, magrebini, asiatici o chi altro sia, dai loro aguzzini.


 
Versklavt vom Daesch

"Der Gedanke an meine Familie hat mich am Leben gehalten"


Serena Bilanceri 08.03.2018


Sameera Al Silo ist 15 Jahre alt, als der Daesch über ihren Ort einfällt und sie verschleppt. Als Sexsklavin wurde sie brutal vergewaltigt und geschlagen. Jetzt findet sie zurück in ein neues Leben.





Konnte dem Daesch und ihren Peinigern entfliehen: Die 18 Jahre alte Sameera Al Silo. (Charlotte Behr)

Am 3. August 2014 überfallen schwerbewaffnete Männer die Dörfer des nordirakischen Distrikts Sindschar. Sie gehören zur islamistischen Terrororganisation Daesch, die im Nahen Osten einen Gottesstaat errichten will. In Sindschar leben zu dem Zeitpunkt die meisten Jesiden – Angehörige einer religiösen Minderheit, die einen Engel in Form eines blauen Pfaus anbetet. Für die Extremisten gelten sie als „kuffar“, Ungläubige. Etwa 10.000 Jesiden werden entführt oder ermordet, Tausende Frauen versklavt und verkauft.

Bis heute befinden sich laut UN noch circa 1700 jesidische Frauen in den Händen des Daesch. Diejenigen, die fliehen konnten, sind schwer traumatisiert. Um ihnen zu helfen, wurde 2015 ein Sonderprogramm ins Leben gerufen. Auch Niedersachsen hat mehrere Dutzend Frauen aufgenommen. Unter ihnen befindet sich Sameera Al Silo. Die junge Frau hat dem WESER-KURIER ihre Geschichte* erzählt.



Nah an der Grenze zwischen Syrien und der Türkei sitzt Sameera Al Silo in einem Haus. Still, mit fünf weiteren jungen Frauen. Sie warten. Auf die Morgendämmerung, die genug Licht zur Orientierung bieten soll. Und genug Dunkelheit, um Fliehende zu beschützen. Drei Männer sollen die Frauen über die türkische Grenze schleusen. Unsichtbar. So unsichtbar wie die Grenze, die das sichere Gebiet vom unsicheren trennt. Das Flüchtlingsland vom Bürgerkriegsland.

Innerhalb des Daesch gebe es keine Menschlichkeit, keine Wärme, sagt Al Silo. „Das, was mich am Leben gehalten hat, war der Gedanke an meine Familie.“ Auch an sie muss Sameera Al Silo denken, während die Stunden vergehen. Heute ist sie 18 Jahre alt. Als der Daesch in ihre Region kam, war die junge Frau 15. Sie wohnte mit ihren Eltern und vier Geschwistern in Til Izer, einem Dorf im südlichen Teil des Sindschar-Distrikts. Ihr Vater war Automechaniker, Al Silo besuchte die neunte Klasse. Einen genauen Berufswunsch habe sie damals nicht gehabt, sie hätte aber gern die Universität besucht.

2007 war Til Izer schon einmal Ziel eines Überfalls. Selbstmordattentäter fuhren Lastwagen mit Sprengstoff in mehrere jesidische Dörfer der Region. Mehr als 500 Menschen starben, etwa 1500 wurden verletzt: eine der tödlichsten Attacken im Irak nach der US-Besetzung 2003.

Am 3. August 2014 nehmen die Terroristen das Dorf erneut ins Visier. Die Milizen kommen mitten in der Nacht. „Gegen drei Uhr“, sagt Al Silo. Sie tragen Waffen und die schwarzen Daesch-Flaggen bei sich. Zeit zum Fliehen bleibt Al Silo und ihrer Familie nicht. Sie werden direkt beim Haus des Onkels aufgegriffen.

