domenica 25 marzo 2018

Fico secco?


 Le priorità del nuovo Presidente della Camera, come se fosse lui il capo del Governo e non un semplice “Bidello” che deve solo controllare il buon andazzo dell’ordine del giorno parlamentare stabilito dal Governo e dall’opposizione, sono presto dette:


1) Nix ghigliottine all’iter parlamentare.

2) Lotta al latente Fascismo o neo fascismo che sia.

3) Taglio delle spese dello Stato.


Colui che si definisce geneticamente differente dal Salvini e sicuramente dal resto dei leghisti e polentoni vari, forse non ha tutti i torti.

Infatti, una differenza,  genetica nel senso di etnia, lascia intravvedere che Fico sia un discendete degli afro -arabi, infatti anche  in lui s'intravvede una certa fisionomia arabo-palestinese o saracena

Comunque una differenza tra il Nord e il Sud D’Italia c’è ed è inconfutabile: 

Al Nord fa più freddo che al Sud. 

Altre secondarie differenze sono:  

1)  Al Sud son più casinisti che al Nord

2)  Al Sud possono essere più espansivi, ma anche più crudeli che al Nord.

3)  Al Sud sanno imboscarsi meglio che al Nord.

4)  Al Sud san piangere il morto, meglio che al Nord.

5)  Al Sud hanno meno scrupoli che al Nord.

 Lasciamo ora correre i vari cliché tra Nord e Sud e guardiamo allo sciuscià boldriniano di turno che intende, tagliare le spese dello Stato. 

Basta un colpo d’occhio alla faccia dei due inservienti parlamentari dalle braccia lamettate che lo fiancheggiano, per capire come la pensano coloro che in modo non indifferente incidono sul bilancio dello Stato. 

Quei due impalati li che fiancheggiano l’intraprendete sciuscià parlamentare sembrano proprio non gradire certe proposte da parte del penta stellato scugnizzo e già s'intravvedono lampi di guerre stellari senza quartiere verso chiunque intenda privarli dei loro privilegi,  dei loro stipendi da capogiro e forse addirittura della sontuosa livrea lamettata.

È da stolti pensare di mandare a casa dei Signori imboscati (magari di discendenza afro -araba) che per 10.000mila Euro al Mese controllano il buon funzionamento degli orologi parlamentari senza che gli illustri orologiai si vendichino. 

Io poi, manco mi sognerei di farmi radere da un barbiere parlamentare che  intasca 12.500 Euro Mensili, ben sapendo che quello sa che lo intendo mandare a casa  perché costa troppo, nix, io non lo farei proprio. 

Und chissà quali e quante porcherie scriverebbe lo stenografo parlamentare che va a casa con 280mila Euro annui, quando protocolla ciò che dicono i politici, non appena sente la sua sedia vacillare.

Und al Bar o al Ristorante parlamentare poi non c’andrei mai più,  i camerieri che considero strapagati potrebbero mettermi l’arsenico nel caffè o nella pasta la sugo. 

Io mi portieri i panini con la mortadella da casa e il caffellatte nel thermos e il caffè to -go lo prenderei in un Bar strada facendo alla fermata della corriera o Bus che mi porta al Parlamento.

Lungi da me da voler imitare Cassandra,  io ho l’impressione che chiunque intenda spedire a casa la gran parte  di quella banda d’imboscati che padroneggia nei cessi dell’italico potere, debba stare molto attento alla propria salute, nessun imboscato intende perdere i suoi leccati privilegi. 

A ragion del vero però a parte le sue battute da fanatico opportunista siniostroide , ridurre le spese dello Stato eliminare i vitalizi, ridurre i Senatori e finirla con quelli a vita and last not least, ridurre i Parlamentari, non sarebbe proprio un cattivo inizio. 

Il Fascismo in Italia non esiste se non nella mente di chi intenda mantenere l’attuale status quo giocando di sponda su temi di comodo.

Fico vuole riunirsi ai suoi lontani parenti e proprio per questo, va a bracetto con la Kyenge, quella del Ius solis.

Fico non è la persona adatta a coprire la terza carica dello Stato.

L'uomo Fico non ha storia, se non reazionaria e anti -italiana e farà politica di rappresentanza, di un Italia anarchica di giovinastri senza orizzonti, calpestando di proposito con vile demagogia ogni sacro valore e senso di Patria Italiana.
Salutonen.















giovedì 22 marzo 2018

Privacy my Ass


 




Tanto trambusto per nulla. 
Vediamo un poco che cosa di così pericoloso, è successo: Un’agenzia di analisi mediatiche, di previsioni e di configurazione dell’opinione pubblica, la Cambridge Analytica, con le informazioni ricavate dai Social Network, ha sviluppato il profilo dell’Italico Signor Rossi, o dell’anglosassone Mister Brown oppure se preferiamo del tedesco Herr Max  Mustermannn.Infatti, non è successo che questo.
 

Analizzando le informazioni e i dati che ognuno di noi lascia sui propri gusti, sui suoi pensieri sociali e politici, in diversi casi anche sulle sue tendenze sessuali, la sua professione, i suoi titoli di studio e stato familiare, la Cambridge Analyticaha cartografato e generato un profilo delle persone che navigano nei Social, come campione per il resto dell’umanità.
 
Il problema dov’è?
 
Chiunque frequenti un Bar o una birreria con il tempo comincia a conoscere gli altri avventori, a prendere consapevolezza di loro, a conoscerli a discutere con loro, a stringere amicizie che possono anche durare una vita, o mi sbaglio?