"Sie befahlen uns, Handys, Schmuck und Geld abzugeben"

Mehrere Stunden harren sie dort aus, ohne zu wissen, was als Nächstes passiert. Vermummte Angreifer trennen schließlich die Frauen und Kinder von den Männern. „Sie befahlen uns, Handys, Schmuck und Geld abzugeben“, erinnert sich Al Silo. Dann pferchen die Daesch-Anhänger die jüngeren Frauen in einen Wagen und fahren davon. Das letzte, was Al Silo in dieser Nacht hört, sind die Salven der Gewehre. Die Männer ihrer Familie hatten sich geweigert, zum Islam zu konvertieren. Al Silo weiß in diesem Moment: Ihr Vater und ihr Onkel sind tot. 

Was folgt, ist ein Martyrium: Al Silo wird von ihrer Mutter und den Brüdern getrennt. In der brennenden Hitze werden die jüngeren Frauen von einem Dorf zum nächsten transportiert. Immer mehr Gefangene zwängen sich in den Wagen, bis sie schließlich nach al-Ba’aj gelangen. Etwa 500 Menschen sind hier in einer Schule eingesperrt. Darunter Al Silo. Ohne Essen und Trinken warten die Gefangenen stundenlang darauf, dass ein Kämpfer jede der Frauen einzeln aufruft. Wer sich wehrt, wird mit Stöcken geschlagen. Al Silo wehrt sich nicht. Sie wird in einen Bus nach Mossul gesteckt.

"Wir versuchten, unsere Gesichte hinter Schals zu verstecken"

Beim Gespräch mit dem WESER-KURIER trägt Al Silo dunkle Schlaghosen und bunte Sportschuhe mit aufgemalten Blitzen. Die langen glatten Haare reichen ihr bis zur Taille. Sie ist modisch angezogen, wie viele Jugendliche in ihrem Alter. Doch wenn sie redet, wirkt sie viel erwachsener. Sie zögert nicht in ihrer Erzählung, spricht entschlossen in ihrer Muttersprache. Ein Mitarbeiter des Zentralrats der Yeziden in Deutschland sagt: „Sie will diese Geschichte erzählen.“ Das sei eine Art, das Vergangene aufzuarbeiten. 

In Mossul werden die Gefangenen in Veranstaltungshallen eingesperrt. Orte, an denen Menschen einst tanzten und ihre Hochzeiten feierten, ihre beste Kleidung und die schönste Frisur zur Schau stellten. Doch das war einmal. Nun werden die Frauen einzeln fotografiert. „Wir versuchten, unsere Gesichter hinter Schals zu verstecken“, sagt Al Silo. Ein Iraker, der sich Scheik Abu Mohammed nennen lässt, zwingt sie, die Tücher abzunehmen.



Möchte ihr Gesicht lieber nicht zeigen: Sameera Al Silo (Charlotte Behr)

Etwa 6000 Menschen sind es, die in Al Silos Lager zusammengepfercht sind. Es ist eng, kaum Platz zum Hinlegen, täglich gibt es nur eine Ration zu essen. Mehrfach werden die Frauen vergewaltigt. Von Emiren, Befehlshabern des Daesch. Sie wollen die Frauen brechen, sie zwingen zu konvertieren. Auch, indem sie die Mütter von ihren Kindern trennen. Al Silo erinnert sich an die Schreie, die Schläge. Doch für Jesiden ist der Glaube von zentraler Bedeutung. Wer diesen ablehnt, wird aus der Gemeinschaft verstoßen. Für Al Silo und Dutzende weitere Frauen geht es kurze Zeit später weiter nach Rakka in Nordsyrien. Elf Stunden sitzen sie in einem Bus.

Rakka, einst eine florierende Stadt mit etwa 200 000 Einwohnern am Ufer des Euphrats, geriet 2013 unter die Kontrolle des Daesch. Die Milizen wandelten Parks und Freizeitorte in Exekutionsplätze um. Als die syrischen Rebellen 2017 die Stadt zurückeroberten, waren von manchen Vierteln nur Ruinen übrig.

"Stundenlang haben sie uns nicht in Ruhe gelassen"

Ein Mann mit schwarzem Gewand und verhülltem Gesicht fragt Al Silo nach ihrem Namen, Alter, Arabischkenntnissen. Obwohl sie Arabisch in der Schule gelernt hat, verneint sie. Die junge Frau wird in ein weiteres Haus verschleppt. In dem Haus, sagt Al Silo, habe der oberste Daesch-Führer Abu Bakr Al-Baghdadi mit seinen drei Frauen gewohnt. Sie meint, ihn später in den Medien erkannt zu haben. Er zwingt sie und die anderen neun Mädchen, die mit ihr dort waren, sich islamisch zu kleiden und zu beten. „Stundenlang haben sie uns nicht in Ruhe gelassen.“ Früh am Morgen nehmen Kampfflugzeuge Rakka und das Haus unter Beschuss. Al Silo und die anderen Frauen werden schnell in ein anderes Gebäude gebracht. Der mutmaßliche Daesch-Anführer will nichts mehr von ihnen wissen. „Er dachte, wir hätten Unglück gebracht.“

Als Al Silo all das erzählt, sitzt sie im jesidischen Forum in Oldenburg. Auf einer der Wände ist Lalisch, der heilige Ort der Jesiden, in sanften Farben gemalt. Kegelförmige Kuppeln eines Tempels inmitten einer hügeligen Landschaft sind dort zu sehen, während sich die junge Frau an ihre schrecklichen Erlebnisse erinnert.

Tausende Frauen sind von den Terroristen des Daesch vergewaltigt und traumatisiert worden. Einige ...

In Rakka wird Al Silo nun zum „Geschenk“. Der Beschenkte ist ein Syrer, der mit seinen zwei Frauen, seiner Mutter und den Kindern in der Stadt lebt. „Du bist mein Eigentum“, sagt er zu Al Silo. Als sie sich weigert, dem Mann ins Bett zu folgen, zerrt  er sie an den Haaren, bringt sie zum Auto und fährt zu einer Kaserne des Daesch. „Er drohte, mich den etwa 100 Soldaten zu überlassen, sollte ich mich weiterhin weigern“, erinnert sich die junge Frau.

Al Silo versucht, Hilfe zu bekommen. Von der Mutter, von den Töchtern ihres Peinigers. Doch die bezeichnen sie als „Ungläubige“, als „Abschaum“. Sie sei stolz auf ihren Sohn, sagt die Mutter. Der Syrer schlägt Al Silo. So fest, dass sie gegen eine Treppe fällt und das Bewusstsein verliert. Stunden später wacht sie auf, Blut überströmt, das Gesicht geschwollen.

Anderthalb Monate bleibt Al Silo in dem Haus. Eines Tages legt der Mann der jungen Frau Handschellen an, fährt mit ihr weg und vergeht sich an ihr. Al Silo ist nun eine Sexsklavin. Auf dem Rückweg kommen sie an einem Garten in Rakka vorbei, in dem abgetrennte Köpfe auf Zaunpflöcken aufgespießt sind. „Das war eine Drohung, aber ich hatte keine Angst“, sagt Al Silo. Tatsächlich existieren Videoaufnahmen, die zeigen, dass der Daesch in Rakka abgetrennte Köpfe von exekutierten Menschen auf Zaunpflöcken in der Stadt zur Schau stellte – als Warnung für die Gegner des Kalifats. 