Ciò significa che ognuno di noi dopo aver analizzato i discorsi, i gusti e le preferenze degli altri clienti; si comporta in modo adeguato e cerca anche di influenzare il loro modo di vivere e di pensare.
 
È così che si formano le associazioni, i club, i partiti politici e gruppi d’interessi vari.
 
Grazie all’evento di Internet,  Social Netwerk come Facebook o Twitter, non hanno fatto altro che trasformare il Pianeta in un immane Bazar o Bar o birreria, dove la gente discute, scambia opinioni e si scorna a vicenda e questo in modo istantaneo da una parte all’altra del Globo.
 
Quanti di noi, negli Anni passati, sono stati fermati per strada da gentili studenti che ci chiedevano un minuto del nostro tempo per rispondere ad alcune domande sui più svariati temi?
 
Quanti di noi si sono fermati e hanno acconsentito a rispondere a  manifestare la loro opinione su un preciso tema?
 
Il tutto se non mi sbaglio si chiama ricerca di mercato e sempre che non vada errato, l’industria paga fior di quattrini per un’analisi simile.
 
Le cose stanno proprio così; non mi sbaglio non vi pare?

A prescindere dal fatto che sia Internet, sia i Social Network sono parte integrale della nostra vita quotidiana senza i quali, ora che si sono consolidati nel sistema industriale, politico e mediatico  e finanziario, le infrastrutture imploderebbero come castello di carta.
 
La situazione emersa dal caso della  Cambridge Analytica a mio avviso è un altra.
 

In un dispiego di sdegno e malcelata rabbia qualcuno se l’è presa perché qualcun altro ha svelato al Mondo tutto quello che già dalle prime ricerche di mercato si sapeva: È possibile tastare il polso della massa umana, dedurne i gusti e abitudini e pensieri e prevedere le sue future preferenze.
 
Cazzo, che scoperta mi sembra proprio di poterla paragonare all’uovo di Colombo
 
Pensandoci bene, allora  anche gli studi di politologia sono la cagata del secolo, Macchiavelli e neve dell’altro giorno e gli scribacchini di Partito con i loro giornali, non interessano più.
 
Lo Spin giornalistico, le  Fake –news di congrega politica non fanno più testo, oggi giorno quello che conta sono le analisi di mercato, i profili dei vari gruppi e ceti sociali e chi a soldi per acquisirli è il vero vincitore.
 
Che cosa ha fatto poi di così male la Cambridge Analytica?
 
Niente, ai miei occhi assolutamente niente, la Cambridge Analytica, ha solo occupatolo il posto dello Spin giornalistico e delle Fake news politiche, sostituendole con le analisi e profili delle persone che i politici fino a ieri hanno preso per i fondelli.
Il bello è che la Cambridge Analytica, non è venuta a sbirciare nei nostri salotti o stanze da letto o a orecchiare i nostri discorsi al Bar o nelle birrerie, aber Nein, niente di tutto questo, la CA si è solo servita delle nostre opinioni e dei dati che noi stessi volontariamente abbiamo pubblicato sui Social, secondo me, non è successo che questo.

 

Una volta c’erano elaboriate ricerche di mercato, si facevano analisi tramite ricerche telefoniche o domande e interviste fatte ai passanti per strada, oggigiorno basta saper leggere i vari profili sui Social, tutto li.
 
Avete mai provato a leggervi i regolamenti dei Cookies?

Provate und poi ditemi se ho torto.
I politici europei son saliti sulle barricate, qualcuno poi vuole addirittura metterci il  bavaglio e proibire i Social o per lo meno controllarli.

 
Illusi!
 
A parte la vostra vile demagogia, voi politici sapete benissimo che questo non è possibile, voi, che per i vostri interessi, a piene mani,  vi servite dei Social ora li  volete controllare come lo fate con i vostri ciarlatani mediatici e scribacchi e quaquaraquà vari,  ma dai.

 Scordatevelo, cambiate modo di far politica, smettetela di prenderci per i fondelli o noi vi manderemo a casa e dove possibile, pure in galera. 

 Salutonen. 
 


martedì 6 febbraio 2018

VAE VICTIS ACCIDERENT






Un Requiem per Momopoli -Bari 

Molti  di voi si chiederanno del perché lascio gli sproloqui, le offese gli anatemi nonché  le minacce di lesioni che Sandro Turri ha emesso mei miei riguardi sulla mia bacheca. 

La ragione e semplice ed è presto spiegata: Dietro sollecitazione di qualche cittadino o associazione o Ditta di Monopoli –Bari o forse del Signori Turri stesso ; Facebook ha considerato le mie risposte alle ingiurie , offese e minacce, come offensive e mi ha banato dal pubblicare e commentare  per tre giorni. 

Rileggendomi gli sproloqui del Signor Sandro Turri nei miei confronti, sembra proprio che per i “guardiani della morale “ che vegliano sull’integrità del portale siano normali e conformi alle direttive del buon convivere civile impostici dalla direzione di Facebook. 

Speravo che “amici”  del Movimento Cinque Stelle  di Monopoli, come tutti quelli che negli ultimi dieci Anni, puntualmente all’inizio di ogni Anno, esasperati dal tanfo che emana l’essiccatore della Sansa dell’Ital Green Energy in Via Baione mi hanno chiesto consigli via posta elettronica o SMS oppure Facebook su come procedere contro l’inquinamento atmosferico che attanaglia Monopoli, intervenissero e lo intimassero di non offendere e minacciare l’unica persona  che  cerca di aiutarli informando e spiegando loro la ragione dell’inquinamento degli impianti della Ital Green Energy;  vale a dire il sottoscritto. 

Tutti i cosiddetti “amici” monopolitani hanno letto gli sproloqui del Sig. Sandro Turri attivista per la raccolta di firme di una petizione promossa dal Movimento Cinque Stelle Sezione di Monopoli per il monitoraggio dell’aria resa irrespirabile dal fetore della sansa e in parte responsabile d’inquinamento atmosferico; nessuno dei dotti cittadini monopolitani coinvolti in questa petizione e raccolta di firme; si è messo in mia difesa. 

Alcuni di loro però, in privato mi hanno chiesto consigli e informazioni di come preparare una petizione contro Ital Bi Oil.

0.12.2017 16:45

Ciao, stiamo organizzando una petizione contro Ital Bi Oli. Vogliamo inserire delle richieste specifiche. Cosa inseriresti tu nelle richieste da fare a Marseglia e al Comune (Regione, Parlamento). Ti prego del massimo riserbo. Stiamo preparando il tutto in segreto per poi uscire con una vera petizione e organizzare un forte movimento cittadino.

20.12.2017 18:03 

Franco Parpaiola: Grazie della richiesta, sarò schietto: Sono convinto che una petizione contro l’Ital Bi-oil non porti da nessuna parte.

1) La produzione di combustibili vegetali come tale non è né inquinante né dannosa alla salute.

2) Partendo da questo presupposto possiamo considerare il Biodiesel come una bomba a mano con la sicura inserita e pertanto innocua.

Una petizione simile non ha possibilità di successo, anche perché il Biodiesel e prodotto in tutto il Mondo.

In questa situazione l’impatto ambientale nei Paesi esportatori di Olio di Palma, specialmente in Indonesia e micidiale sia per la Fauna sia per la Flora.

 I petrolieri lo usano come adattivo per il loro Idrocarburi e per aumentare il coefficiente calorifico aggiunge una percentuale di metanolo o di etanolo.

Entrambe le due sostanze sono cancerogene come lo sono i fumi di olii vegetali se riscaldati oltre i 120°C, dove avviene un’ossidazione con effetti cancerogeni in aumento in tutti i Paesi industrializzati.

Ora immagina i 120 Megawatt della Ital Green Energy che bruciano qualche cosa come500/600 Tonnellate al giorno di combustibile e ricordatevi che quella porcata e unica al Mondo, possibile solo in un Paese, fazioso e corrotto come L’Italia.

In altre parole: Il vostro nemico non è il Biodiesel, bensì i 12 Motori Diesel a 10 Megawatt l’uno che bruciano quel tipo di combustibile.

La vostra petizione si deve rivolgere contro i Motori.

Prima però dovete prendere dei campioni d’aria usando il sistema che vi ho già raccomandato, fatelo in diversi punti della Città e fate analizzare i campioni possibilmente in Germania. Solamente quando avete dei dati sicuri in mano, potete non solo iniziare una petizione ma anche denunciare la Ital Green Energy e tutti responsabili per inquinamento ambientale e omicidio colposo plurimo. Tienimi informato.Ciao 

Forse me lo sarò perso: quale sistema?

20.12.2017 20:36 

Franco Parpaiola: Prendi una bottiglia di plastica di acqua demineralizzata. Pratica un forellino sul tappo senza svitarlo, capovolgila e fa un altro foro piccolo sul fondo. L’acqua esce, l’aria da analizzare entra ,sigilla i fori con del nastro adesivo poi magari con cera lacca : Eccoti le prove da analizzare.

21.12.2017 09:33

Verfasse eine Nachricht ... 

Un altro in privato mi ha spiegato con chi nella persona di Sandro Turri; ho veramente a che fare:

Sa 07:39

Lui non so neppure chi sia. Semplicemente è uno che su fb dichiara di votare 5 stelle ma poi elogia emilio romani. Leggo queste cose e penso che in fondo a Monopoli non sono pochi quelli che la pensano come lui purtroppo. Cmq la petizione va avanti nonostante Sandro Turi con oltre 1000 firme raccolte ttimo. Green Peace è associazione seria.

Vediamo. Non ho molta fiducia nei monopolitani ma la battaglia va fatto non per noi ma per i nostri figli e io ne ho una di 7 anni 

A Monopoli –Bari, stando alle informazioni dell’Associazione Malati Oncologici Puglia domiciliare e gratuita i casi di tumori alle vie respiratorie sono  in rapida ascesa ma nessuno; ne magistratura ne forze dell’ordine ne tanto meno la giunta comunale e il Sindaco di Monopoli,  sembrano  volersene  fare una ragione di causa.

In parole povere, tutti si nascondono dietro il ditino dei rapporti ambientali dell’ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) nel frattempo i cittadini a Monopoli si ammalano di tumori alle vie respiratorie e muoiono. 

Intanto siamo pure arrivati alle minacce nei miei confronti; bene, come sempre in casi analoghi; Io raccolgo la sfida. 

Inspiegabile però, è che nonostante sia ormai provato e comprovato che i gas di scarico del parco di dodici motori Diesel a dieci Megawatt caduno per un totale di 120.000 Chilowatt per un totale di ben 163.000 CV stazionari nella vallata di Monopoli  azionati  con combustibile agricolo  già in se ossidante e cancerogeno oltre i 115°C. ma ancor più letale  con l’aggiunta di metanolo ed etanolo che sicuramente è la causa principale delle malattie alle vie respiratorie tra  i quasi 50mila cittadini di Monopoli, dopo tutta l’odissea ambientale degli ultimi dieci Anni; la raccolta di firme indetta dal Movimento Cinque Stelle (non lo voterò alle elezioni, ma ho firmato la sua petizione) abbia raccolto solo un migliaio di firme. 