"Dann hatte ich wieder Hoffnung"

Kurz darauf wird Al Silo an einen australischen Kämpfer mit Ehefrau und fünf Kindern verkauft. Er hat weitere Sklavinnen, darunter eine Freundin Al Silos. Eines Tages finden die beiden Frauen ein altes Smartphone. Der Australier erlaubt, dass sie damit Filme streamen. Doch stattdessen gelingt es den Frauen, über einen Chatdienst einen Cousin zu kontaktieren. Nach etwa drei Monaten Gefangenschaft hört Al Silo zum ersten Mal die Stimme ihrer Mutter, die sich zwischenzeitlich befreien konnte. „Sie sagte, ich sollte zuversichtlich sein. Dann hatte ich wieder Hoffnung“, sagt Al Silo.

Ihre Verwandten versuchen, eine Rettungsaktion über jesidische Unterhändler zu organisieren. Die ersten Versuche schlagen fehl. Doch als die Kämpfer des Daesch an der Front sind, unternehmen die jungen Jesidinnen einen weiteren Fluchtversuch. Sie ziehen sich Schleier vor das Gesicht und verlassen das Haus unbemerkt. 

Mithilfe von Mittelsmännern schaffen es die Frauen bis zur türkischen Grenze. Zu Fuß wollen sie die Grenze überqueren, beim zweiten Mal klappt es. Von dort geht es weiter in den Irak. „An der Grenze wartete mein älterer Bruder auf mich“, erinnert sich Al Silo. Das Gefühl, das ich dort empfunden habe, war unbeschreiblich.“ Es ist das erste Mal, dass Al Silos Augen während des fast dreistündigen Gesprächs anfangen zu leuchten. Auch, als sie von dem erzählt, was danach passierte: In einem Flüchtlingscamp in Dohuk trifft sie auf ihre Mutter und die jüngeren Brüder. Nach Monaten im Camp werden sie für das deutsche Sonderprogramm ausgewählt und im September 2015 nach Niedersachsen ausgeflogen. Dort leben sie bis heute.


https://www.weser-kurier.de/deutschland-welt/deutschland-welt-politik_artikel,-der-gedanke-an-meine-familie-hat-mich-am-leben-gehalten-_arid,1707634.html

venerdì 4 maggio 2018

La sindrome del male


 

  Mettetevi il cuore in Pace il prossimo governo sarà quello voluto dal Presidente Mattarella su diktat di Bruxelles. 

I rappresentati dei partiti non vanno d’accordo e sono tutti contro tutti e pertanto, fregandosi le mani; deciderà Mattarella.  

Deciderà Mattarella e lo farà conforme al volere di Bruxelles, Padoan vi tartasserà ancora di più aumentando l’Iva  e per il bene del Paese,  vi esorterà  a crepare ancora più presto.  

Il fattore tangenziale Di Maio, venditore di aranciate, panini e birra, rampollo politico di una sedicente società a responsabilità limitata, con la sua megalomania da sciuscià napoletano;  ha gettato l’Italia nelle braccia dei soliti saccheggiatori del Paese, rendendo de facto nulli i risultati delle ultime elezioni . 

Ridono i parlamentari e senatori che vedono assicurati i loro privilegi e vitalizi. 

Ridono e sogghignano gli strapagati capoccia sindacalisti. 

Ridono i manzoniani e leccaculo vari che insozzano il bel Paese. 

Ride la Fornero che si fregherà le mani sicura che la sua Legge nega pensioni, rimarrà tale. 

I quaquaraquà della 7 avranno di che sgolarsi a imbastire rocambolesche tesi politiche da taroccari del Menga di turno.  

Ridono tutti, solo i Pendolari e le Comari D’Italia frustrati dalla nomenklatura, tenuti quasi in ostaggio degli afro -arabi e delinquenza balcanica varia, non hanno niente da ridere. 

Voi invece continuerete a salire sugli specchi per cercare sbarcare con dignità il lunario, i meno fortunati di voi, creperanno uccisi da mala-medicina nelle corsie degli ospedali o si ammazzerà dalla disperazione, altri vegeteranno rassegnati a rovistare nei rifiuti dei mercati rionali in cerca di cibo. 