Comunque sia, sembra proprio che oltre alla Morte, anche la paura di avere responsabilità e coraggio civile, una buona dose di omertà veglia su Monopoli –Bari. 

Il mio ultimo atto in tutta questa misera storia, è stato quello di sollecitare sul caso Monopoli –Bari l’intervento di un giornalista tedesco di mia conoscenza presso il Greenpeace Magazin di Amburgo e quello di Greenpeace Internaational.  

Penso che sollecitare istituzioni italiane sia tempo perso, anche in questo caso è risaputo che la faziosità, la politicizzazione e la corruzione in Italia corrono rampante per le strade e contrade della Repubblica e che tutti s’inchinano al potere occulto della nomenclatura sia politica sia industriale italiana e  della criminalità organizzata.

La grande porcata si deve vedere nel fatto che mentre l’olio vegetale in gran parte estratto da semi di palma e di cozza oltre a trovare il suo impiego nell’industria alimentare e cosmetica ora è usato anche come additivo negli Idrocarburi, i gruppi elettrogeni dell’Ital Green Energy a Monopoli –Bari invece usa solamente olio vegetale con una letale aggiunta di metanolo o etanolo come combustibile dei motori Diesel   in ragione di circa 500 tonnellate al girono. 

Ho fatto quest’ultimo atto per i futuri cittadini di Monopoli, sperando che nascano in una città con un’atmosfera e un ambiente più sano.  

Fermo restando la parte giuridica privata che intendo promuovere qui a Bremen, possible prossimo abitante o "turista" nella cittadina di Leer nelle Frisia Orientale, contro il Signor Sandro Turri, il caso Ital Green Energy, Monopoli –Bari per me termina qui. 

Anche per la cittadinanza di Monopoli il caso Ital Green Energy tra poche settimane, non appena le colline di Sansa oleosa proveniente un po’ da tutto il Bacino mediterraneo ammucchiate accanto all’essiccatore saranno smantellate, finirà del dimenticatoio, alcuni si chiederanno che cosa bruceranno poi in quella fornace nel frattempo però e di questo potete pure andare sicuri e tranquilli, la gente a Monopoli –Bari continuerà a ammalarsi e  a morire.






giovedì 1 febbraio 2018

Di Maio a Londra



 

La maggior parte degli italiani sdegna la verità degli altri.
Le verità degli altri, le tante verità di tutti gli altri per molti italiani non contano, sono subito classificate come invidia, goffa e malaugurata critica, e catalogate come distorsione dei fatti.
 In parte ciò è vero.
 La vulnerabilità sociale italiana è palese a tutti e ci vogliono ben più che frasi fatte e squilli di tromba, per consolidarne le infrastrutture, per far questo ci vuole rispetto degli altri, considerazione delle necessità e dei diritti del prossimo, sincerità verso se stessi.
Bisogna insomma avere il coraggio di usare il proprio cervello di avere coraggio civile e opporsi se necessario anche con la forza ai continui soprusi e angherie di una casta sinistroide di mascalzoni, sia al Governo sia imboscata nelle infrastrutture del Paese.
Il bel paesano omucolo invece è sempre pronto a  saltare sul carro del più forte o di chi per quale ragione poi anche, reputa tale.  
Oramai la Società Italiana nel corso dei secoli è stata debitamente avvisata dalla Storia su cosa significa arrivare troppo tardi, non essere pronta alle richieste dell’evoluzione Sociale significa sprofondare nel caos, dove ognuno, con il cuore in gola corre come il cane fino al completo esaurimento delle sue forze, dietro alla sua stessa coda.
 La caratteristica che porta gli individui a considerarsi qualche cosa di speciale e di eletto e non, come una goccia d’acqua, sia pure con le sue ben definite caratteristiche che la distinguono da tutte le altre, ma anche parte indelebile della grande onda in un oceano di onde, ha del tragicomico e del narcisismo unico al mondo.
 Questa è una patologia, che scaturisce dalla prospettiva del rospo che voleva diventare un Bue, o del Bue che voleva diventare un elefante, o della spaccapietre che voleva diventare una Montagna.
 Alla base dell’idiozia umana troviamo la presuntuosità, vale a dire, l’assoluta certezza di aver ragione e di essere superiore agli altri. 
Mentre per gli antichi greci gli “idiotes” erano persone uniche, semplici ma speciali, per gli antichi romani infettati, già allora dal virus del Narcisismo gli “idiotes” erano gli schiavi scrivani.
 Fu proprio da quel senso d’irrazionale superiorità che prima li rese pigri e letargici e poi vulnerabili alle invasioni di altre civiltà, sicuramente meno colte, gentili e raffinate, magari forse rozze al paragone, ma dannatamente micidiali e distruttrici, che i romani,  proprio a causa della loro idiozia in versione latina, furono semplicemente inghiottiti dalla Storia e tutto quello che di loro è rimasto son quattro ruderi e i saggi e l’eco di splendori dei tempi antecedenti, la loro idiozia, gli idioti romani appunto erano i grulli, che vivono nel buio dell’ignoranza. 
Che differenza di interpretazione di un termine, non vi pare?
 Mentre per gli antichi greci “idiotes” significava essere qualche cosa di speciale e positivo, più tardi per l’antica romana, idiota, quasi a disdegno della Cultura altrui, era sinonimo d’ignoranza.
 Italico disprezzo per il sapere e la capacita altrui si evidenzia proprio in questa interpretazione del termine “idiotes” positivo per gli antichi greci, negativo nell’antica Roma.
 L’intransigenza del pensiero è qualche cosa di spaventoso, di allucinante e di un’arroganza tale da allontanare qualsiasi forma di dialogo e svolgimento costruttivo del pensiero in sé.
 La matrice dell’italico pensiero è presto detta, se non sei italiano non sai, non puoi sapere, e se sei, chi sei, o peggio ancora, chi ti credi di essere?
Il “chi sei” o la forma ancor più negativa e spregevole, “chi ti credi di essere” nasce dal culto del narcisismo, che portò alla scomparsa dell’impero romano e che porterà alla dissoluzione della cultura Italiana e alla sua immersione e comunione con quella islamica, questo, quando nei prossimi decenni il fattore demografico si renderà dolorosamente palese.
In quel momento ci sarà una fusione di culture mediterranee che difficilmente si svolgerà in maniera ordinata e pacifica.
 Dove, e questo sia ben chiaro, nessuna delle quali sarà quella di prima.
Nel tutto ora mettiamoci i vari raggruppamenti di clan criminali che “attanagliano” la Società Italiana, tanto per usare termini teatrali di eccelse e lungimiranti tesi che come funghi spuntano oggigiorno dal sottobosco in cerca di applausi e consensi.
Il narcisismo dell’italico pensare sfodera il meglio di se, e biasimando il resto del mondo e le sue molteplici verità, si rinchiude nel suo guscio pieno di presunzioni e di cliché verso Dio e verso i Popoli della Terra e con sdegno e sufficienza, aralda al Mondo il suo ponderato e arguto elucubrato e scaglia i suoi anatemi a destra e a manca.
 Miseriaccia nera, che assordante rumore di ferraglia mentale sale ai cieli o scende fin giù negli ultimi scantinati della Terra a rischiare le tetre e ottuse umane menti nei tuguri del mondo.
 Spesso, ascoltando le varie interviste televisive, de i vari “idiotes” come Eco o Ruscoli, oppure quelle che i piccoli opportunisti politici come i vari Leoluca Orlando o Buttiglione, concedevano alle varie Iene della tv tedesca, a degli aspidi velenosi come la Sandra Maischberger o quell’altra Belva l’Anne Will, mi domandavo di che cosa si dette eccelsi italiche menti stessero parlando. 
 Ci volle un poco prima che riuscissi a capire che in fin dei conti costoro, abilmente teleguidati dalle feline (magari ora un po’ sdentate e spelacchiate) della tv Tedesca come senza dubbio lo sono la Maischberger e la Will, non conversavano, non discutevano, non facevano il punto delle loro tesi filosofiche o opinioni politiche, bensì sotto le sapienti sferzate di quelle fantastiche Iene mediatiche, in modo maestrale e capace davano solamente sfoggio della loro primordiale e innata Urdummheit o idiozia versione antica Roma!
 Ed erano pure felici e contenti di farlo.
 

http://www.maristaurru.com/index.php/Scritti/Parpaiola-Lfg-n-49-La-quadratura-del-cerchio-all-Italiana.html

venerdì 12 gennaio 2018

Polenta sciocca riscaldata

 

Do Mr Schülz is not exactly my favorite SPD politician, he is right wenn he advocate that we need the USE (United States of Europe)

The only solution I do see for Europe is a Confederation in USA style, where every State is responsible for his own wealth.

Let me go a little bit further than this: Far from any rhetoric I blandly say that a new Alliance between CDU/CSU and SPD will go nowhere.

Such a Government will be nothing else but warmed up unsalted Polenta.


The postwar Germany Born with Konrad Adenauer and guided from Statesman like Willy Brand, Helmut Schmidt and Helmut Kohl, most End with Angela Merkel, or as I call her: Super Big Mama Angelina.

In the past Years we have noticed a strong nationalistic influence of the Bavarian CSU Party disturbing the Internal and external Affairs of the German Government.

We have noticed how just only 6,2% of CSU Voters nearly or actually Blackmailed Chancellor Merkel and fomented disguise not only in Berlin but also in the European Union.

It is my unconditioned Creed that neither Germany nor Europe cam continue to effort to have Bavarian nationalism in the German Government.

Therefore I do advocate for a clear Split of the Partnership CDU/CSU.

It is time that the German constituency stops hiding Behind the CDU/CSU and takes a neat and clear stand on his own Future, with new Elections.

This is the only way Germany and Europe have to find out if the Postwar Germany has grown out of a new kind of Nationalism and if the real Bundesrepublik Deutschland will be Born, has a real and sure Leader of the United States Of Europe.


Il “Gargamel” della politica tedesca e senz’altro il Presidente della Baviera Horst Seehofer (CSU) 

Esattamente come il malefico uomo nero dei Puffi sidetto Horst Seehofer coadiuvato da tutta una sfilza di nazionalisti bavaresi mischia e rimischia a piacere le carte in tavola della politica di Berlino e dell’UE. 

Lo stallo politico che si è venuto a creare dopo le recenti elezioni nazionali in Germania ci dimostra quanto sia pericoloso avere alleanze con minoranze politiche giusto per restare al potere. 

Il 6,2% dell’elettorato tedesco in gran parte bavarese, che vota CSU, vale a dire circa 3,5 milioni di persone aventi diritto al voto; ricatta Berlino e l’Unione Europea. 