Dal prossimo Lunedì non succederà che questo, in altre parole: In Italia niente di nuovo … e le stelle stanno a guardare.







martedì 1 maggio 2018

Il Teatro delle Marionette


 
Cosa farà Mattarella?





Penso che Mattarella non farà un bel niente o meglio detto, non farà nulla che possa in qualche modo nuocere all’attuale nomenklatura legislativa né tanto meno a quella esecutiva degli zii, dei nipoti e dei manzoniani. 

L’evento Beppe Grillo ha dimostrato quanto sia grande il baratro politico e sociale tra gli Italiani. 

A prescindere dalle grandiose e strabilianti promesse fatte da uno scisuscià e vu gunbrà di aranciate, panini,  birra e gelati napoletano e dai bei discorsi di giovanotti in perfetto stile Latin –lover impomatati e squattrinati, che cosa ne è rimasto del programma politico dei penta anche in rispetto alla politica estera e comunitaria? 

Nix, non è rimasto un bel nulla se non la solita aria fritta di chi sa solo sbraitare nelle piazze e nei teatri della Repubblica. 

Mattarella, e che questo sia ben chiaro, non darà mai  l’incarico a Salvini di formare un nuovo governo magari anche in minoranza  parlamentare. 

Anche se questo; alla luce dei risultati elettorali che vede la coalizione di Centrodestra in testa con la maggioranza delle preferenze; sarebbe stato suo dovere dare, come dicevo, Mattarella non incaricherà Salvini di  formare un nuovo governo magari, anzi sicuramente in minoranza parlamentare. 

La cosa peggiore che possa capitare alla nomenklatura di sinistra e penta-stellata  è un Salvini che al Parlamento cerchi voti per poter vare le leggi di cui l’Italia ha estremamente bisogno: 

Riforma delle pensioni.

Riforma del Lavoro e dell’apprendistato

Revisione della politica europea nei confronti dell’Italia.

Taglio dei vitalizzi e delle faraoniche spesee  costi dell’apparato statale.

Annullamento dei trattati di Schengen e stop agli sbarchi di cosiddetti profughi afro –arabi e delinquenza magrebina varia. 

Questo, tanto per indicare qualche cosa di quello che i passati governi non hanno fatto e che manco si sono sognati di fare se non a parole. 

Di Maio poverino lui da buon esaltato ha capito troppo tardi che la casta dei mascalzoni in Italia è ancora troppo forte e remando disperatamente indietro, rimangiandosi tutti i suoi buoni propositi per un’Italia migliore, ha cercato disperatamente; sempre parlando in prima persona;  di ricevere un mandato che manco gli spettava per formare un nuovo governo e alla fine poi, come Napoleone, incoronarsi indiscusso Premier che come sudditi, prevedeva o la Lega o il PD. 

Voglio ancora sperare che Mattarella da persona colta ed esperta abbia usato la tattica dei sondaggi per far  cadere nel vuoto Di Maio e la sua banda Daffori. 

Penso veramente però che Mattarella non incaricherà Salvini di formare un governo in minoranza cosa che alla luce dei fatti dopo che i penta si sono bruciati da soli, considerò l’unica via possibile; credo invece che per ora intenda  tenersi Gentiloni fino a nuove elezioni. 

Che cosa succederà dopo un annuncio presidenziale che conferma l’attuale governo Gentiloni con nuovi Presidenti della Camera e del Senato, fino a nuove elezioni che secondo alcuni dovrebbero esserci a  Giugno, mentre altri  indicano  Ottobre come più fattibile; non saprei proprio dirlo.
 
Ma allora la Boldrini potrebbe ritornare alla presidenza della Camera e Grasso al Senato, o mi sbaglio?
 
Wahnsinn, pazzesco, roba da matt, roba da matt.

sabato 28 aprile 2018

I parolieri del Menga


 

Dicono che penso e parlo alla tedesca, forse è vero, infatti; se il buonsenso è tedesco, allora io sono Tedesco.