Chi arriva troppo tardi è punito dalla Storia. Sentenziò il Presedente russo Gorbaciov.   
Chi, come Hort Seehofer e i suoi “Bravi” crede di potere ricattare la Germania e l’Unione Europea e imporre le proprie idee e dottrine nazionaliste praticamente anche al Mondo intero, sarà distrutto e finirà nel letamaio della Storia.

http://www.maristaurru.com/index.php/Scritti/Parpaiola-LfG-n-33-Culture-e-Leitkultur-allarmante-discorso-di-H.-Seehofer-dalla-Baviera.html

Nonno Luigi Miculan


 
All’inizio del Ventesimo secolo, in Friuli la gente era ancora mentalmente in uno stato di semi schiavitù, valeva la parola del padrone e di chi giornalmente girava in camicia bianca e cravatta.

Nei paesi, la prima persona per ordine d’importanza era il Parroco, poi c’era il Sindaco e infine il Maresciallo dei Carabinieri.

I padroni di piccoli negozi, d’imprese edili e gli artigiani, erano una casta a se che cercava accuratamente di non pestare i piedi a nessuno dei tre, badando bene a farsi gli affari propri.

Ciò che mi era sempre sembrata inguista, era la posizione sociale dei contadini.

Non importava quanti campi uno possedeva, quante mucche uno aveva nella stalla o quanti vigenti possedeva, a quel tempo un contadino, era sempre considerato quasi un essere inferiore e nella mente di molti, questo era sinonimo d’ignoranza e grossolanità.

Il lavoro nei campi era arduo e in prevalenza manuale.

Nelle grandi famiglie che, tra figli con le rispettive mogli e prole arrivavano facilmente a una ventina di persone e in certi casi sfioravano anche la trentina, regnava il patriarcato nei campi e il matriarcato in casa.

A quel tempo le grandi famiglie usavano nominare i loro figli secondo i numeri progressivi, conobbi un Primo, come anche un Sesto e un Ottavo, ma conoscevo anche diversi Decimo;

tutti grandi e infaticabili lavoratori e tutt’altro che servili o paurosi.

Anche mio nonno materno Luigi, era un contadino tutt’altro che pauroso o servile.

Nonno Luigi era un Uomo tutto un pezzo, dritto di schiena, rispettoso degli altri, ma non certo servile.

Lo chiamavano il grigio per il suo modo di vestirsi, sempre in grigio con giacca e pantaloni e gilè, immancabilmente grigi.

Subito dopo la prima guerra mondiale, il nonno come tanti altri, coltivava la terra dei discendenti del Doge Manin, di Venezia.

La Villa dei Conti Manin a Passariano nel Comune di Codroipo è il tipico esempio delle feudalità e del latifondismo veneziano in Friuli.

Nell’ambito di pochi chilometri quadrati nel Comune di Codroipo si contano tre contee, con tanto di residenza feudale per gli aristocratici e povere abitazioni per i contadini di allora.

L’unica fonte di riscaldamento invernale, oltre alla cucina con immancabile focolaio friulano a fuoco aperto sotto una grande cappa per il fumo, a quel tempo era la stalla delle mucche, dove le famiglie si riunivano dopo cena durante le lunghe notti invernali.

Durante le lunghe serate invernali, al caldo della stalla, gli uomini di casa allora intrecciavano nuove gerle o riparavano quelle che avevano e le donne lavoravano a maglia ruvidi e grezzi calzini o maglioni per i loro famigliari o rammendavano indumenti.

Le giovani donne di casa ricamavano pudiche la loro dote e più di un matrimonio, fu intrecciato proprio nelle stalle durante le lunghe e fredde notti invernali.

L’antagonismo paesano era una ragione di Vita, come lo era tra le varie famiglie di diverse contee, dove esistevano dei veri e propri clan, ben coltivati e amministrai dai Signori Conti che dalla rivalità dei propri contadini, traevano vantaggio e potevano controllare meglio le famiglie in concorrenza tra loro e ricavandone, il maggior profitto possibile.

Nonno Luigi fu il primo a ribellarsi al despotismo padronale dell’aristocrazia di allora.

I vecchi del paese raccontavano in quegli anni che un giorno nonno Luigi ebbe un vivace battibecco con il Conte, i due non trovarono un accordo su come e con che cosa seminare un determinato campo. Il Conte voleva seminare una cosa mentre nonno Luigi considerava una altra, la cosa migliore da fare.

A Passariano, i vecchi contadini raccontavano che a un determinato momento, il Conte, dall’alto del suo cavallo ebbe la malaugurata idea di dire a nonno Luigi che doveva assolutamente obbedire come facevano tutti gli altri contadini.

Ricordando al nonno che lei era solo un contadino e non un Conte, quel malaugurato aristocratico, risveglio nel nonno l’orgoglio dei friulani e così, senza mezzi termini, nonno Luigi mandò l’arrogante rampollo Manin all’inferno e pochi giorni dopo lasciò la contea con la sua mucca che tirava il suo piccolo carro agricolo con i suoi pochi attrezzi e pochi mobili che il nonno possedeva.

Su quel carro che in pratica segnò una prima ribellione al latifondismo e padroneggio veneziano in Friuli, c’erano pure un paio di polli e conigli, due pecore e un maiale.

Sul carro, assieme ai sacchi di patate e granturco e alla farina per fare il pane, c’erano i suoi bambini e dietro il carro, la nonna Anna che doveva badare che le pecore e capre legate dietro al carro non si slegassero e scappassero via nei campi.

Non mi è difficile immaginare quel semplice trasloco di allora, lungo la polverosa strada che porta da Passariano a Codroipo.

Il nonno Luigi davanti che segnava il passo a fianco della mucca; la nonna dietro il carro che badava alle pecore e alle capre e teneva d’occhio le sue figlie sul carro sedute tra quelle poche cose che possedevano.

In quell’anno nonno Luigi si prese come mezzadro sei campi da coltivare, le sue capacità erano conosciute e pertanto non gli fu per niente difficile trovare altra terra da coltivare.

Chissà che pensieri passavano per la testa ai nostri nonni in quei giorni, chissà se sognavano cose che non conoscevano, o se semplicemente speravano in un futuro con meno stenti e mortificazioni.

Senza lavoro e nell’ozio i nostri vecchi non potevano certo stare, sarebbero morti d’inedia, si sarebbero appassiti come piante nel deserto; sicuramente sognavano un futuro migliore, ma che tipo di avvenire sognavano i nostri nonni se non campi e prati in fiore, coltivati a dovere nella fertile terra friulana?

Che cosa può sognare chi non conosce che il lavoro nei campi e si sente pago guardando il frutto del suo lavoro germogliare dalla terra e lo accudisce mentre cresce e fiorisce e matura quasi dal nulla, esplodendo in una miriade di piante e frutta e colori e profumi?

A cosa può aspirare un Uomo che ammusa la terra dei suoi campi appena arati, che la respira, che s’inebria dell’odore che emana un campo arato e concimato di fresco,

Un Uomo che vive la terra che coltiva come se ne fosse parte integrale di se e che si porta a casa ben impresso nel cuore e nella mente, il verde del granturco, l’odore del fieno e dell’erba appena tagliata, a cosa pensa, che cosa sogna, se non alla Vita?

A cosa aspira un Uomo che stanco dal lavoro dei campi, si ritrova alla sera nella stalla a mungere la sua mucca e a pulire la stalla a darle da bere e a riempire la mangiatoia con nuovo fieno se non alla pace e alla serenità d'animo?

Che cosa pensa un Uomo che si alza al levar del sole, che munge la sua mucca e pulisce la stalla e ritorna nel campi a sgobbare fino al calar del sole se non a salutare il nuovo giorno e il sole nascente?

Sicuramente la vista delle piante dell’uva, colme di grappoli bianche e neri, lo riempie di orgoglio e lo fa sentire vivo e forte mentre I campi di granoturco ancora verde gli danno speranza, ma i campi di grano e i prati di erba sana e florida che testimoniano del suo lavoro, cosa lo inducono a pensare se non alla forza e magnificenza del Creato?

In momenti simili un Uomo teme sicuramente la grandine e scruta con circospetto e sicuramente con apprensione le nuvole nere durante i temporali estivi, in cerca di segni d’imminenti grandine.

Chissà se un Uomo simile pensa a Dio, in qui momenti.

Forse e riconoscente per il buon raccolto e forse, in tacito e tra le lagrime, dopo una grandinata che ha distrutto in pochi minuti tutto il suo lavoro di un’intera stagione; piuttosto che un pensiero di ringraziamento manda rabbioso, quattro madonne al cielo.

Chissà, se invece se ne sta solo li, mesto e disorientato e in piedi accanto a sua moglie, troppo stanca, delusa e avvilita e, assieme a lei, guarda esterrefatto nel vuoto, incapace di pensare?

Sicuramente nonno Luigi quel pomeriggio d’estate dove un temporale con una grandinata che non dimenticherò mai, distrusse quasi tutto il raccolto dell’uva del suo vicino e una piccola parte del suo, non se la sentiva di certo di ringraziare o di mandare pensieri di riconoscenza al Padreterno.

Quel pomeriggio dopo il temporale, stava lì, in piedi accanto a sua moglie in mezzo ai suoi campi guardandosi in giro e lo sentii mormorare un'unica frase: Questo non è giusto, mi sento umiliato e offeso.

»Questa sera reciterò un rosario,« mormoro sommessa nonna Anna.

»Tira giù quattro madonne che è meglio,« bofonchiò nonno Luigi piuttosto amareggiato vedendo che il suo vicino dall’altra parte del canale d’irrigazione, piangeva sommesso e scoraggiato, appoggiato a un gelso.

Quando lavoravano nei campi, li sentivo spesso parlare insieme.

I loro erano discorsi mesti, tranquilli, di poche parole.

Parlavano del loro passato, della loro età, della loro stanchezza e del lavoro che per loro diventava sempre più pesante e arduo.

La nonna non diceva mai tante cose, annuiva quando era d’accordo, ma sapeva anche puntare i piedi e far valere le sue ragioni.

Nonna Anna, come d’uso nelle vecchie Famiglie friulane rispettosamente dava del lei a suo marito, ma con altrettanto rispetto, quando qualche cosa non le andava a genio, dandogli sempre del lei, lo mandava a quel paese.

Quell’Autunno da qualche parte alla fine degli Anni quaranta quando ormai nonno Luigi aveva settant’anni suonati e nonna Anna lo seguiva a ruota, i due decisero di smettere di lavorare la terra.

La loro salute era ferrea, ma la forza era venuta meno, i loro figli e figlie avevano preso strade diverse che quella dei campi e del lavoro agricolo e da soli i due vecchietti non ce la facevano più. 

Nonno Luigi si spense all’improvviso una mattina d’Autunno qualche Anno dopo.

La zia che lo accudiva, mi disse che se ne andò così, stando seduto, subito dopo aver fatto la sua colazione mattutina che consisteva in tre bicchieri di grappa e una tazza di caffè.