 L’attuale ed ennesima farsa politica italiana messa questa volta in scena da un movimento politico con la sua società a responsabilità limitata, creato da un comico genovese pluricondannato anche per omicidio colposo e proprio quello che ci mancava nel vergognoso teatro della politica italiana.

Mattarella poi, quale burattinaio di turno, serafico, con far  da mezzo morto che parla, manco fosse uno zombi, barcamena e tiene quasi in ostaggio  l’elettorato secondo il  volere di uno sciuscià napoletano ex vu gumbrà di aranciate, panini, birra  e gelati nello stadio di calcio partenopeo ed ora Presidente del Parlamento.

 Il terzo della combriccola risponde al nome di Roberto Fico che a sua detta ha il DNA differente da Salvini  Leader della Lega  e di conseguenza da quello di milioni di Italiani nordisti.

 Di quest’ultino personaggio  su Wiki si legge:

 Nato a Napoli nel 1974, si laurea in Scienze della comunicazione all'Università degli Studi di Trieste con indirizzo alle comunicazioni di massa, discutendo la tesi Identità sociale e linguistica della musica neomelodica napoletana[2]. Ha studiato per un anno presso l'Università di Helsinki, grazie ad una borsa di studio Erasmus.

Prima della sua ascesa politica ha lavorato prevalentemente nel settore della comunicazione, uffici stampa compresi, ma anche come manager in un hotel, dirigente per un tour operator internazionale, importatore di tessuti (dal Marocco) e come impiegato (per circa un anno) in un call-center.[3][4][5][6]

Il nuovo Presidente della Camera importando indumenti in Italia addirittura  dal Marocco sfruttando la semi schiavitù della mano d’opera marocchina ha fatto pure il magliaro, roba da matt, roba da matt.

 Siete sicuri che Roberto Fico abbia una formazione universitaria?
Lo chiedo perché sentendolo parlare da Presidente della Camera mi sono accorto che la sua terminologia e modo di esprimersi, son al livello di Quinta Elementare.


 Questi tre Signori  ora stanno decidendo o cercano di decidere il futuro dell’Italia.

 Pertanto l’attuale politica italiana alla disperata ricerca di un governo capitanata dal megalomane Di Maio è nelle mani di questi Signori:

 Mattarella Sergio: Un Presidente della Repubblica incostituzionale, eletto da un parlamento da lui stesso dichiarato incostituzionale.

 Fico Roberto: Un Presidente della Camera M5S di poco chiare tendenze comuniste, che si esprime come uno scolaretto delle scuole elementari.

A questo punto bisognerebbe trovare un Coach per il Signor Fico che gli insegni a parlare ad esprimersi in modo chiaro e a formulare frasi intelligenti

 Di Maio Luigi: Un vu gumbra megalomane, ex Vice Presidente della Camera, ex gelataio, ex venditore ambulante nello stadio di calcio San Paolo di Napoli, loquace, raffinato nei modi, ben articolato nel parlare ed ora indiscusso pretendente alla poltrona di capo del Governo con il Movimento 5 Stelle.

 Nel retroscena veglia il pluri -condannato  comico genovese Beppe Grillo e la sua Società srl.

 In Italia non sta succedendo che questo.

 Un governo di Centrodestra in minoranza che

al difuori degli interessi partitocratici, cercasse i voti per le sue riforme in Parlamento è l’ultima cosa che i grillini intendono sostenere.

I grillini si opporranno ad un simile governo di minoranza Centrodestra con tutte le loro forze;  infatti in pochi giorni pur di prendersi in mano il governo, Di Maio e i grillini si sono rimangiati  e ripudiato tutto quello che Grillo ha predicato per Anni e che fino a l’altro ieri lo stesso  megalomane Di Maggio a sbandierato e difeso a spada tratta. 

Vedi anche questo Link: http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Legge_del_Menga