Rimase lì, seduto sulla sedia, dritto di schiena come sempre, con il suo ultimo bicchierino di grappa appena svuoto in mano.

La zia mi disse che lo vide posare il bicchierino sul tavolo e lo senti bisbigliare un, »Mandi« sereno e pacato e poi i suoi occhi su questa Terra, si chiusero per sempre.

Il medico chiamato d’urgenza, disse che nonno Luigi si era fermato, come fa un motore, quando ha finito la benzina.

Pochi giorni prima, mi aveva chiesto di accompagnarlo nei campi. Assieme, camminando piano avevamo rifatto la strada che facevamo quando d’estate andavo ad aiutarlo.

Il mio aiuto allora consisteva ne tirare il corretto a due ruote, dove lui e la nonna caricavano la legna da bruciare nel focolaio della cucina e quel poco di erba che serviva per i loro conigli e gli zucchini e cetrioli che crescevano tra i solchi del granoturco.

La sua ultima mucca era stata venduta già da qualche tempo e il fienile e la stalla erano vuoti, avevano solo i polli e i conigli.

La nonna se ne era andata pochi mesi prima mentre era da una delle sue figlie lontano dal paese. Nessuno dei suoi figli glielo aveva mai detto, temevano per lui, sapevano che non avrebbe sopportato l’idea, o almeno le sue figlie e figli, credevano di saperlo. 

Quel pomeriggio, quando andammo nei campi, tutta la compagna attorno a noi era in fiore, ma un’ombra di nostalgia, passò sul suo volto quando arrivando a quelli che una volta erano i suoi campi dai quali aveva estratto il suo sostentamento e si accorse che erano stai trasformati in un unico grande prato.

I proprietari avevano sradicato anche le due file di gelsi che nonno Luigi aveva piantato nel 1943, quando la Guerra lasciò il Friuli e si era spostata minacciosa e implacabile verso Nord.

Pensoso nonno Luigi si sedette sull’orlo del canale d’irrigazione come faceva quando irrigava i campi e mi fece cenno di sedermi accanto a lui.

Passò una mano sull’erba quasi accarezzandola, poi si prese una zolla di terra e la annusò.

»Questo sarà un buon anno Franco, la terra respira,« mi disse guardando lontano.

Nonno Luigi stava lì seduto in quel particolare punto del canale da dove poteva controllare l’acqua per l’irrigazione e guardava i campi che ormai nessuno lavorava più.

Nonno Luigi in quei momenti che ancor oggi mi sembrano eterni stava guardando nel suo passato, di questo ne sono sicuro.

C`era qualche cosa di mistico stampato sul suo marcato volto che sembrava scolpito nel marmo e guardandolo io non osavo ne muovermi ne parlare.

Sentivo che non potevo che non dovevo parlare, pertanto me ne rimasi lì zitto e tranquillo e quasi timoroso di respirare.

Sentivo che in quel momento nonno Luigi stava dicendo addio alla sua terra che con tanta dedizione e passione aveva per tanti anni lavorato, così rimasi li, seduto accanto lui, non dissi niente neanche quando lui cerco la mia mano e la rinchiuse tra le sue.

Rimanemmo seduti sull’orlo del canale d’irrigazione ancora per un poco, finche tutto un tratto si scosse e lasciando la mia mano che per tutti qui momenti, aveva tenuto nella sua, appoggiandosi sulla mia spalla in silenzio si alzo.

Il Grigio come chiamavano nonno Luigi, s’incamminò lento e maestoso verso casa ed io lo segui camminandogli accanto senza parlare.

Strada facendo volle entrare in un’osteria, dove altri suoi coetanei sedevano e mi disse di bere un mezzo bicchiere di Tocai assieme a lui.

Bevvi il mio mezzo bicchiere di vino, lui mi guardo bere e poi mi accompagno alla porta.

»Non avere mai paura di nulla Franco, non importa dove tu vada o cosa farai, non avere mai paura, non ti succederà mai nulla.«

Quella furono le ultime parole che sentii dal nonno Luigi, la sua ultima immagine nella mia mente e quella dell’Uomo che chiamavano il Grigio e che era mio nonno, che fermo davanti alla porta dell’osteria con un bicchiere di Tocai i mano, mi salutava.

Nonno Luigi si spense pochi giorni dopo, subito dopo la colazione e dopo avere bevuto il suo ultimo grappino. 

Nonno Luigi deve avermi trasmesso la sua tenacia, la sua percezione del dovere, il suo senso di rispetto del prossimo, la sua sobrietà e la sua indistruttibile fermezza di carattere e indomabile voglia di libertà.

Soprattutto, chi chiamavano il Grigio, deve avermi trasmesso la sua insofferenza verso ogni sorta di soprusi e ingiustizie.

Nonno Luigi non sopportava i fanfaroni, i venditori di vento, gli ingannatori e ciarlatani vari; li considerava dei parassiti e con il tempo, la vermaglia parassitaria paesana, aveva imparato a stargli alla larga.

Nonno Luigi mi aveva sicuramente trasmesso la sua avversione verso le arroganze e le angherie e la cattiveria d’animo. La sua insofferenza verso chi crede di avere il monopolio sullo sfruttamento degli altri era quasi proverbiale e i falsi e ingannatori, badavano bene a non pestargli i piedi,

La mia intolleranza e antipatia contro chi crede di poter decidere e pontificare e sottomettere e soggiogare a suo piacimento ed esclusivamente per propri interessi il suo prossimo; non vengono che da lui e da nessun altro.